Anche i sindaci di Vetto e Ventasso a sostegno del biometano a Gavassa

Ci sono anche i sindaci (Pd) di Vetto, Fabio Ruffini, e Ventasso, Antonio Manari, a sostegno dell'impianto di biometano di cui si discute da tempo su media. Proposto da Iren a Gavassa, vede l'opposizione di  diversi cittadini e di comitati. E' di queste ore un un documento firmato da 32 primi cittadini della provincia di Reggio proprio sull'impianto di biometano, secondo il quale "i Comuni della provincia di Reggio Emilia hanno fatto una scelta chiara e lungimirante, in termini di trattamento dei rifiuti: hanno spento un inceneritore scegliendo di non costruirne uno nuovo, hanno chiuso progressivamente le discariche esistenti e hanno investito al tempo stesso per ridurre la quantità di rifiuti prodotti ed ottenere altissime performance di raccolta differenziata".

"Una scelta in controtendenza - prosegue il documento sottoscritto dai 32 primi cittadini -, quasi unica se si guarda al panorama nazionale, che  mette al centro l’interesse per la tutela della salute e dell’ambiente. Troppo spesso queste conquiste vengono date per scontate, ignorando gli sforzi che gli enti locali e le comunità hanno compiuto, in questi anni, per arrivare sino alla soglia record dell’80% di differenziata, attraverso modalità di raccolta spinta i cui veri protagonisti sono stati proprio i cittadini, virtuosi e capaci di cambiare, insieme agli amministratori, le nostre abitudini quotidiane".

"L’impianto 'Forsu-Biometano' proposto da Iren parte da qui: dalla necessità di rendere realmente sostenibile il ciclo completo dei rifiuti. Un atto di responsabilità che Reggio
Emilia e la sua Provincia devono affrontare in maniera concreta: non si può pensare, infatti, che ai propri rifiuti, seppur raccolti in maniera differenziata, debba pensare
'qualcun altro'. Non è né serio né sostenibile.  Non di meno, nella progettazione di questa tecnologia, non si è abbandonata la strada intrapresa in passato. Al contrario, è stata proprio l’attenzione verso l’ambiente, la salute delle persone e l’agricoltura a guidare la progettazione di un impianto che, dagli scarti organici e verdi, è in grado di produrre energia e compost di qualità, sulle orme delle migliori esperienze di economia circolare".
"Il Biometano prodotto andrà ad alimentare mezzi privati e del trasporto pubblico. L’utilizzo di questo tipo di energia - e non di quella prodotta da combustibili fossili –
eviterà l’immissione in atmosfera di circa 14.000 tonnellate di CO2, corrispondenti all’assorbimento di 2.500 ettari di bosco. Il compost prodotto sarà di altissima qualità. Su questo punto non possono esserci dubbi. Tutti i necessari pareri in questo senso sono stati scritti, messi nero su bianco, da parte delle autorità che vigilano in materia di salute e ambiente (Ausl e Arpae), mentre i tecnici della Regione hanno verificato la compatibilità della tecnologia adottata nell'impianto con la filiera del Parmigiano Reggiano". Va detto che ieri, Nicola Bertilnelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, intervistato dai media e a titolo personale ha giudicato errata questa scelta.
"Oltre all’utilizzo delle migliori soluzioni tecnologiche disponibili è stata pensata una vasta gamma di misure di mitigazione ambientale per il territorio che ospiterà la “ForsuBiometano”. Al contempo, questa operazione porterà ad una cancellazione di quasi 600.000 mq di aree potenzialmente urbanizzabili in territorio agricolo grazie alla scelta
compiuta dai tre Comuni coinvolti. L’Italia è un Paese nel quale troppo spesso si tende a dire di no a tutto, salvo poi svegliarsi una mattina e scoprirsi 'in emergenza'. Una emergenza che è spesso dovuta ad un pervicace quanto prolungato rifiuto a guardare in faccia la realtà e ad approcciare i problemi con spirito pragmatico e aperto: ascoltando le istanze che vengono dal territorio, consultando le migliori competenze scientifiche del settore ed infine scegliendo la soluzione più sostenibile ed avanzata. I Comuni della provincia di Reggio Emilia, questo percorso, lo hanno compiuto per intero, senza negare ad alcuno confronti, contributi e suggerimenti che, in larga parte, sono stati colti e fatti propri per migliorare ulteriormente il progetto. Dire no, oggi, a questa tecnologia significherebbe rinunciare ad un’esperienza di economia circolare fra le più avanzate, perdere l’occasione di realizzare un impianto che dà risposte, concrete e misurabili, all’emergenza climatica che abbiamo di fronte. Soprattutto, vorrebbe dire vanificare l’impegno di centinaia di migliaia di cittadini
coinvolti in un processo sempre più spinto di raccolta differenziata sull'intero territorio provinciale, tradendo quell’impegno preso ormai quindici anni or sono, quando si decise
di spegnere l’inceneritore e di non costruirne uno nuovo".
"Come amministratori - concludono , quell’impegno vogliamo invece rinnovarlo, in modo sostenibile ed innovativo, e dimostrare che questa provincia ha in sé la capacità di continuare a dare le migliori risposte ambientali al tema dello smaltimento dei rifiuti, con senso di responsabilità e capacità di risoluzione dei problemi. L’impegno dei sindaci reggiani continuerà nel monitorare le fasi successive con il massimo rigore, di concerto con Arpae, Ausl e tutti i soggetti deputati ai controlli ambientali e sanitari, al fine di garantire che le prestazioni effettive dell’impianto siano quelle attese e documentate a livello progettuale nell’iter autorizzativo. Allo stesso modo, i sindaci reggiani si attiveranno nelle sedi opportune – a part ire da Atersir - per far sì che la realizzazione di questo impianto dia un beneficio a tutti i cittadini in termini di risparmio sui costi di smaltimento rifiuti, attraverso gli strumenti consentiti dalle norme".

