Spook: due ragazzi provano a leggere il mondo

Come prima cosa ci scusiamo con tutti per il papello lungo e un po' pesante che segue, ma due cosette dovevamo pur dirle, siamo persone serie in fondo, e parleremo di cose serie, belle anche.
Comunque sia: spook sono due ragazzi di vent'anni che tenteranno di esprimere il mondo come lo vedono loro, di raccontare il tutto che ci circonda, pieno di meraviglia e atrocità, come lo possono vedere due ragazzi così giovani (dunque con gli occhi di un bambino) perennemente in cerca di quella strana cosa che alla fine cerchiamo un po' tutti: la "Felicità" (parolone). 
È un impresa classicamente ridicola. Lo hanno fatto in tantissimi, molto più preparati e capaci di noi.

Spook suona pure bene, ma è soprattutto una parola che ricorre spesso in un bel romanzo di Philip Roth: "La macchia umana". Non staremo a rompervi le palle con la trama, vi basti sapere che il libro traduce plasticamente una meravigliosa massima del giovane Marx: "non è l'essere di una persona a determinarne lo stato sociale, ma è lo stato sociale a determinare l'essere di una persona". Semplificata al massimo: non è la bandiera, il grado di istruzione, il credo, la lingua, o quello che volete, a fare di noi le persone che siamo. Noi siamo quelli che siamo grazie alle opportunità che abbiamo incontrato nella nostra formazione e, come chiunque può chiaramente vedere, non abbiamo tutti la stessa fortuna.

Tutto il progetto nasce per un motivo molto semplice: dare a tutti l'opportunità di poter guardare oltre l'infelicità del capitalismo per come lo conosciamo, mostrare al nostro Appennino (e a chi ci vorrà ascoltare) che un'alternativa esiste.
A questo proposito scomoderemo un gigante come Guccini, che nella sua bellissima versione del Don Chisciotte canta così:
"Mio signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre
dove regna il capitale, oggi più spietatamente
riusciranno questo brocco e questo inutile scudiero
al potere dare scacco e salvare il mondo intero?"
O più semplicemente: ma chi me lo fa fare?
A parlare qui è Sancho Panza, evidentemente perplesso dai viaggi mentali di Don Chisciotte. Perché fare tanta fatica? Perché non accettare che così è, e basta? Perché non smetterla con questa ridicola lotta contro i mulini a vento?
Ingiustizie, diseguaglianze, immigrati, cambiamenti climatici, conflitti sociali, i barboni, i carcerati, i poveri, i miliardari.
Anni e anni che se ne parla e nulla che sembra veramente cambiato.
Che fare?
Effettivamente anche la prospettiva di strafottersene non è poi così male: lasciar andare tutto così, voltare lo sguardo, non pensarci, in fondo stiamo tutti bene.
Cosa risponde, però, Don Chisciotte?
"Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?"
Ecco, a noi, questa parte piace di più.
Con tutte le libertà che abbiamo, vogliamo prenderci anche la libertà di pensare a una realtà che non sia questa, un mondo diverso, magari migliore. Vogliamo (e ognuno di noi dovrebbe) lottare contro i mulini a vento.
Per lo meno ci proviamo.

 

(Filippo Romei e Federico Cavazzuti)

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Ecco, se noi, due studenti di vent'anni, oggi cerchiamo di uscire dalla nostra personale esperienza (da privilegiati quali siamo, come chi legge, probabilmente) e proviamo a guardare il mondo per come è, nelle cose che vediamo agli angoli delle strade, nei bar o in qualunque altro luogo, come dire... non siamo tanto contenti.
Ciò che sentiamo è una forte infelicità generale.
Ed è proprio in questo mondo sospeso, in questo tempo sospeso, che ci si è balenato un sogno veramente veramente strano: vedere la Trump Tower in fiamme.
Fermatevi.
Non demonizzate, non giudicate, non dite che la violenza non è mai la soluzione (lo sappiamo). Fermi, davvero, per favore.
Si tratta di un sogno simbolico: cercate di immaginare la Trump Tower non come l'edificio di dubbio gusto qual'é, ma come un simbolo.
Immaginatela come il simbolo delle ingiustizie, delle diseguaglianze, di quel potere che ha lasciato spazio a una, e una sola, legge da perseguire, da portare come massima aspirazione di qualunque essere umano: l'assoluta (dal latino ab + solutus, «sciolto da», in pratica: sopra ogni cosa) logica del profitto. Il simbolo di una finanza, di un economia, che ha spazzato via tutto il resto: niente più politica, niente più cultura, bellezza, niente più felicità, solo e solamente il profitto.
Perché questo è la Trump Tower: l'incarnazione cemento e mattoni di questa logica tossica e contro qualsiasi idea di essere umano che sta devastando la nostra vita, che sta portando al completo collasso sociale e climatico un intero pianetail: il mercato sopra ogni cosa, compresa l'umanità.
Insomma, a noi, sembra che la famosa mano invisibile ipotizzata dal filosofo Adam Smith nel 1776, e che tra l'altro dovrebbe essere mossa naturalmente dalla simpatia che l'uomo prova verso l'altro uomo (lascio a voi giudicare), ci stia allegramente facendo il dito medio, e che forse sarebbe ora di metterle un bel guanto.
Ora continuate a immaginare.
Immaginate che ad attaccare questo simbolo siano "gli ultimi": emigrati, clandestini, drogati, barboni, anziani, studenti, carcerati, prostitute, operai, gente che finalmente può manifestare la propria libertà (la ribellione contro l'ingiustizia, come ci ricorda Freud); gente che magari fatica ad arrivare a fine mese, o più semplicemente fatica per farsi qualche giorno di vacanza quando Loro... Loro possono permettersi, senza grandi sforzi economici, (lo chiamano investimento) di costruire un resort in un paese africano dove la maggior parte della popolazione vive in condizioni che noi non potremmo neppure lontanamente immaginare. Un villaggio di lusso nelle coste di un paese alla fame, chi non lo vorrebbe?
Scusate, abbiamo divagato. Torniamo alla Trump Tower. Tornate ad immaginare.
Il dado è tratto, la rivoluzione è alle porte, guardate in strada: barboni in rivolta, studenti con Marcuse tra le mani, clandestini che riempiono le strade di New York, prostitute truccate come in una serata di duro lavoro, tutti con un solo obbiettivo: cambiare il sistema: vedere la Trump tower in fiamme.
Loro, individui difettosi, che non ci stanno dentro, che non possono produrre, o comunque lo fanno poco, non abbastanza; loro che non consumano, non possono consumare, poco, o comunque, non abbastanza; loro, individui difettosi, che crepano ogni singolo giorno della loro vita, che ogni singolo giorno della loro vita fluttuano tra l'indifferenza generale (adagiata tra il feticismo del consumo e un individualismo folle) mentre inutilmente cercano una via di uscita, mentre cercano disperatamente la loro funzione in questa macchina assurda e in bilico come l'attuale fase storica del capitalismo.
Inutile dire che tutto ciò non accadrà.
Questo è un sogno irrealizzabile: gli studenti non bruceranno la Trump Tower, rimarranno nel loro agio borghese come se nulla fosse;

