Per non dimenticare. I Largader, una famiglia di origine ebraica che visse a Castelnovo ne’ Monti

Biblioteca Panizzi. Paul Scheuermeier 1923: A Castelnovo davanti alla casa di Largader. Da destra: il sig. Largader, la sig.na Bezzola, sig.na Largader, sig.na Largader St. Maria Magd, si. Bezzola, padre del dott. Reto B.

Tra le vittime dell’olocausto c’è anche una famiglia di castelnovesi di origine ebraica da non dimenticare: i Largader. Li ritrae davanti a casa, in una foto d’epoca del 1923, e sul pianoro della Pietra di Bismantova assieme ad amici, Paul Scheuermeier, linguista ed esploratore svizzero che per le sue ricerche, per raccogliere dati e foto, giunse anche nel nostro Appennino, fino a Sologno (Villa Minozzo).

Le foto in cui sono ritratti i Largader (reperibili in un volume pubblicato dalla comunità di Sologno), hanno incuriosito il consigliere comunale Alessandro Raniero Davoli, che ha svolto ricerche personali, rivolgendosi anche a un appassionato di storia locale, Corrado Giansoldati. “A Castelnovo i Largader arrivarono dalla Svizzera alla fine dell’‘800 – precisa Davoli –, costruirono una bella casa, villa Largader (oggi casa Marconi, in via Roma), e iniziarono una fiorente attività commerciale. Era il negozio dei ‘coloniali’, generi di drogheria, sale, zucchero, tabacchi, liquori, profumi, ecc. Il padre Nicolò, la madre Anna e due figli. Un’anziana signora castelnovese li ricordava bambini, in particolare la bella figlia, bravissima suonatrice di pianoforte”.

Alla fine degli anni Trenta, ai Lagarder tocca la stessa sorte di tanti altri ebrei. “Con l’applicazione delle leggi razziali, viene loro tolta la licenza commerciale – prosegue Davoli –, e seguono il triste destino di numerosi ebrei deportati. Solo il figlio, unico superstite della famiglia, ritorna a Castelnovo nel ‘46”. All’anagrafe e dagli archivi parrocchiali di Castelnovo non risulterebbe nulla, ma Davoli avrebbe trovato “una breve nota” nel “Registro assicurativo delle vittime dell’Olocausto” conservato in California (Usa), da cui risulterebbe che “il premio dell’assicurazione sulla vita del signor Largader” sarebbe stato “pagato all’erede legittima, signora Perl Caterina”.

"Lolly" Largader con Paola Marconi a Castelnovo Monti (foto scattata dal figlio di Paola, Umberto Gianferrari).

Grazie alle ricerche del signor Giansoldati, una decina di anni fa, una discendente dei Lagarder, la signora “Lolly”, è tornata a Castelnovo e ha incontrato alcuni componenti della famiglia Marconi. “È stato un incontro bellissimo, intenso e commovente – ricorda Gianluca Marconi, ex sindaco –, nella casa paterna. Tra i vari presenti c’eravamo io, mia mamma Rosina, mia zia Paola (le due signore che si abbracciano nella foto scattata dal figlio di Paola, Umberto Gianferrari, ndr) e Corrado. Con la signora Lolly abbiamo ripercorso la vicenda di questa famiglia, li chiamavano ‘gli svizzeri’. Mio nonno non li aveva conosciuti, aveva comprato la casa diroccata dopo i bombardamenti da un’altra famiglia castelnovese. Abbiamo anche ricordato l’umanità di mio nonno Pasquale, che, prima di essere arrestato nel ‘44, fu destituito dall’incarico di commissario prefettizio per aver abbracciato, in piazza a Castelnovo, alcuni ebrei (libici di origine ebraica) in transito per la deportazione”.

Per Davoli sarebbe importante che anche questa famiglia “venisse commemorata” con una “lapide”, “una pietra d’inciampo” e “un invito ai discendenti a tornare per ricevere la cittadinanza onoraria”. “Ben venga la pietra d’inciampo – commenta Marconi –. Ho portato avanti il gemellaggio con Kahla. Sono contento si vogliano ricordare”.

(Giuliana Sciaboni per il Resto del Carlino – Reggio Emilia)

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Un Commento

  1. Quest’articolo mi ha fatto molto piacere, mia zia Vilma moglie del vecchio Zuccolani, aveva conosciuto questa famiglia, li ricordava benissimo e mi raccontava di loro. Quando parlava della loro sparizione dal paese, abbassava la voce, anche se la guerra era finita non si poteva ancora pronunciare la parola Ebreo. Io l’ascoltavo come se il tutto fosse solo una favola.

    EldaZannini

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