Una tranquilla domenica di speranza?

Sono quasi le 22 di questa domenica 15 marzo e arriva una mail del presidente della cooperativa Novanta, Gabriele Arlotti. E' una mail diversa dalle solite. E' un appello a esserci, a fare comunità, a offrire ognuno di noi volontari di Redacon e Radionova il nostro contributo a questa testata giornalistica locale, e alla radio che vuole dare un messaggio forte al territorio. Mi colpisce il suo accorato appello e gli rispondo, ci sono gli dico, con quello che so, che posso. Mi dice scrivi,se riesci, le persone hanno bisogno di riflettere la sera.

Foto Monia Tamburini

Ho scritto molto in questi giorni, avevo bisogno di dare un senso, prima per me per poi dare il mio contributo come posso. I dati sulla diffusione della malattia e del contagio sono angoscianti e in rapida crescita, nei prossimi giorni si prevede un picco di infezioni.

Questa condizione scatena a livello psicologico diverse reazioni, emozioni, meccanismi di difesa che oscillano tra paura e responsabilità, per poi scivolare nella superficialità, nella sbadataggine.   Le autorità implorano, intimano di restare a casa. nell'interesse di ogni singola persona, della comunità. Tuttavia si assistono a vari atteggiamenti che in psicologia si definiscono 'disorganizzati'. I negozi stanno facendo il possibile per regolamentare e diluire gli accessi, in rete vediamo appelli del tipo: per favore, venite uno per famiglia, venite una volta a settimana, congelate il pane. Invece pare andiamo troppo spesso anche per il superfluo, ci muoviamo anche se non è necessario. Ad esempio, i servizi veterinari per i piccoli animali sono garantiti nelle urgenze, molti gli accessi per cose rimandabili. Questi comportamenti sono contraddittori: da un lato la paura, dall'altro un atteggiamento di pretesa di 'fare' lo stesso. Si potrebbe spiegare come 'il fascino del proibito', è quando ci è negata una cosa che si attiva un'irrefrenabile bisogno di averla? Lo stesso vale per le persone, tante volte abbiamo di fianco qualcuno ma non lo vediamo, fino a quando ne percepiamo prepotentemente l'assenza. Vogliamo che il virus passi in fretta, ma poi contribuiamo a far scorrere sul web fiumi di lagne e litanie, lamenti su quanto è difficile, triste, ingiusto. Quando assumiamo questi comportamenti, che ci piaccia o no, attuiamo un copione del bambino indispettito. Invito tutti noi a riflettere, e per chi si lamenta delle restrizioni: proviamo a reggere questa frustrazione momentanea senza eccessivi lamenti, risparmiamo le energie in modo più produttivo. Stringiamo i denti, responsabilizziamoci l'uno l'altro.

Questa condizione ci sta insegnando la pazienza, ci sta allenando a stare, ci sta dicendo quanto ogni persona può fare la differenza, attivando la propria resilienza. Aiuteremo molto di più noi stessi e i nostri cari, i bambini, gli adolescenti. Spieghiamolo ai nostri giovani, agli anziani che ancora non ci credono, proviamo a contenere questa irrefrenabile bisogno di 'fare ginnastica', di socialità, di vita 'normale'. Nel collettivo sono emerse prepotenti tutte queste fobie che non sapevamo di avere, una più di tutti quella di ingrassare, di perdere la tonicità. Ci stiamo rivelando tutti dipendenti dal fare, dall'andare, incapaci di stare in questo tempo dilatato e utilizzarlo in maniera feconda e proficua.

E' una grande prova per tutti, molti hanno colto il segnale e con grande senso civico ce la stanno mettendo tutta. Come un famoso virologo ha affermato stasera in televisione: siamo una squadra, se solo uno di noi sbaglia, perdiamo tutti.

Noi italiani siamo pieni di risorse, abbiamo la capacità di creare bellezza nelle situazioni più difficili. Io ho speranza e spero di trasmetterla a chi ci legge.

 

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