Regionali 2020 / Scusate. Siamo la montagna

A guardare la mappa delle ultime regionali la provincia reggiana appare spaccata in due. Le aree interne dell’Appennino hanno confermato il voto delle europee pro Lega e, quindi, pro Borgonzoni (tranne Casina). La città e la pianura, invece, sono a trazione Pd - Bonaccini. Aree interne anche lungo il Po, dove vince la Lega che si attesta attorno al 40% da Canossa a Carpineti, con punte del 44% a Castelnovo Monti, 45% a Ventasso, 47% a Toano, 49% Villa. Più ci si allontana dalla città e più è stata richiesta una svolta politica. Ma, in democrazia, i voti si sommano e quindi le intenzioni di voto dell’Appennino sono minoritarie nel complesso della Regione.

Non ci sfugge, sfogliando i giornali, il fatto che all’indomani del voto la montagna, che tanto era presente nei dialoghi preelettorali, sia completamente scomparsa dal radar delle dichiarazioni dei neoeletti. Resta solo Delmonte che cita la Diga di Vetto un tema che, per come è stato esposto, pare interessare più la parte bassa della Val d’Enza.

La dicotomia tra voto per il rinnovo dei sindaci e voto politico è evidente e si conferma nella sua dimensione. Probabilmente il centrodestra tutto sconta un tema di persone spendibili sul territorio e, alla fine e visto da vicino, il fenomeno Salvini è difficilmente replicabile a livello comunale.

L’evidente disallineamento tra montagna e voto regionale – che va da Piacenza sino a Rimini -, mette però al centro la necessità di rendere un po’ meno periferica la stessa montagna.  A Bologna, invece, l’Appennino è pro Bonaccini: forse non ha colto male chi ha rilevato il fatto che, in quelle montagne, la ferrovia aiuta ad essere meno periferia tra le due Torri e Firenze.

Comunque sia, a volere essere ottimisti il messaggio della montagna è arrivato se, a poche ore dal voto, si è sancito che i punti nascita riapriranno.  O se, per mesi, abbiamo visto in Appennino fior fior di candidati di tutti gli spiegamenti a convincerci che il nostro voto contava tanto quanto quello della città.

Certo, spiace la mancata elezione di qualsiasi candidato montanaro nell’assise regionale. Lodi lodi a tutti i nostri concittadini che si sono spesi in questa competizione, ma nulla è servito.  270 voti per la vettese Debora Tondelli di Fratelli d’Italia, 202 voti per l’originario di Sologno Gianni Bertucci (M5S), 186 voti per il castelnovese Wassili Orlandi (Emilia Romagna Coraggiosa), 134 voti per Elisa Attolini (+Europa), sino al recordman di preferenze Matteo Manfredini che, pur ottenendo 1.286 voti - in montagna è stato il più votato, pure rispetto alla macchina delle preferenze Pd, Alessio Mammi -, non entra nel consiglio regionale. Non ce la ha fatta nemmeno l’ex sindaco di Palanzano e nostro affezionato lettore Lino Franzini, con 168 voti, che lascerà il pallino a Gabriele Delmonte che, pur essendo di Montecchio, mette sempre la montagna nei suoi interventi, con 3.539 preferenze. A seguire l’altra candidata  Lega Cinzia Rubertelli, originaria di Minozzo, cui 3080 preferenze (di cui 920 in montagna) non bastano per essere eletta.

La scarsa rappresentatività della montagna rimane un problema endemico. Siamo metà territorio ma esprimiamo, ad esempio, un solo consigliere (su 12) in Provincia, nessun consigliere nel Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, nessun consigliere regionale. Il tutto mentre il crinale sta scomparendo in fatto di popolazione e attività. Ci consola la lettura dei quotidiani dove manteniamo una pagina nella cronaca.

Bonaccini, nel suo tour elettorale in Appennino, lo ha detto chiaramente. La montagna deve essere al centro, se no scivola a valle. Cinque anni per dimostrarlo.

