SocialMonti/ E’ Natale. Ma cosa può accadere nella nostra psiche? Piccola guida

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Questa rubrica vuole essere un luogo di spunti per stimolare una riflessione corale e collettiva su temi di attualità. L’idea è quella di partire dal nostro territorio verso cerchi più ampi, o vice versa ascoltare gli echi lontani e portarceli vicini.

(Ameya Canovi *)

Il Natale è una delle tradizioni più forti nella nostra cultura occidentale. Festa un tempo dal forte significato religioso, piano piano si è spogliata più o meno degli elementi spirituali, per diventare un rito sociale, emotivo, affettivo e commerciale.

Ci sono immagini stereotipate di questa ricorrenza legate alla famiglia, allo scambio di doni. E' un momento che coincide con la fine dell'anno. Insomma è epoca di bilanci veri o presunti per molti. Ciò che non viene molto analizzato è l'aspetto psicologico del Natale. Come stagione esso coincide con il solstizio d'inverno, giornate corte, poche ore di luce, e per molti il buio si traduce in una tristezza, in uno stato d'animo classificato anche nella Bibbia clinica di noi psicologi, il DSM (Diagnostic and statistical manual of mental disorders), come Disordine affettivo stagionale (SAD), in questo caso detto anche Winter Blues (malinconia invernale).

Fatto sta che il Natale non lascia indifferenti né gli entusiasti né i sofferenti.

Quali sono i fattori psicologici da tenere presenti che potrebbero influire su questa ricorrenza?

  1. La pressione

C'è una componente stressogena nei preparativi. C'è una doverizzazione incalzante, il Natale può diventare una maratona di prestazioni. Occorre preparare cibi speciali e costosi. Acquistare abiti eleganti da sfoggiare. La corsa al regalo d'effetto, per forza.

2. L'ansia da prestazione

Anche se non si hanno le possibilità economiche, si sente la pressione a (stra)fare, dare, dire qualcosa "di più".  E si ha paura di non fare in tempo a mantenere ritmi e procedimenti richiesti dalle festività.

3. Paura di essere inadeguati

In un mondo di social dove tutti sembrano essere "issimi", felicissimi, palestratissimi, tonicissimi, e godere di vacanzissime, chi non appartiene a tutto questo, se si paragona, si sentirà impari.

4. Senso di solitudine

Per alcuni il Natale è un momento atroce. Per chi è fuori dal coro dell'euforia, per i senza tetto, i senza famiglia, i senza qualcuno o qualcosa. Per chi ha perso la felicità, per chi ha subìto la perdita di un caro, per coloro che hanno interrotto una relazione, per chi sente di viaggiare a una frequenza diversa da quanto proposto nel collettivo, il frastuono natalizio e le sue luci sono un'aggressione crudele, in cui ci si sente sfasati e asincroni.

Come poter ridimensionare tutte queste trappole?

Andando controcorrente. Riducendo la velocità, e utilizzando altre parole chiave: decongestionare, decomprimere, rallentare la corsa sfrenata. Assaporare invece un tempo lento, prediligere lo stare al fare. Cogliere l'occasione per condividere l'ozio, un gioco. Guardare un film insieme, riscoprire i giochi da tavolo. Ognuno può dare il proprio contributo nel creare belle situazioni, distese e senza pretese. Riscoprire il piacere di spegnere tutto e chiacchierare . Il piacere condiviso non può essere a senso unico, vanno messe in atto capacità di mediare e includere. E' un'opportunità per mettere da parte vecchie angherie e personalismi. Si può acconsentire a quel pranzo con quei parenti proprio non gradevoli, il prossimo qualcuno potrebbe non esserci più, e quel qualcuno potremmo anche essere noi.

La rigidità non paga, e nemmeno il buonismo. Se proprio non riusciamo a fluire, optiamo per fare altro e invece che forzarci ad essere falsi scegliamo una meta lontana, sia emotivamente che nello spazio. Questo vale anche per chi non riesce a tollerare il dolore. In questo caso dà sollievo aiutare chi ha più bisogno. Si può scegliere di andare in un ricovero a cantare, servire i pasti alla mensa dei poveri, in ogni città ci sono centri di aiuto. E per chi se la sente, è possibile ad esempio recarsi presso le case di madre Teresa a fare volontariato.

Ricordiamoci che il regalo più bello che possiamo fare a chi ci vuole bene è la nostra sincera presenza. A partire da noi stessi.

Con l'augurio di serene feste a tutti.

*Ameya Gabriella Canovi è PhD, docente e psicologa, si occupa di relazioni e dipendenze affettive. Da poco ha terminato un dottorato di ricerca in ambito della psicologia dell’educazione studiando le emozioni in classe. Ha un sito e una pagina Facebook “Di troppo amore”.

 

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