Femminicidio sul Crinale. Una storia dimenticata del 1870

Questa è la foto scattata nei giorni scorsi da Magnani Luciano, componente del Gruppo di Cammino di Carpineti, durante una passeggiata sul sentiero CAI 621 nel tratto tra Monteorsaro e Peschiera Zamboni.

L'incisione così recita:

1870 / PACE / DOMENICA GIEBENINI / FU UCCISA / PRECATE PER EA

Quale storia si cela dietro questo masso? E' quanto ci sentiamo di chiedere ai lettori e agli appassionati di storia locale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 Commenti

  1. Da il profilo pubblico Fb: FEBBIO DI UNA VOLTA, il suo amministratore: Gianpaolo Gebennini
    Amministratore · 29 agosto 2019
    Alcuni anni fa, durante il tracciamento del sentiero che dal rifugio di Monteorsaro porta al Rifugio Zamboni alla Peschiera di Febbio. Gli escursionisti del CAI ‘tracciatori’, trovarono questa lapide di arenaria lungo il tragitto segnalato. Elio Pelli, che era tra questi, aveva fatto una ricerca sull’avvenimento, scolpito su quel grossolano, ma pieno d’amore, sasso di arenaria. Io l’avevo trovata su fb (credo) ed ora la riporto di seguito: Quando noi “sentieristi” del CAI dobbiamo modificare o tracciare nuovi sentieri, spesso riportiamo alla vita antiche mulattiere o tratturi che fino a cinquant’anni fa’ erano frequentati da pastori con le loro greggi nelle transumanze, da montanari con i loro muli carichi di legname o di sacchi di carbone provenienti dalle numerose carbonaie in funzione in mezzo ai boschi di faggio, da ragazzi, che per andare da casa a scuola dovevano percorrere questi sentieri camminando anche per ore. Durante i lavori di tracciatura del nuovo sentiero 621 nel tratto che va da Monteorsaro alla Peschiera Zamboni abbiamo fatto una scoperta inquietante, ci siamo imbattuti in un masso di arenaria scolpito con una scritta in un italiano molto povero come chi lo ha scritto. Su quella pietra c’era scritto : <>. Questa lapide ha immediatamente fatto scattare la mia curiosità; chi era questa Domenica? E perché era stata uccisa ? Queste domande hanno trovato risposta pochi giorni fa’ quando ho conosciuto l’unico pastore di Febbio, Mirco, un ragazzo giovane che ha deciso di riprendere l’attività della pastorizia dopo che ormai, da anni da queste parti, nessuno la pratica più. Sua nonna, mi diceva, gli ha raccontato la tragica storia della pastora Domenica. Questa pastorella portava tutti i giorni le sue pecore a pascolare da Rescadore a Monteorsaro, ma un giorno un pastore, più vecchio di lei, sbucò da dietro un albero e accusandola di aver portato le sue pecore nei pascoli di lui, la uccise con un coltello. Si dice che in quel prato , bagnato dal sangue di Domenica, non crebbe più l’erba ed un folto bosco se lo riprese. Questa è la nuda cronaca, io, però, vorrei tentare di ricostruire i fatti immaginando come possono essere andate le cose. Domenica era una bella e giovane pastorella e aveva una “simpatia” per Marco, il figlio del mugnaio di Febbio, si incontravano alla Messa della domenica e si accontentavano di un sorriso ed uno sguardo pieno di luce, ma alle feste di paese riuscivano anche a ballare e stringersi le mani. Le bastava quell’incontro domenicale per essere felice tutta la settimana, quando era ai pascoli con le sue pecorelle la sue mente ed il suo cuore volavano da Marco. Ma la sua fresca bellezza giovanile non era sfuggita ad un altro pastore molto più vecchio di lei e di animo cattivo. Un giorno lui la aspettò nei pressi del sentiero che porta ai pascoli, gli si parò davanti all’improvviso, la afferrò per la vita stringendola forte, lei si spaventò e si mise ad urlare con quanta voce aveva, cercò di sfuggire a quella presa divincolandosi con tutte le sue forze. Il malvagio pastore, non riuscendo a sottometterla ai suoi intenti, tirò fuori un coltello e la uccise. Per cercare di camuffare quell’orrendo delitto, portò il corpo di Domenica sui suoi pascoli, che erano li vicino, adducendo, per discolparsi parzialmente, che la pastorella portava spesso le sue pecore sui prati di lui e che, quindi, aveva difeso la sua proprietà. Quando Marco venne a sapere dell’accaduto, si precipitò sul luogo del delitto, trovò delle macchie di sangue su un masso in mezzo al sentiero. Si mise a piangere disperato. Pianse per giorni e giorni, tanto che la sorgente che sgorga a pochi passi dal luogo del misfatto, si dice, siano le lacrime versate da Marco per la sua adorata e amata Domenica. Per ricordare che lì fu uccisa e non nel prato, scolpì quella pietra. Scrisse l’anno “1870”, poi chiese “Pace” per l’anima di “Domenica Giebenini”, quindi scrisse che qui ” fu ucisa”, infine supplicò ” Precate per ea” . Come siano andate le indagini non è dato di sapere, a quei tempi i carabinieri arrivavano dopo settimane sui luoghi dei misfatti, non c’era il “112” , è probabile che il malvagio pastore l’abbia fatta franca, ma la pietra scolpita e le lacrime di Marco sono giunte sino ai noi, ricordandoli Marco e Domenica non sono mai morti. Elio Pelli.
    Gianpaolo Gebennini