non lo faranno gli immigrati, che continueranno nel loro disperato tentativo di cercare una speranza altrove;
non lo faranno i barboni, che continueranno a vagare senza dimora persi tra lo sguardo giudice dei passanti;
non lo faranno i carcerati, che continueranno in quel folle tentativo di rieducazione che chiamiamo Carcere, dove rinchiusi in una cella in condizioni atroci mantengono quella convenzione sociale che non siamo stati in grado di superare in parecchi secoli di storia;
non lo faranno gli operai, che continueranno a sudarsi la pagnotta, conviti che il loro nemico sia l’immigrato e non il sistema che li costringe a una lotta orizzontale;
non lo faremo noi due che continueremo in questa ridicola lotta contro i mulini a vento.

A nessuno è mai venuto in mente che la colpa non è loro, ma di un sistema che gli ha imposto una vita di miseria? A nessuno è mai venuto in mente che la colpa non è dell'immigrato nel barcone, ma del sistema che lo costringe a rischiare tutto in questo modo assurdo? A nessuno? Davvero? Ovviamente tante persone ci hanno pensato, lo hanno detto, scritto, raccontato: Karl Marx, per citare il più illustre e il più discusso, ci insegna che "non è l'essere di una persona a determinarne lo stato sociale, ma è lo stato sociale a determinare l'essere di una persona" . Insieme a lui molti altri, ma ahimè non sono stati gran ché ascoltati.
Ma qualcosa è ancora possibile, forse più facile, anche.
Resistere.
Fare Resistenza.
Noi abbiamo una fortuna incredibile, per fare la resistenza ci basta leggere un libro, andare in un museo, a teatro, questa è oggi la resistenza: assaporare quel poco di felicità (che è molto diversa dal benessere) che ci è ancora concesso. Il signore con la barba, che abbiamo citato poco fa, ha detto e pensato un sacco di cose. Tra questo marasma di pensieri e citazioni che ogni tanto vengono tirate fuori, come un cacciavite dalla cassetta degli attrezzi, c'è una frase piuttosto famosa, bella anche, ma che forse oggi ha perso un po' del suo smalto. Il signore che tanto somiglia a babbo natale dice infatti: "bisogna passare dall'arma della critica alla critica delle armi". In partica ci supplica di Agire. Ecco, in questo caso non siamo proprio d'accordo con lui
Vi raccontiamo allora una bella storia di resistenza.
Negli anni 70 un giovane afroamericano (ora professore universitario a Berkley) sognava di entrare nelle Black panther, sognava di fare la rivoluzione. Quando riuscì finalmente ad entrare, la prima cosa che gli diedero fu un enorme pila di libri. Inutile aggiungere che ne fu indignato. Sognava le armi, sognava il fuoco, sognava di distruggere il sistema che lo etichettava come scarto. Al suo stupore il comitato della Black panther rispose che quei libri sarebbero state le armi più potenti che avrebbe mai potuto utilizzare. Il futuro professore scopre in quel momento che distruggere non è il punto di partenza, il primo passo che ognuno di noi deve compiere per fare davvero una rivoluzione è costruire.
Ora torniamo al giochino iniziale: Immaginate. Immaginate un mondo diverso, un paradigma diverso, un sistema diverso.
Cerchiamo la felicità, tutti insieme, e li troveremo anche la resistenza, la liberazione, un mondo nuovo e migliore.
Per favore non siate complici, pensate e basta.

(Filippo Romei e Federico Cavazzuti)

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2 Commenti

  1. Provateci, ragazzi, provateci per favore.

    EldaZannini

    Rispondi
  2. Bravi ragazzi, ottime riflessioni. Avanti così che l’Appennino ha bisogno di voi!

    Andrea

    Rispondi

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