Filippi Ferro (Comune Casina): “L’Appennino è così bello anche per merito degli agricoltori”. Domani Scuola del paesaggio in biblioteca

Sarà la formazione del paesaggio agrario e il ruolo che hanno giocato il Parmigiano Reggiano e le sue ferree regole produttive l’argomento che sarà affrontato sabato 9 novembre nella Sala Civica – Biblioteca Sincero Bresciani di Casina (RE) nell’ambito della “Scuola del paesaggio del Parmigiano Reggiano di Montagna”; un’iniziativa culturale e formativa, coordinata dal Comune di Casina, che ha l’intento di far crescere una diffusa consapevolezza del paesaggio in cui si produce il Parmigiano Reggiano di Montagna. Un paesaggio agrario che è frutto di una filiera orientata alla qualità, in grado di coniugare con responsabilità la conservazione delle tradizioni produttive e la capacità di adattamento resiliente all’evoluzione del quadro economico.

L’evento si aprirà alle ore nove di sabato con l’intervento di Mauro Agnoletti, direttore laboratorio per il paesaggio Scuola di agraria Università di Firenze, sugli Indirizzi di gestione e progettazione per la valorizzazione delle risorse paesaggistiche per produzioni e turismo di qualità. A seguire, Igino Morini del Servizio promozione territoriale del Consorzio Parmigiano Reggiano parlerà delle conseguenze che il disciplinare della Dop ha avuto e sta avendo nell’evoluzione del paesaggio e del territorio. L’ultimo intervento della mattinata sarà quello di Adelfo Magnavacchi, direttore del Crpa, sulla ricerca e l’innovazione sui foraggi di montagna per produzione, qualità e ambiente.

Il Parmigiano Reggiano è il più importante prodotto Dop ottenuto in montagna, con oltre 110 caseifici ubicati in montagna e oltre 1.200 allevatori che, ogni giorno, contribuiscono a fortificare l’economia e a preservare l’unicità del territorio montano di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna. Tra i requisiti necessari per ottenere la certificazione “Prodotto di Montagna – Progetto Qualità Consorzio”, il formaggio deve essere prodotto con latte munto in stalle di montagna, inoltre, più del 60% dell’alimentazione delle bovine deve essere coltivata in zona di montagna e sempre qui deve avvenire la stagionatura fino al dodicesimo mese. Tutti questi requisiti, sommati a quelli del disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano DOP – in particolare l’utilizzo dei foraggi, erbe e fieni del territorio e i

l divieto di qualsiasi alimento insilato e fermentato - hanno reso possibile il mantenimento di un’agricoltura in zone altrimenti abbandonate ed hanno contribuito allo sviluppo di una società modernamente agricola e di un paesaggio riconoscibile e apprezzato sia dai suoi abitanti sia dal circuito del turismo di qualità.

Il territorio è per noi il bene più prezioso – afferma Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano – e ci impegneremo sempre per preservare le sue risorse naturali, i prati stabili, i batteri buoni del Parmigiano Reggiano e tutto ciò che la natura ci ha messo a disposizione per realizzare questo formaggio straordinario. Un impegno che ci lega idealmente ai nostri predecessori alla guida del Consorzio che, diversi anni addietro, scelsero di valorizzare i foraggi dei nostri prati e di dire ‘no!’ ai foraggi insilati e allo stravolgimento dell’ecosistema locale”.

“E’ grazie al mondo di questo eccezionale prodotto che l’Appennino è bello e vivo così come lo conosciamo. Con il percorso della Scuola del Paesaggio del Parmigiano Reggiano stiamo scoprendo come questo è possibile e, pertanto, è necessario il ruolo di tutti gli attori di questa filiera. Seguendo la logica di produzione, ecologia, cultura e turismo di qualità si attua la corretta gestione del territorio”, conclude Grazia Filippi Ferro, assessore alla cultura del Comune di Casina.

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Un Commento

  1. Condivido molto di quello che e’ stato suddetto ma penso che si possa fare anche di più’ visto che in questi 4 anni i coltivatori hanno giustamente guadagnato sulla vendita del formaggio potrebbero fare un piccolo sforzo e risanare il territorio dalle coperture di onduline eternit amianto che imbruttiscono l’ambiente e che coprono le stalle o i fienili. Conosco agricoltori che approfittando di agevolazioni hanno rifatto le coperture inserendo anche pannelli fotovoltaici per un utilizzo razionale della corrente elettrica. Speriamo che questo appello sia raccolto dai contadini sensibili al rispetto del paesaggio e una volta realizzato avremo un ambiente più sano a vantaggio di tutta la collettività.

    AB

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