    Gianpaolo Gebennini

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  2. https://archiviodistatoreggioemilia.beniculturali.it/index.php?it/103/fondi-archivistici
    Ho fatto una piccola ricerca all’ Archivio di Stato di
    Reggio Emilia
    Si può scaricare il link in Giudiziari,- Corte d assise di Reggio Emilia.
    Si può scaricare l allegato.
    A pagina 50 È menzionato l omicidio.
    Laura branchetti

    Laura Branchetti

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  3. Bravi Gianpaolo e Laura, complimenti!!! Grazie a Laura, peraltro, ora conosciamo anche nome e cognome del potenziale assassino…

    Andrea

    Rispondi
  4. a proposito della tragedia del 1870

    la Togninelli G. di Monteorsaro riferisce:

    in quella tragica giornata si trovano nei pressi dalla lapide commemorativa
    la buon’ anima della Domenica e la sorella della stessa col marito Lorenzo Puglia.

    Queste tre persone seguono al pascolo due o tre vacche e una cavalla
    e fanno lavori di campagna.

    La giornata sembra passare in serenità, ma ad un certo momento la sorella, stizzita, della Sig,ra Domenica avverte il marito che la Domenica ha spaventato la cavalla,

    Lorenzo Puglia si avvicina alla cognata le mette le mani sul collo stringe al di là delle sue intenzioni,
    così dirà lui, e tale violenza sarà letale.

    Nell’ immediatezza del fatto di sangue Lorenzo scappa in Garfagnana, dopo alcuni giorni rientra in Monteorsaro dichiarandosi pentito e di non avere mai avuto l’ intenzione di uccidere la cognata e chiede perdono,
    i parenti della vittima credono alle sue parole e lo perdonano.

    Nel frattempo si consegna o viene arrestato dai carabinieri, tradotto in carcere vi rimarrà per poco tempo.

    È da ricordare che le due sorelle Gebennini (o Giebenini o ..) avevano sposato due fratelli Puglia.
    Si può aggiungere,ma non è di grande interesse, che il vedovo si risposerà qualche anno dopo.

    La sigra G, Togninelli, la cui nonna materna era nipote della vittima,
    è a conoscenza dei fatti sopra descritti tramite i ricordi dei suoi avi.

    i.togninelli

    Ivano togninelli

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