“Quanti erano i fanti del XXIV Maggio?”

Con questa domanda che pone a se stessa e al pubblico con insistenza e voluta ripetitività Simona Sentieri  sbaraglia gli altri concorrenti e porta inaspettatamente, come un fulmine a ciel sereno,  in Appennino il primo premio del concorso biennale di Poesia Luciano Serra (si veda al riguardo anche  l’articolo di Savino Rabotti). L’austera Sala del Planisfero della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia è il palcoscenico dove il 31 gennaio viene presentato in anteprima “Parolepidedi e altre forme” (Ed. Consulta Libri e Progetti).  Il manto nero che avvolge il volume viene rimosso  e così si palesa il testo  trionfante nel suo colore “un po’ verdino, no giallino, forse più verdino ma anche giallino”.

Si tratta di una raccolta di 24 componimenti  del tutto originali in quanto a stile e a soggetti trattati che hanno consentito all’autrice di vincere il trofeo. Simona gioca con le parole: le sapienti pennellate di disegnatrice che le sono proprie dipingono spazi bianchi di termini e vocaboli.

Numeri, colori, forme geometriche, colori, la teoria quantistica, cifre, colori, serie numeriche e  ancora colori  sono il cardine su cui si srotola lo scrivere dell’artista. Tra questi elementi si confondono le emozioni, quasi celate, quasi tenute a margine ma che una volta svelate irrompono e giungono dritte al cuore senza filtri come dardi scoccati verso un bersaglio… centrato. La scrittura asciutta e l’assenza pressoché totale di punteggiatura  portano in evidenza un’ironia che caratterizza gli elaborati ottenuti con una tecnica assolutamente inedita che esalta le cose quotidiane apparentemente senza vita alle quali viene dato vita vestendole di personalità. E così un portacenere, la siepe finta, un block notes, un sorbetto al limone diventano i veri protagonisti dei versi proposti.

Simona, poliedrica artista di Castelnovo ne’ Monti dove ritorna dopo quei 18 traslochi che l’hanno portata in giro,  così sintetizza la sua poetica: “dare valore a cose che non hanno valore”. Questo aspetto non si ferma solo alla scrittura ma arriva  anche alle altre forme espressive con le quali l’artista si enuncia al pubblico. Nei suoi quadri come nei suoi versi si percepisce il suo lavoro anche e soprattutto manuale. Confida che per giungere all’opera definitiva, prevalentemente elaborata “nelle ore notturne, nelle ore  buie,  metto, tolgo, aggiungo, levigo, graffio, lucido, brucio, accantono e poi riprendo sino a che non l’abbandono.”

Paolo Briganti, critico letterario e membro della giuria che ha assegnato il Premio Serra, così si esprime: “Dei versi/non versi decisamente anticonformistici e fuori norma, che ti costringono a guardare, anzi proprio “a vedere”, tra le righe e dietro le cose in una straniata logicissima modalità pre-logica, il nostro mondo, che è sempre il nostro mondo, si, ma visto da “dietro” e “sottosopra” (dove si scoprono tutte le cuciture, le finte, le smagliature, gli inganni). Mica poco, direi. Anzi: geniale.”

La conversazione con Simona prosegue: “Partecipare al concorso è stata un’esperienza umana molto importante, ho percepito un’accoglienza intellettuale da persone di altissimo livello che ora mi fanno provare un grande senso di gratitudine.”

“Bene, adesso c’è un altro libro di poesie in giro, un testo che arriva a far compagnia  a “Come clessidra d’acqua”:  una raccolta di pensieri che ho concluso qualche tempo fa. Qui ho ripercorso  il tragitto sensoriale dell’acqua che dal mare torna alle sue sorgenti per conoscerle e per conoscere se stessa” dice Simona.

DESKTOPOETRY - Tecnica mista con ossidi, materiale di recupero, cuciture su tela cm 100x100

Per completare la conoscenza dell’eclettica artista, è imprescindibile un cenno al compianto papà Alfredo che fu assessore alla Cultura del Comune di Castelnovo ne' Monti, fondatore della locale Sezione del Cai nonché coinvolto in prima linea nella fondazione della Biblioteca Campanini (ora Corvi) e della Scuola di Musica ancora oggi fiore all’occhiello della Montagna. Nella formazione della vincitrice del concorso ha fuor di dubbio inciso la figura materna. La mamma di Simona infatti si dilettava a scrivere poesie e piccole storie sul suo profondo legame con la natura, i fiori, sulle cose semplici, semplici ma vere come semplici e vere risultano i versi premiati.

Giungendo verso la conclusione della conversazione, l’autrice dichiara: “Mi sento una grande responsabilità per ciò che ho raggiunto e desidero onorare al meglio questo encomio. Il premio non è solo mio, ma dell’umanità, è della gente che leggerà il libro. Ringrazio l’amica Normanna Albertini, arrivata tra i finalisti, scrittrice di Felina, di grande spessore, che stimo tantissimo, per avermi consigliato di iscrivermi a questo concorso che non mi aspettavo certo di vincere.”

Non ci resta quindi che attendere le presentazioni che verranno calendarizzate a breve a Castelnovo ne’ Monti e a seguire in altri luoghi d’Appennino, luoghi che per certi aspetti sono  fonte di ispirazione, il background dell’autrice che profondamente incide sulla sua produzione. Simona vuole porre l’attenzione del pubblico anche sulla sua “mezza origine cerretana...mezza come la luna a bordo del libro”.

Chi non resiste alla curiosità, può trovare il testo presso la libreria Bizzocchi e alla libreria del Teatro a Reggio Emilia oppure richiedendo  a [email protected]

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