La scoperta, Piacentini aveva ragione: il Volto Santo di Lucca è originale

La scoperta è di quelle sensazionali, che capitano una volta ogni secolo o quasi. Il Volto Santo di Lucca, il celebre e veneratissimo crocifisso conservato nella Cattedrale di San Martino della città toscana, che un antico testo creduto leggendario affermava essere arrivato a Lucca nel 782 d.C., non solo è il primo e unico Volto Santo (si riteneva fosse una copia più tarda di un originale andato perduto) ma  è effettivamente  databile tra gli ultimi decenni dell’VIII e l’inizio del IX secolo. Il che ne fa  la più antica scultura lignea dell’Occidente, arrivata sorprendentemente integra ai giorni nostri.

La scoperta è merito dell'Opera del Duomo lucchese che ha affidato all'Istituto nazionale di Fisica Nucleare Chnet - Cultural Heritage Network di Firenze l’analisi diagnostiche del monumentale.Di questa scoperta si parla nell'Appennino reggiano attraversata dall'omonima via del Volto Santo. E sono le parole della Bibbia, citate spesso da San Francesco, “Dio abbia pietà di te e ti benedica. Mostri a te il suo Volto. Rivolga a te il suo sguardo e ti doni la sua Pace” che ci fanno capire quanto, nella tradizione ebraico cristiana, sia importante il volto del Signore. Proprio per questo il Volto Santo - il crocifisso ligneo custodito nella Cattedrale di Lucca e simbolo della città - è una delle icone più venerate della cristianità, il cui culto nel Medioevo si estese a tutta l’Europa, creando un flusso ininterrotto di pellegrinaggi anche attraverso le nostre terre, lungo la via Francigena.

Gli esami eseguiti per la prima volta con il metodo del carbonio 14 su tre campioni di legno della scultura e su un frammento di tela applicata sulla superficie lignea fin dall’origine, hanno dato un risultato incontrovertibili.

A gioire di questo risultato è sicuramente Giuseppe Piacentini, comandante del Reparto Carabinieri del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, che ha di recente scritto un saggio dal titolo “Il Volto Santo e le sue Vie”, introdotto da una testimonianza di Clementina Santi, ed edito da Effigi di Grosseto.

Nel volume, pubblicato con il contributo della Banca dell’Identità e della Memoria della Garfagnana e del Parco Nazionale, Piacentini ha considerato  "storia, culto e leggende" delle tradizioni relative al crocefisso lucchese ed ai percorsi storici ed iconografici che lo contrassegnano sul territorio, esprimendo a livello di ipotesi ciò che gli studi oggi dimostrano.

“A differenza dell’opinione più consolidata fin ad oggi, il mio saggio sostiene che l'antico crocifisso ligneo presente nella cattedrale di Lucca non è riferibile al XII - XIII secolo, o che sia la copia di un precedente più antico oggi perduto, ma che sia effettivamente l’originale, da collocare piuttosto nell’VIII secolo, al tempo delle lotte iconoclaste. Sono contentissimo che gli studi recenti, appena pubblicati, abbiano confermato, almeno per la datazione, la mia ipotesi.
Varie considerazioni di carattere storico, artistico e anche teologico mi avevano condotto a retrodatata di tre secoli la venerata immagine.”

Il volume di Piacentini è stato realizzato con l'intento di rafforzare dal punto di vista culturale il progetto di valorizzazione delle vie storiche del Parco Nazionale, cioè i due cammini di antico pellegrinaggio riconosciuti nell'ambito dei Cammini Europei, e che interessano l’Appennino Emiliano oltre la via francigena. Una prima via attraversa la Lunigiana e la Garfagnana con direzione Lucca. La seconda, detta Matildica, parte da Mantova e attraversando i territori canossiani si ricongiunge alla prima a Castelnuovo Garfagnana.

“Nel saggio - continua Piacentini - sono illustrati la geografia e i reciproci rapporti fra il crocefisso lucchese e altre immagini simili di crocifissi ‘tunicati’ - dove il Cristo in croce è vestito - e una piccola rassegna dell'iconografia pittorica che rappresenta il medesimo soggetto - icona dell'icona - che nel tempo si è diffusa sui nostri territori. Segnalo principalmente gli antichissimi volti santi lignei di Rocca Soraggio (Sillano - Gafagnana), Dobbiana (Filattiera - Lunigiana) e Bocca di Magra, e le rappresentazioni bidimensionali di Parma, San Polo d'Enza, Codiponte."

Tenente colonnello Giuseppe Piacentini

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2 Commenti

  1. Complimenti Colonello per la straordinaria scoperta
    E complimenti per il bellissimo e appassionante libro
    “il Volto Santo e le sue Vie”

    EldaZannini

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  2. È nei valori artistici,storici e religiosi il cuore attrattivo dei grandi cammini. L’indagine scientifica che conferma la verità di quella che sembrava un’affascinante leggenda dà un ulteriore aggiunto alle Vie del Volto Santo: a quella da Mantova (Matildica),che attraversa l’Appennino, e a quella da Pontremoli -che attraversa Lunigiana e Garfagnana. Il bel libro di Giuseppe Piacentini -così come gli scavi sulla Pieve di Toano- portano alla luce un insieme di testimonianze storico religioso di enorme valore. Rappresenta dunque (così come i recenti scavi sulla Pieve di Toano,i lavori appena avviati sul tracciato Canossa San Pellegrino, i progetti in cantiere in Lunigiana e Garfagnana, gli studi sulla Parma Lucca romana) un mattone importante di una grande costruzione. È un investimento di vera prospettiva sulle arre rurali, i borghi e l’ APPENNINO che sta tra il mare ,Parma e Lucca. Lo studio di Piacentini ricostruisce i fili di connessioni profonde. Faremo presto una adeguata presentazione del libro anche sul versante Emiliano .

    Fausto Giovanelli

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