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

7 Commenti

  1. Basteranno molto meno di 5 anni per svelare il bluff di Bonaccini: ha promesso la riapertura dei punti nascite montani in 60gg, non succederà, e a settembre gli studenti non avranno biglietti gratis su treni e bus, accetto scommesse. Il fatto è che noi montanari abbiamo ottima memoria…

    RiccardoBigoi

    Rispondi
  2. Vi siete dimenticati della Rubertelli Cinzia nata a Castelnovo ne’ Monti ed originaria di Minozzo. Questo per correttezza.

    Gianni

    Rispondi
  3. Per le regionali si tornerà a votare tra 5 anni presumibilmente, ma le politiche potrebbero essere più vicine ma questi risultati del weekend non le pongono come immediate: in tema elettorale secondo me un dato assolutamente confermato da questa ultima tornata è quanto siano volatili oggigiorno consensi elettorali anche molto elevati: gli esempi di Renzi e dei 5 Stelle sono evidenti. Basta un anno perchè tutto cambi, quindi nessuno può dire cosa succederà da qui alla prossima chiamata alle urne.

    Humiltè

    Rispondi
  4. IN MONTAGNA PAGHIAMO LE STESSE TASSE CHE IN CITTA’,MA I SERVIZI SONO MINORI E LE STRADE NON NE PARLIAMO.

    Cristian

    Rispondi
  5. Osservo la mappa e noto una significativa correlazione tra reddito e voto: più sono benestanti più votano a sinistra. Non ci sono più i partiti di una volta!

    G.P.U.

    Rispondi
  6. Aggiungo, quindi, che la politica della sinistra si direbbe alquanto ‘evangelica’: “a chi ha, sarò dato; a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” (Matteo 25,14-30).

    G.P.U.

    Rispondi
  7. Sintesi molto interessante che fa comprendere quanto contano i paesi montani; nulla; ma la cosa preoccupante è che nessuno fa un “mea culpa”; ora qualcuno se ne reso conto e ha cercato di cambiare, ma purtroppo è tardi, la malattia è in stato troppo avanzato.
    Ave Caesar, morituri te salutant, questa era la frase che i gladiatori indirizzavano all’imperatore prima di andare a morte; una frase simile possiamo rivolgerla al potere politico: quelli che avete portato alla “morte”, prima di passare a “vita eterna” vi salutano.
    Lavorando in Trentino Alto Adige ho compreso come in questa Regione riescono a portare lavoro e ricchezza anche ai piccoli paesi sulle alti Valli, non centra nulla essere Regione Autonoma, anche la Sicilia lo è; centra la serietà della Politica locale; il Potere politico ha il sacrosanto dovere di aiutare PRIMA i paesi che hanno poco, non chi ha già molto. Da noi è sempre stato fatto l’opposto, si aiuta chi ha molto, si aiuta dove ci sono i numeri di votanti, e non chi ha poco; e i ns. paesi montani si sono ridotti allo stato attuale, spopolati, dissestati e con le attività che chiudono; nei paesi a valle strade, tangenziali, rotonde, marciapiedi, di tutto e di più; mentre qui non si riparano neppure le strade danneggiate dalle frane; strade che risalgono ante o post guerra; Questi paesi montani dovevamo avere la ferrovia fino a Vetto o Castelnovo; dovevamo avere la fondovalle Val d’Enza, sospesa dopo un anno di lavori, dovevamo avere la diga di Vetto, sospesa dopo un anno di lavori; opere che avrebbero creato e conservato migliaia di posti di lavoro; ma si vede che andava bene così, il potere politico aveva anche l’aiuto di chi si opponeva ad alcune di queste opere; e allora cosa vogliamo?; quello che abbiamo, pazienza. Scusate lo sfogo, ma questa è la realtà

    Franzini Lino Presidente del Bacino Imbrifero Montano dell’Enza

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Privacy Policy





Powered by WordPress | Officina48