Firmato: i sindaci di Albinea, Baiso, Bibbiano, Boretto, Brescello, Cadelbosco di Sopra, Campagnola Emilia, Canossa, Castellarano, Castelnovo di Sotto, Cavriago, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Quattro Castella, Reggio Emilia, Reggiolo, Rio Saliceto, Rolo, Rubiera, San Martino in Rio, San Polo d’Enza, Sant'Ilario d’Enza, Scandiano, Vetto, Vezzano sul Crostolo e Ventasso.

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2 Commenti

  1. 32 sindaci si sono allineati alle direttive PD-IREN, 10 hanno detto no, (posizione che condivido), compreso Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti Perché il mega impianto FORSU può diventare una bomba biologica e un danno economico irreparabile? È un ALIEN che può infettare con batteri estranei le cagliate del Parmigiano Reggiano, alterando la prevalente flora lattea, i lactobacilli che vivono nel latte, i batteri buoni. Dai lontani studi di microbiologia, voto 30/30, all’università di Parma, ricordo che la flora intestinale tipica dei bovini è differente da quella che si riscontra nelle putrefazioni dei rifiuti eterogenei presenti negli impianti di trattamento degli organici.
    Per intenderci lo “stomaco” e “l’intestino” delle nostre mucche non contengono gli stessi batteri prodotti dagli impianti tecnologici. E se anche fosse corretto il dato dell’abbattimento dei batteri attivi, (fornito da IREN è subito smentito dal professor Cappa!), nulla viene detto delle spore, ovvero la trasformazione che il clostride subisce quando va in “letargo”. Letargo dal quale prontamente si risveglia appena le condizioni di vita diventano favorevoli, come all’interno di una forma di Parmigiano Reggiano!
    Il risultato: forme di Parmigiano Reggiano immangiabili, gonfie, marce … che fermentano durante la stagionatura, si spaccano e che devono essere buttate … tra i rifiuti … con danni economici enormi.
    L’ingegnere civile (edilizia), amministratore delegato IREN Ambiente, Roberto Paterlini, non ha ne’ la forma mentis ne’ le conoscenze adatte alla bisogna. Un ripensamento e un atto di sana umiltà, invece che l’atteggiamento arrogante sin qui tenuto, sarebbe utile e apprezzabile.

    Alessandro Davoli
    Consigliere comunale, capogruppo, Castelnovo Monti
    Consigliere Unione Montana dei comuni dell’Appennino reggiano

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  2. Per un tecnico non è facile comprendere come si possa dare il proprio sostegno all’impianto di biometano di Gavassa e non sostenere la ripresa dei lavori della Diga di Vetto che da enormi benefici a tutti, considerando anche che fu definita sul VIA, dieci volte più sicura delle dighe italiane; è risaputo al mondo intero che la vera regina delle sorgenti alternative è l’acqua che madre natura fa scendere “gratis” a valle, dando benefici a tutti e non solo a qualcuno, ma alcuni anni di politica mi hanno fatto capire che non sempre le cose logiche hanno la priorità, specie se determinate scelte possono essere condizionate da scelte politiche. Premetto che da parte mia non ho nulla contro gli impianti a biogas se realizzati a regola d’arte e gestiti e manutentati da contratti che non si limitano al monitoraggio dei parametri di funzionamento ma che includono la manutenzione sia delle apparecchiature che dell’involucro, anche se ciò comporta costi aggiuntivi. E’ una tipologia di impianti è ben conosciuta, in Italia l’80% di questi impianti sono nella nostra Pianura Padana, la più inquinata d’Europa, ma sembra che ciò non interessi molto, visto che non si sostiene la ripresa dei lavori della Diga di Vetto che eviterebbe l’emissione in atmosfera di 52.000 ton. all’anno di CO2 e milioni di euro di energia per pompare le acque del Po verso monte. L’ing. Massimiliano Sassi, esperto in sicurezza ed energie rinnovabili ha illustrato a fondo i pro e i contro degli impianti a biometano, basta documentarsi e decidere. Da parte mia ribadisco che se realizzati e manutentati bene, i pro sono superiori ai contro.

    Franzini Lino Presidente del Bacino Imbrifero Montano dell’Enza

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