Giovanelli a PB: “Oltre l’immobilità il capitale umano. Ma dico sì a defiscalizzazione delle nostre imprese”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Rispondo volentieri alle argomentate e ragionate valutazioni di PB apparse su Redacon sui 70 progetti di Mab Appennino.

  • A) In un mondo che corre per salvare quel che c è bisogna assolutamente stare al passo,muoversi e operare attivamente e innovarlo per mantenerlo attuale. Condannarsi all’immobilità, illudendosi di poter imbalsamare il territorio,porta al rischio di accompagnarlo all'estinzione.
  • B) In secondo luogo, il ruolo determinante del capitale umano per un territorio è essenziale anche se sicuramente non esclusivo; non può essere considerato un accessorio. Può essere promosso dalla politica,ma la non può sostituirlo.C) Sono giuste e innegabili alcune delle considerazioni avanzate. Certo alle criticità dell’Appennino possono aver concorso, in misura diversamente valutabile, sia le tendenze di fondo dell evoluzione della nostra società dall'agricoltura all'industria, sia negligenze e carenze della politica, sia inerzie e qualche inadeguatezza rassegnazione tra gli abitanti.In particolare condivido
    1) che - senza dubbio - serve agire anche con azioni materiali, in primis con una fiscalità di vantaggio per le imprese;
    2) che l’esistente va difeso, non sempre e non a tutti i costi, ma sempre quando è sensato e realistico.
  • D) Circa i rapporti tra Mab e altri soggetti pubblici preciso che un’agenda di lavoro Unesco - anche ricca - può solo integrare e non certo sostituire i poteri pubblici, locali e non, che sono dotati della potestà di dettare norme nonché di raccogliere e redistribuire risorse. Cosa di cui Unesco non è dotata.
    “Un piano” in Italia normalmente è una somma di poteri normativi e risorse date. La riserva di biosfera non può avere né gli uni né le altre. Di conseguenza il suo “ piano” è una agenda operativa basata su volontarietà, creatività e partecipazione. L’essere centrata sulla motivazione e la crescita del capitale umano è fedeltà alla sua missione.
    Mab è espressione di una pluralità di soggetti.È un agire dal basso. E anche questo spiega il numero e la varietà dei progetti.
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2 Commenti

  1. Dunque, l’Agenda Unesco non ha poteri normativi né risorse. Prevede volontarietà, creatività e partecipazione. È bellissimo! È il corrispondente dei ‘diritti cosmetici’ al posto dei diritti civili, cioè quelli previsti dalla Costituzione: invece del diritto al lavoro (previsto dalla Costituzione) hai il diritto, per dire, di sposare il tuo pesce rosso (se sei veramente innamorato, si intende). L’essenziale è che i ‘diritti cosmetici’ non costino nulla (senza oneri per lo Stato – si dice così), poi puoi averne quanti ne desideri. L’obbiettivo delle varie Agende ONU o europee non è di realizzare opere, ma di modificare il modo di pensare dei cittadini. Poco a poco, passo dopo passo, riusciranno a farci desiderare un futuro peggiore.

    G.P.U.

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  2. Circa l’immobilismo, se da un lato occorre avere la consapevolezza che “da che mondo è mondo” la nostra società non è mai rimasta ferma e statica – pur se le sue trasformazioni sono state per solito graduali – ci si può nondimeno chiedere se le odierne “metamorfosi” debbano andare “a ruota libera”, o possano essere in qualche modo “governate”

    Trovare cioè una sorta di via di mezzo fra la tesi di chi ritiene che non ci possa opporre ai cambiamenti che stanno investendo il nostro modo di vivere – e può valer anzi la pena di assecondarli per non rimanerne “spiazzati” – e chi, pur conscio delle imperfezioni del presente, vorrebbe moderare una impetuosa corsa verso il “nuovo che avanza”.

    Io penso che la salvaguardia dell’esistente, che non significa riportare all’indietro le cose, anche perché ne mancherebbero le condizioni – senza precludersi di guardare al futuro, per innestarlo su un collaudato presente – possa rappresentare la mediazione che dicevo (permettendoci di conservare ancora l’identità montanara, e il suo corredo valoriale).

    D’accordo sul fatto che il Mab Unesco non ha la potestà di “dettare norme, nonché di raccogliere e ridistribuire risorse”, ma forse “un agire dal basso” potrebbe anche tradursi nel far presente alle Istituzioni titolari di risorse, e della facoltà di destinarle, che i progetti Mab possono veder ridurre i loro effetti se non tenesse, nell’insieme, il “sistema montagna”

    P.B. 17.02.2020

    P.B.

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