Camisasca sui temi “scomodi”: “Dal Papa l’invito a parlare”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Caro Direttore,

un buon numero di fedeli mi scrive: “Perché voi vescovi parlate così poco, intervenite così raramente sulle questioni che turbano la nostra coscienza, sulla deriva anti-umanistica che in tema di aborto, eutanasia, identità sessuale ecc. sta producendo un cambiamento antropologico devastante?” Naturalmente è un mio riassunto, ma veritiero, delle lettere e messaggi che ricevo.

Non si tratta di credenti ai confini dell’ortodossia, di vittime di polarizzazioni (come oggi purtroppo accade), di oppositori del Papa. No, sono credenti che pongono una domanda a cui dobbiamo rispondere.

Innanzitutto: è vero che i vescovi parlano poco?

I giornali, i canali televisivi, i siti web registrano spesso solo le notizie sensazionali. Se sei moderato, riflessivo, se vuoi informare e non solo scandalizzare, è difficile che ti riprendano. Per questo i vescovi compaiono poco sui giornali. Ci sono, è vero, i settimanali diocesani, ma hanno poca audience.

C’è Avvenire: noi vescovi dovremmo curarcene e utilizzarlo di più per far giungere la nostra voce.

Ma occorre parlare anche sui giornali locali. Il popolo non vuole solo il comunicato della Conferenza Episcopale. Desidera sentire la voce del proprio Pastore.

A riguardo del Papa, penso che ci sia stato un fraintendimento, forse favorito da qualcuno. Abbiamo inteso l’invito del Papa a non soffermarci solo sui principi non negoziabili, come un invito a tacere su di essi. Invece il Papa parla e insegna a parlare.

Dobbiamo rinnovare la vicinanza al nostro popolo (“l’odore delle pecore”) attraverso un giudizio equilibrato e misericordioso sui fatti di ogni giorno che non taccia di fronte alla mentalità del mondo. Il nostro popolo sono i poveri e amare i poveri è anche aiutarli a riconoscere il bene e il male nella vita presente.

+ Massimo Camisasca

Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

 

La lettera è stata pubblicata dal quotidiano Avvenire nell’edizione del 25 agosto 2020 sotto il titolo di “(Scripta manent) Vescovi chiamati a parlar chiaro con equilibrio e misericordia”.

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5 Commenti

  1. Egregio Vescovo
    sarebbe bello che tra i temi “scomodi” fosse annoverato anche quello della misericordia e della solidarietà verso i nostri fratelli migranti. Sarebbe così bello se la chiesa prendesse inequivocabilmente le distanze da coloro che sventolano rosari e invocano la Madonna, e contemporaneamente predicano razzismo e intolleranza. Ne parla spesso il Papa, ma ne parlano molto meno spesso (come in questo caso) vescovi e prelati.
    Un cordiale saluto

    Andrea

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  2. Caro Andrea, di migranti autoctoni ne abbiamo, se li vogliamo vedere, davanti ai nostri occhi ogni giorno.
    Non c’è bisogno di continuare a stracciarci le vesti pensando ai barconi e come aiutare questi ” poveri cristi”, vittime di un commercio senza scrupoli, tollerato in nome della solidarietà.
    Ci sono milioni di italiani ” senza voce” che lottano ogni giorno per mettere insieme il pranzo con la cena: cominciamo da li.
    Non confondiamo il dito con la luna.
    E, per favore, lasciamo stare i Rosari e la Madonna…

    Ivano Pioppi

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  3. Si predica giustamente l’accoglienza, ma appena sbarcati tutti se ne lavano le mani, così si lascia vivere queste persone ammassate peggio di animali, così come tanti ben pensanti, che si scandalizzano delle parole di Salvini, non ci farebbero stare neppure i loro cagnolini, che ipocriti. Io vedo ogni giorno generazioni di giovani e uomini e donne forti che abbandonano un continente che fra pochi anni sarà popolato solo di anziani e che poi sarà in mano a quei pochi potenti che lo sfrutterà no fino in fondo. Un continente che non ha futuro perché il suo futuro se ne va su dei barconi senza che NESSUNO faccia nulla.

    Cristina

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  4. Caro Ivano
    aiutare i migranti “non autoctoni” non significa dimenticarsi di quelli “autoctoni”. Qualcuno 2000 anni fa ci ha insegnato che gli esseri umani sono tutti uguali, la sua affermazione “cominciamo da li” non va in questa direzione, ma fomenta una triste guerra fra poveri. Sono certo che se su quei barconi ci fosse un suo figlio, parente, o anche solo amico, lei sarebbe il primo a “stracciarsi le vesti”. E riguardo al lasciar stare Rosari e Madonna, sono perfettamente d’accordo con lei, ma bisognerebbe dirlo anche a qualcuno dei nostri politici…

    Andrea

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  5. Ci fu un tale,certo Salvatore Buzzi,che,dopo una condanna a 25 anni di carcere per aver ucciso con 34 pugnalate il socio in affari ,uscito dopo 11 anni per grazia ricevutagraz da Scalfaro,volle redimersi fondando la “Coop 29 Giugno” votata all’accoglimento e alla gestione dei profughi.Purtroppo i nobili propositi si infransero nella nota intercettazione telefonica dello stesso Buzzi:” tu c’hai idea quanto c’è guadagno sugli immigrati? il traffico di droga rende meno”.Purtroppo ne’ cooperative, ne’ i nobili quotidiani inviti alla carità cristiana di Papa Francesco per i milioni di innocenti bambini che muoiono di fame,ne’ per quelli che sono condannati alla cecità’ a causa del tracoma ,che può’ essere eradicato con una pomata oftalmica ad un costo inferiore alla paghetta che garantiamo ai profughi.

    Giorgio

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