In ricordo di Orfeo Malagoli

Si sono svolti domenica 5 luglio i funerali di Orfeo Malagoli. La montagna ha perso con lui un altro dei suoi protagonisti della ‘rinascita’. Infatti, Orfeo Malagoli, che con dedizione e amore, ha contribuito alla crescita del territorio, una partecipazione concreta e non teorica o virtuale come si usa oggi.

Orfeino, per noi amici, quand’era ragazzo era appena finita la guerra e, prima della scuola, per molti di noi c’era il lavoro: nei campi, al pascolo con le bestie e qualsiasi altra faccenda pur di rendersi utili. Orfeino lo consideravamo fortunato perché i suoi avevano un camion, però doveva aiutare a caricare e a scaricare legna o materiale edile: era il momento che si cominciava a costruire case anche in montagna. Noi amici ci offrivamo volontari per andare ad aiutarlo solo per il piacere di fare un giro in camion, allora non esistevano macchine.

Abbiamo cominciato a calciare un pallone vero con i fratelli Giovanni - già collaboratore della nostra radio - e Orfeo Malagoli, gli unici ad averlo, alla domenica pomeriggio nelle stoppie pianeggianti a Nigone di Ramiseto. Crescendo, prima la scuola dai preti delle varie parrocchie, soprattutto don Elvo Magnani di Nigone, poi in corriera a Castelnovo Monti mattino e sera, la mensa e il doposcuola, assistiti da Paola Marconi.

Finita l’esperienza scolastica di Castelnovo non c’erano molte scelte: pochi potevano permettersi di continuare gli studi, molti sono emigrati in città e altri per fortuna sono rimasti fedeli al territorio.

Orfeo Malagoli ha continuato gli studi andando a Montechiarugolo, poi conseguendo il diploma di perito agrario. Da montanaro a soldato negli alpini, Orfeino aveva intrapreso con successo la carriera militare arrivando al grado di capitano, però ha dovuto interrompere per necessità familiari.

Orfeo Malagoli era un bravo uomo di grande fede e oltre a partecipare alle funzioni religiose, era devoto a S. Maria Maddalena dell’Eremo del Ventasso che ogni anno raggiungeva, con lunghe ore di cammino a piedi, per porre la schiena sotto un grande masso ricurvo che protesse Maddalena. L’ultima volta è andato con il figlio Mario nel luglio 2019. La leggenda narra che chi soffre di mal di schiena, appoggiandola nell’incavo della roccia ne avrà un beneficio. Orfeo credeva in questo.

Un momento delle esequie con il saluto degli Alpini (foto Alessandro Davoli)

Un montanaro vero che, salvo qualche breve parentesi all’estero, non ha mai abbandonato la sua montagna, spirito sportivo e ancora capace di parlare il dialetto con gli amici, come suo fratello Giovanni, mancato qualche anno fa. Negli anni ‘60 ha fatto 4 anni di esperienza in Libia con la ditta costruttrice Degola-Ferretti reclutando anche diversi operai specializzati della montagna. Rientrato dalla Libia, dopo qualche altra esperienza di lavoro, è entrato allo stabilimento delle acque minerali Samicer di Cervarezza Terme nel 1970 dove è rimasto, come responsabile amministrativo, fino al 1993, anno in cui è andato in pensione dedicandosi alla famiglia, che nel frattempo, dopo il matrimonio con la maestra Loredana Bottazzi e la nascita di 2 figli, è aumentata con l’arrivo di ben 5 nipotini ad impegnare nonno Orfeino ai quali avrà trasmetto i valori e l’amore per la montagna.

