Il cantante Francesco Ottani bloccato in Messico con la famiglia

Striscia la Notizia, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 ore e altri quotidiani nazionali riportano l’appello che arriva da tanti nostri connazionali  all’estero e che non riescono a rientrare in Italia.

Uno di questi è Francesco Ottani: noto cantante reggiano amato in Appennino dove tiene ormai da anni spettacoli musicali. Lui e la sua famiglia sono bloccati in Messico assieme ad altri 450 italiani per i quali al momento non riesce a profilarsi la data per il rimpatrio.

Francesco riferisce che ci sono circa 100.000 italiani, sparsi nel mondo, bloccati da quasi due mesi. Non hanno la possibilità di poter rientrare nelle proprie case e sono attanagliati dalla paura, lontani migliaia di chilometri dai propri affetti.

Queste le parole di Francesco con le quali spiega la situazione: “Sono settimane che proviamo a richiedere alle ambasciate dei voli garantiti e sicuri per poter far rientro in Italia. Non abbiamo riscontri concreti: propongono ma non organizzano voli e le proposte sono sempre oltre le nostre possibilità economiche”.

Gli italiani all'estero si sentono dimenticati, abbandonati al loro destino, dominato da precarietà e difficoltà. Tanti vivono in sistemazioni di fortuna, presso amici e conoscenti, in hotel nell’attesa che le ambasciate forniscano supporto adeguato.

Non riusciamo a capire come mai l'Italia non stia usufruendo dei fondi europei del meccanismo di protezione civile EUCPM, che coprirebbero fino al 75 % dei costi di un volo. Gli altri Stati d'Europa lo fanno. Perché dobbiamo stare alla finestra di altre ambasciate per vedere se ci sono voli di rimpatrio organizzati da altri Paesi?”. Queste sono le domande che si pone Francesco e come lui tutti gli altri bloccati fuori dall’Italia.

Le frammentarie risposte che arrivano dalle istituzioni nelle varie parti del mondo sottolineano il costo elevato del trasporto oppure che sono troppo poche le persone per essere rimpatriate.

La Farnesina dice che il contributo è previsto solo per i Paesi che non hanno voli commerciali , ma da un report dei voli effettuati con l’EUCPM non sembra. Nello stesso Messico sono stati effettuati 7 voli di rimpatrio (5 dalla Germania, 1 dalla Repubblica Ceca, 1 dall’Austria). Dice anche che tra i passeggeri devono esserci anche altri cittadini europei oltre a quelli italiani.  Francesco, che ci riferisce quanto esposto,  conferma che nel gruppo di italiani sono presenti mogli e mariti di altre nazionalità europee.

La Commissione Europea si riserva solo a posteriori di dare il contributo, che va da un minimo dell’8 ad un massimo del 75% a fronte di un anticipo dell’intero costo del volo da parte dello Stato. Che sia questo il motivo per cui l’Italia ha fatto uso di questa forma di aiuto una sola volta?

Fonti accreditate indicano che ad oggi la Commissione Europea sta valutando 400 richieste di rimborso per una media di 250 mila euro a volo. Oltre a ciò non si dimentichi che anche a bordo degli aerei è previsto il distanziamento quindi questi possono viaggiare a circa metà o 1/3 della capacità di carico. Ciò va ad incidere  sia sulla necessità di assicurare a bordo una presenza pur minima di altri passeggeri UE (riducendo il numero di italiani trasportabili), sia sul costo del biglietto. Va però anche detto che esiste una eccezione a questo:  “in casi eccezionali e, comunque, esclusivamente in presenza di esigenze di protezioni dei cittadini all’estero (...), possono essere previste deroghe specifiche e temporanee disposizioni del presente articolo.”

Cosa succede nel resto d’Europa? Sono stati organizzati almeno 176 voli dalla Germania, 6 dalla Svezia, 6 dal Regno Unito, 10 dall’Austria, 14 dalla Spagna, 23 dalla Francia, dall’Italia 1.

Da tutto il mondo sono rientrati 1000 Italiani circa, tutti con voli organizzati dagli altri paesi.

Francesco prosegue facendosi portavoce anche dei suoi compagni di sventura: “E quindi? Quanto valgono le nostre vite? Abbiamo un tariffario? Siamo cittadini di serie B? Noi crediamo che prima degli aspetti economici vadano tutelate delle persone, la salute collettiva. La salvaguardia delle vite umane è il bene più prezioso che abbiamo”.

Dall’estero sono riusciti a portare la vicenda all’attenzione dei media grazie alle varie iniziative che hanno messo in campo sui social e sui media in generale. Sono riusciti ad essere ascoltati muovendosi in autonomia anche passando attraverso i canali istituzionali.

Dobbiamo tuttavia riferire che, nonostante il clamore suscitato, al momento non si sa se e quando ci saranno altri voli e se sarà possibile salire a bordo.  Al momento è previsto un solo volo per sole 136 persone il 6 maggio.

Luca, Francesca, Patricia, Anna, Luca, Giuseppe, Francesca, Michela, Giulia, Deborah, Jonathan, Monica, Andrea, Chiara, Fatima, Mirella, Francesco e tutti gli altri chiedono a gran voce di poter tornare in Italia. Di poterlo fare in sicurezza. Tutti e tutte. Sentendosi protetti da uno Stato che pensi a tutelarli. Chiedono al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e a tutte le Ambasciate di organizzare fin da subito dei voli per il rimpatrio. Non gratuiti ma che attraverso il meccanismo della protezione civile sarebbe alla portata di tutti.

Finalmente pare siano in arrivo buone notizie.

Luigi Di Maio, nel corso della registrazione della puntata di 'Porta a porta' in onda ieri sera, su Rai1

Francesco Ottani

ha riferito: "Nella fase 2 possiamo programmare con più tranquillità e accederemo al meccanismo europeo che permetterà anche di calmierare i prezzi.  Nella fase 1 la procedura era troppo lenta". Il responsabile della Farnesina, poi, rivolge un appello a tutte le compagnie italiane affinché "si impegnino a calmierare i prezzi per far rientrare i nostri connazionali”

Francesco Ottani, con la speranza e la positività che lo contraddistingue nella sua pagina facebook scrive: “Mi sa che le nostre battaglie stiano arrivando a destinazione. Forza!!!  Non è un arrivo e neanche una partenza ma significa se non altro che il sentiero è quello giusto ... continuiamo a camminare ... passo dopo passo... e speriamo di essere più veloci dell’avanzare delle nostre precarietà”.

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