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Daniela Bonetti: “selvaggia” per natura

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Da Milano all'Appennino. Attraverso un percorso di vita in cui si intrecciano mutamento, ricerca e arricchimento personale. Daniela  Bonetti arriva qualche anno fa a vivere nel comune di Ventasso e con un socio, cittadino come lei, mette in pista due attività. La prima, inconsueta e figlia della sua formazione: ospitare "artisti o musicisti che realizzano progetti sul territorio e per il territorio".
La seconda è la conduzione dell'azienda agricola vera e propria, dedicata essenzialmente alle piante spontanee.

Il caso l'ha portata in Appennino: "gira gira, sali sali" e la montagna le si è spalancata davanti.
Lasciamo a voi il piacere di ascoltare dalla sua voce un piccolo bilancio su ciò che ha lasciato nella metropoli e trovato qui. In un luogo, pare, molto propizio a coltivare senape e, soprattutto, "leggerezza e bellezza".

A piedi nudi cita infine Thoreau, il filosofo americano amato dagli studenti del film "L'attimo fuggente" - il pensatore che scelse di esaltare il lato "selvaggio" dell'umanità, contrapposto alla brutalità sottesa alla cosiddetta civiltà.

Ecco la sua intervista:

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1 commento

  1. Carissima Nila…il nostro Appennino con te ha ricevuto un bel regalo. Io ti conosco bene e seii veramente come ti descrivi ma in più sei una brava scrittrice, modesta e preparata, una donna leale e coraggiosa. Chi ti conosce può dirlo e questo è essere “tanta roba”. Ti auguro a te e a Giovanni il successo che meritate per poter restare tra noi montanari convinti che basta alzare lo sguardo per capire che qui è la nostra “casa”.

    Simona Sentieri artista

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