I racconti dell’Elda 28/ “La polenta dell’Unitalsi”

Qualcuno di voi ancora non lo sa, ma questa sigla significa :“Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali”. Questo dovevo spiegarlo per quelli che dicono che è solo una cosa di chiesa, sarà anche così, ma nessuno sa i sacrifici che fanno i volontari per tenere in piedi un baraccone così.

Ora però torniamo alla polenta.

Dieci novembre come ogni anno l’Unitalsi invita indistintamente tutti a mangiare la polenta che da qualche anno si tiene all’Oratorio don Bosco. Questo è il 50° anniversario di questa bell’usanza. Ci sarà polenta come primo, polenta come secondo e se uno lo vuole, anche come terzo piatto, il tutto ben condito con intingoli deliziosi, carne a volontà e la squisita fonduta, il tutto regalato dai sostenitori e cucinato dalle brave dame, poi naturalmente si finirà con le buonissime torte fatte in casa dagli associati.

Come vedete il menù è molto semplice, come è molto semplice unirsi a questa associazione, basta entrare e subito ti fanno posto. Anche quest’anno le prenotazioni erano 140, ma come sempre alla fine eravamo il doppio e qui mi va di ricordare la famosa operetta, “Aggiungi un posto a tavola…”.

Sono arrivata che il salone era zeppo, ma i miei tre posti prenotati erano ancora liberi e senza averci scritto su nessun nome, qui basta semplicemente il passaparola. Mi siedo e mentre aspetto l’arrivo delle mie amiche, comincio a guardarmi intorno, molta gente conosciuta che mi fa un cenno e un sorriso e tanti che non conosco, oppure no, ma gli anni passano e i lineamenti cambiano.

Nel tavolo centrale, sul palco vedo don Alcide Mariotti, che poi verrà presentato come nuovo assistente spirituale, però noto subito la mancanza di don Geli, pensare che se questo locale esiste, lo dobbiamo a lui, che ubbidiente, se n’è andato in punta di piedi e senza “fare capricci”.

Cominciamo a mangiare serviti alla perfezione da gruppi di giovanissimi, saranno i cresimandi del 2020, capitanati dai loro catechisti e assistenti.

Intanto comincia un po’ di musica e un cantante improvvisato, ci invita a unirsi a lui che a squarciagola urla “Azzurro…”, mentre il musicista fa le capriole per seguirlo, è una cosa molto tenera vedere sti ragazzi con disabilità che si divertono così tanto, ridono applaudono sono felici.

Infine Marco, scusate non faccio il suo cognome, non serve lui è Marco per tutti, conosciuto dappertutto, amato da tutti, semplicemente così col suo nome, che poi, e qui mi darete ragione, questo nome, resterà nella storia del nostro paese.

Eccolo è lì col microfono in mano che ci racconta una bellissima favola, tutti zittiscono e ascoltano, anch’io che da anni faccio pellegrinaggi con loro, questo non lo sapevo e lui racconta:

“Cinquant’anni fa ci fu la prima polentata, allora la facemmo al “Mater Dei” c’era anche mio padre, “nel suo ricordo questa è una cosa molto tenera, c’era il papà”, c’era molta gente certi oggi sono ancora qui a mangiare la polenta, eravamo una quarantina di persone ed era stato invitato anche il Cardinale Pignedoli. A fine pranzo erano state raccolte molte offerte, ricordo che era una busta grossa e bella rigonfia, che poi venne offerta al Cardinale, perché usasse quei soldi in opere di bene. Lui la prese, ma poi mi chiamò, allora avrò avuto quindici o sedici anni, mi mise in mano questa busta e mi disse che con quei soldi avrei dovuto dare inizio all’Unitalsi di Castelnovo. Ecco abbiamo fatto questo e ora siamo ancora qui e molto numerosi. Adesso passeranno con i sacchetti per raccogliere le vostre offerte, siete sempre stati generosi, siatelo ancora così potremo portare in pellegrinaggio e al mare i nostri ragazzi, anche quest’anno eravamo più di cento ed è stata una cosa bellissima”.

Solo questo ha detto il nostro Marco, con semplicità, come se per lui a quell’età, fondare un’associazione così importante e portarla avanti negli anni fosse stata una cosa naturale.Vorrei tanto che queste righe potessero essere lette da quei ragazzini, che sprecano il loro tempo dietro a un cellulare.

Marco poi fu aiutato moltissimo da don Aldo il prete della casa della carità di Cagnola e da molti volontari, naturalmente non posso nominarli tutti, però mi piace di ricordare la Gea che ci teneva allegri durante i viaggi con le sue barzellètte, credo che fosse stata a Lourdes più di trenta volte come “dama” e naturalmente mi sento in dovere di ricordare anche Antonio Dalla Porta e la Iolanda Cavazzoni, sono entrati più tardi, ma oltre ai parecchi viaggi ai santuari, loro sono stati i primi promotori per portare al mare i ragazzi, hanno cominciato con sette o otto e vedete quest’anno quanti erano. Questi sono i volontari di questa associazione, gente che lavora con semplicità, per loro aiutare chi è in difficolta è la cosa più naturale che ci sia.

Innumerevoli viaggi lunghissimi, fatti col “treno della speranza”, notti insonni sballottati nelle cuccette, guardie nei corridoi, davanti alle porte delle toelette o nel vagone dei barellati e poi servire le colazioni o le cene, preparare il giaciglio a tutti per la notte, poi la mattina lavarli vestirli e accompagnarli nelle processioni e durante le messe e i rosari. Quanti viaggi ha fatto anche don Battista con la sua parola amabile per tutti, lui in treno, era il primo che si alzava, appena sentiva l’odore di caffè che la Celina custodiva in un grosso termos. Poi la dottoressa Maria sempre sorridente e mai stanca. Ora col passare degli anni tante persone sono cambiate, però continuate a prendervi cura degli ammalati che vi vengono affidati, come fossero vostri figli, sono volati cinquant’anni, ma il bene che avete fatto e continuate a fare resterà indelebile nei ricordi di questo paese. Molte volte mi sono unita a voi come pellegrina, lì puoi andare tranquilla, ci pensa Marco a pianificare tutto e poi lì c’è sempre un medico e un’infermiera, con la loro semplicità nessuno ti fa pesare niente, vieni accolta nel gruppo e ti pare di far parte di una grande famiglia

Elda Zannini

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3 Commenti

  1. Questi sono i racconti dal vero che scaldano i cuori.

    Paola Bizzarri

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  2. Riprendendo le sue parole, signora Elda, dico: e lo affermo con orgoglio, visto che di questa chiesa, come cattolico, faccio parte.
    Spesso, ho la sensazione che dire di “essre di chiesa” sia quasi un atto di coraggio, mentre credo vada affermato con orgoglio: l’orgoglio di essere cristiani, cattolici e praticanti.
    P.s.: il cognome di Marco lo dico io, Baroni; una colonna del volontariato cattolico.

    Ivano Pioppi

    Rispondi
  3. Grazie Elda mi unisco agli altri commenti per ringraziarla di avere dato rilievo ad un’associazione che negli anni ha operato sempre con umiltà e tanta tantissima generosità nei confronti dei disabili e delle loro famiglie. Chi si è avvicinato all Unitalsi sa quanta disponibilità ci sia nei confronti di chi non sarebbe mai riuscito ad andare a fare tutte le cose che hanno fatto in questi cinquant’anni. Grazie Marco per tutta la pazienza e la gioia che hai saputo diffondere in questi anni. Ci vedremo al prossimo pellegrinaggio Mary

    Mary

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