Riflessioni, pensieri, speranze in questo tempo sospeso (di Giulia Ovi)

Riceviamo e pubblichiamo

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Il momento particolare e difficile che stiamo attraversando fa pensare e fa riflettere molto. Tutto all'improvviso si è  fermato, ci ha fermati, costringendoci a farlo.

Si è  fermato il lavoro, si sono fermate le nostre abitudini, ma soprattutto le nostre relazioni. Dall'oggi al domani ci siamo trovati a fare i conti con un TEMPO LENTO, di cui forse avevamo perso il valore.
Quante volte abbiamo detto: “Non ho tempo͙”, tempo per fare quello che ci piace, per dedicarci alle nostre passioni, per leggere, per annoiarci, per PENSARE

E adesso che questo tempo ci è  stato restituito in qualche modo, non eravamo pronti a gestirlo e ci fa quasi paura.

Tutto è  surreale, strano: ci manca quella rassicurante quotidianità in cui eravamo immersi. Siamo come sospesi in uno stato di apnea, in attesa di tornare a respirare.

Nel testo di una canzone montanara si parla della nostra montagna come di una terra sospesa, dove il tempo è  LENTO, diverso, dove la gente ha più tempo per le relazioni, dove le persone rimaste sono poche e dove vivere in “quarantena” è  quasi la normalită.

Questa sospensione oggi si è  estesa, è  arrivata anche alla città, unificandoci in un' unica TERRA SOSPESA". Queste situazioni ci costringono a guardarci, ad ascoltarci e ci fanno capire che siamo tutti uguali, che non esistono differenze di genere, di religione, di colore delle pelle e che tutti siamo impegnati oggi per un obiettivo comune.

È  triste come questa situazione  ci ha tolto il sorriso, che siamo costretti a nascondere dietro a una mascherina.

Mentre si fa la spesa o quando incroci in macchina le persone  nell’andare al lavoro si coglie questo aspetto: mancano i sorrisi, non si vedono più...

Nei supermercati gli altoparlanti  continuamente ci ricordano di mantenere la distanza di sicurezza, di non fermarsi troppo nelle corsie, di non creare assembramenti: quindi ci concentriamo tutti a fare questo. Facciamo la spesa velocemente per paura che qualcuno  si avvicini, che arrivi troppa gente. Tutti con le mascherine che ci proteggono certo, ma offuscano  i volti, nascondono i sorrisi, lasciando solo svelati gli occhi. Occhi che possiamo incrociare solo a distanza di sicurezza, occhi che hanno voglia di ridere e bisogno di speranza. Occhi  e sguardi che mantengono vivo il filo delle relazioni

Quando le  giornate sono chiare, limpide e azzurre tutto diventa più difficile , perche’ si desidererebbe uscire, camminare, correre. E invece non si può.

Leggendo commenti sui social in questi giorni ci sono molte persone che dicono “fa che piova!”, perché il cattivo tempo ci offrirebbe una giustificazione, un deterrente meteorologico che ci aiuterebbe a contrastare più facilmente la voglia e il desiderio di uscire. Eppure non piove! La natura segue il suo corso, non si ferma;  la primavera non sa quello che succede nel
mondo e arriva ugualmente: gli uccelli cantano all'alba, i fiori sbocciano, spuntano le foglie nuove.
Lei , la natura, fa quello che vuole, senza chiederci il permesso e di fronte alle sue leggi non possiamo che inchinarci.

Ma la primavera è  bella, anche se possiamo osservarla e viverla solo dalla finestra o dal balcone e ci infonde speranza: la speranza che dopo il freddo e il buio tornano sempre la luce e il calore.

E questo speriamo accada presto, perché abbiamo bisogno del calore degli altri, degli amici, delle persone lontane, dei colleghi, di chi non conosciamo, ma  incrociamo nelle nostre giornate e nelle nostre vite, anche solo per una volta.

Giulia Ovi

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