Sole, “dalla Sela” non c’è più: addio anche a Elda

Elda Guazzetti

Sole di Vetto perde un punto di riferimento importante. Alla fine dell’anno da poco concluso si sono svolte le esequie di Elda Guazzetti, storica esercente della piccola borgata del Sole. La sua attività di generi alimentari e prodotti per la casa, infatti,  era l’ultima di questo storico paese rinomato per la Festa del Sole, ma dalle origini antiche. Segno di una presenza, questa delle piccole botteghe nelle frazioni, che va scomparendo anche nel medio Appenino.

Elda era nata a Vetto il 10 gennaio del 1937, aveva fatto le scuole dell’obbligo e aveva conseguito un diploma da sarta, praticandone la professione. In seguito aveva collaborato nella gestione della notissima bottega alimentare, passata attraverso quattro generazioni, con un altro volto molto conosciuto dai vettesi per almeno cinquant’anni: la sua mamma Zelinda Munari, spentasi nel 2007 alla soglia dei 100 anni.

“Dalla Sela” – come la chiamavano tutti - era diventata una bottega simbolo dove si poteva comprare l’occorrente per i pasti di tutti i giorni, ma anche prodotti tipici di qualità. Per i più piccoli i noti gelati dell’Algida. Non c’erano orari, bastava suonare al campanello e qualcuno avrebbe risposto. Zelinda, che lavorò a lungo a Milano come governante da un generale comandante di tre armate, aveva dapprima studiato da sarta. Al ritorno dalla grande città, si sarebbe sposata con Francesco Guazzetti, padre di Elda, rinomato sarto con la passione e l’estro per il violino. Erano gli anni in cui suonava ai festival su un palco di legno circondato da frasche. La scelta del negozio alimentare derivò dall’aver rilevato questa stessa attività già esistente a Sole. E per sessant’anni (dal dopoguerra al 2000) condusse il negozio Zelinda, affiancata, appunto, negli ultimi anni da Elda e, infine, dalla moglie del figlio Danilo, Tiziana.

Elda si era sposata con Vasco, scomparso alcuni anni fa, rinomato artista del sasso e del cemento. Le loro gioie i nipoti, ora grandi, Giulia, da poco mamma, e Matteo.

Poi i tempi e i modi di fare la spesa, tra supermarket e ipermercati della città hanno fatto il resto.

“Quando, pochi anni fa, abbiamo definitivamente chiuso la bottega – ci racconta il figlio Danilo Giansoldati – mia madre Elda era dispiaciuta, perché era la sua vita. Ma con le spese che si dovevano sostenere era divenuto impossibile continuare questa attività”.

La storica bottega alimentare "dalla Sela" a Sole di Vetto

“Aveva un pezzo di pane per chiunque lo chiedesse, ben contenta di aiutare il prossimo che aveva bisogno”.

Storie di Gente di montagna.

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4 Commenti

  1. Le botteghe dei piccoli paesi non devono pagare le tasse anzi vanno premiate se no chiudono tutte

    Luchino

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  2. Ho appreso la triste notizia della scomparsa di Elda , sentite condoglianze a Danilo e famigliari tutti .

    Paolo Guidetti

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  3. Mi compiaccio con l’Autore di queste righe, che ricordano una persona e una famiglia dei nostri luoghi, raccontandoci pur nella sintesi una storia di Gente di montagna, storia che ci aiuta a tener vivo il legame col nostro territorio e le sue tradizioni e consuetudini, pur se il tempo ne ha via via cambiato i “connotati”, vedi il venir meno di quelle “botteghe” che una volta erano presenti in ogni frazione o quasi – svolgendovi anche una indiscussa funzione “sociale” – e alla cui chiusura ha sicuramente contribuito il progressivo spopolamento dell’Appennino, ma pure il fatto che con “le spese che si dovevano sostenere era divenuto impossibile continuare questa attività”, come leggiamo nel finale del testo, e come ci dice anche il commento di Luchino.

    P.B. 11.01.2020

    P.B.

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  4. Io sono uno di quelli che gestivano un piccolo negozio in una piccola frazione,vendevo un poco di tutto,avendo anche un furgone con il quale due giorni a settimana,andavo a vendere in paesini nei quali non c’era piu nessun negozio,non vi dico la gioia degli anziani quando mi vedevano arrivare,ero diventato anche il loro fattorino,portavo loro anche le medicine,essendo la farmacia molto distante,ero anche la gioia dei bambiniperche avevo caramelle e cioccolatini a volontà,anche se per questo,ero un poco la disperazione dei genitori,perche i bambini erano di continuo a chiedere monetine per comprarsi le varie leccornie da potere trangugiare in quattro e quattrotto,a quei tempi era sufficiente una caramella o un lecca lecca per fare contento un bambino,altri tempi,direte voi,lo so,ma per chi li ha vissuti,sono sempre un dolce ricordo..

    Beppino Bonicelli

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