L’ultimo saluto domenica pomeriggio al capitano degli alpini Orfeo Malagoli, deceduto all’età di 86 anni presso la sua abitazione a Canova di Ramiseto, è avvenuto presso la chiesa di Ramiseto e nonostante i limiti imposti dalle norme anti-coronavirus, una numerosa folla si è unita ai familiari partecipando alla funzione funebre concelebrata dal parroco don Danilo Gherpelli con don Creardo Cabriomi, all’organo l’ultranovantenne dott. Riccardo Azzolini che ha accompagnato la funzione funebre del cugino Orfeo. Tutti i partecipati indossavano le mascherine rispettando la distanza in chiesa, moltissime persone hanno potuto seguire la messa funebre all’esterno grazie all’impianto di diffusione. Davanti all’altare accanto al feretro erano presenti molti alpini con i gagliardetti, dalla sezione di Reggio Emilia, con il presidente Albert Ferrari, e molte atre sezioni della montagna. L’alpino Lino Franzini della sezione di Ramiseto, ha salutato a nome di tutti gli alpini il capitano Orfeo Malagoli “andato avanti”, un saluto da amico anche dell’ex sindaco di Castelnovo Monti, Gianluca Marconi, il figlio Mario ha letto la preghiera dell’alpino. Breve sosta nel sagrato della chiesa al termine della funzione per un saluto degli alpini, una canzone in coro che rievoca la storia delle penne nere, quindi il feretro, seguito da una colonna di macchine, è proseguito per il cimitero di Nigone dove Orfeo riposerà per sempre accanto al fratello Giovanni, mancato qualche anno fa.

 

(Settimo Baisi)

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5 Commenti

  1. Mi complimento per ciò che scrive Settimo Baisi, da cui si evince che la vita di Orfeo Malagoli è stata ammirevole. In effetti la vita del Capitano Orfeo è sempre stata caratterizzata da un forte impegno mirato alla solidarietà; ha sempre espresso un grande valore sociale, un grande amore per la propria terra e un grande desiderio di portare aiuto a chi ha bisogno; era una figura su cui chiunque poteva contare. Tutto questo ho avuto modo di constatarlo personalmente nei tanti incontri che ho avuto con Lui, indossando sempre il Cappello Alpino. Orfeo Malagoli era un grande uomo e un grande Alpino, l’Alpinità che portava nel cuore traspirava in ogni sua azione, in ogni suo concetto; persone come lui sono rare. La sua scomparsa lascia un grande vuoto, non solo in noi Alpini che perdiamo il nostro riferimento, ma in tutta la comunità. Ora dipende da noi seguire il suo esempio e tramandare ai giovani i valori che ci ha lasciato in eredità; se saremo in grado di fare questo, la sua vita e i suoi sacrifici non saranno stati vani e il suo ricordo sarà sempre tra noi.

    Alpino Franzini Lino

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  2. Veramente commossi dalle molteplici manifestazioni di stima ed affetto rivolte ad Orfeo, desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alle funzioni religiose e a questo momento di dolore.
    In particolare ringraziamo gli Alpini, che con la loro presenza ci hanno ricordato con quanto orgoglio e rispetto Orfeo indossasse il cappello con la penna nera. Ha sempre ricordato gli anni di servizio con nostalgia e condiviso i valori del Corpo con spontaneità e naturalezza. Grazie ancora di cuore.

    Loredana, Paola e Mario Malagoli

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  3. Io non lo conoscevo direttamente, ma dal racconto di Settimo Baisi si evince tutto il valore umano di questa persona, che ha dato molto alla sua famiglia ed alla comunita’ tutta.

    Enrico 1960

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  4. Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare in ufficio con lui alla Samicer dall’87 all’88.
    Poi io presi altra strada, di cui lui non era molto convinto.
    Solo ammirazione per questo grande uomo.

    Roberto Z.

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  5. Nel leggere le parole di apprezzamento e stima nei confronti di Orfeino mi viene alla mente quando, anni orsono, ebbi ad udire, e non fu l’unica volta, che i Malagoli erano “gente per bene” – come si usava allora dire – ossia affidabili ed “esemplari”.

    Sono ricordi piuttosto lontani nel tempo, ma quel riconoscimento, che era di fatto un elogio, non mi sembra essere qualcosa di poco conto e di insignificante, specie pensando al mondo d’oggi dove certi “valori” sembrano venir sempre più a meno.

    P.B. 09.07.2020

    P.B.

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