(Anche) non sapere è essenziale. Il messaggio di Emanuele Ferrari agli studenti

 Riceviamo e pubblichiamo.

____

 

Non sapere.

Settimo messaggio in bottiglia per l’inizio dell’anno scolastico.

 

 

Non so.

Penso che oggi sia la cosa che mi sento di dire. E scrivere. Quella necessaria.

Non so come sarà. Non so come starò. Non so se questo è un inizio, uno di quelli veri, e non invece un falso movimento. Non so se andrà tutto bene.

Ma a volte, mai abbastanza forse, ci rendiamo conto che non sapere è essenziale. Non sapere è una porta che si apre, è stare sulla soglia non sapere. Rinunciare al tutto per una sua parte, quella piccola, piccolissima. Quella che forse so.

Non sapere, oggi, mi pare che sia come stare in una tensione, anzi in una vibrazione, pronti a muoversi, ad andare verso, sentirsi pronti, per tutto quello che viene, nonostante tutto.

Quello che avviene.

 

Ecco mi sembra, già questa posizione, non seduta, non passiva, questa idea concreta di non sapere, un buon modo per riprendere il filo, forse anche per ricominciare.

E in particolare per ricominciare la scuola. Ad andarci soprattutto. A trovarsi in questo luogo, dove in ogni momento sapere e non sapere si mettono in contatto, dove la presenza dialoga, o dovrebbe dialogare, con la distanza. Dove le parole e le cose trovano il modo e i mondi per risuonare insieme, a partire da un primo, ineffabile silenzio, che poi è contenuto in ognuno di noi.

E respira nel nostro respiro.

 

Ecco quindi cosa farò io quest’anno.

La scuola istruzioni per l’uso, mi verrebbe da dire. Da scrivere.

Leggerò a qualcuno l’Odissea.

A qualcun altro invece Oceano mare.

Leggerò questi due libri perché parlano di uomini in cammino.

E perché il mare è un idioma che io non posso decifrare.

Cercherò di non sapere, e con questo, di imparare qualcosa. Insieme con loro.

Aprirò molte volte le finestre delle aule, più dei cinque minuti previsti, per fare entrare aria.

Proverò a non sbuffare, a non soffiare per mandare via le cose, i pensieri, tutto quello che non mi piace.

E proverò invece a respirare per mandarle dentro le cose, i pensieri, anche quello che non mi piace, e forse trasformarlo in bene, per me ma non solo.

Perché il bene, se è per uno solo, non è bene.

Poi cercherò di dare valore alla cosa più preziosa che accade ogni momento nella scuola: gli errori, gli sbagli, ma anche gli sbadigli, le fragilità, le sconfitte, i fallimenti, le incertezze, le insicurezze.

Cercherò di fare in modo che queste cose abbiano il voto più alto, la mia considerazione più elevata, la mia attenzione più pura e disinteressata, anche la mia gioia inattesa.

Perché solo da quelle isole di non sapere accade il miracolo della scuola, e diventa possibile ascoltare l’oceano mare, intraprendere la nostra comune, umanissima odissea.

E tornare a casa. Nella nostra patria. Dove c’è qualcuno che ci aspetta. Una madre e moglie. Un figlio. Ancora un padre. Che coltiva la vigna.

Cercherò di tornare a casa allora. E di non smettere mai di tornarci.

Perché di fatto io non so.

Non so come si fa. A ritornare. Per questo vado ancora  scuola.

Per aspettare, per sperare. Di impararlo.

 

Questo è quello che farò e vi auguro di fare.

Questo è quello che vi auguro di cercare. Per quest’anno almeno.

Io ve lo prometto. Lo cercherò.

 

(Emanuele Ferrari, vice sindaco, assessore alla scuola

Comune di Castelnovo Monti)

10 settembre 2020

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16 Commenti

  1. Bellissimo messaggio, da far passare anche tra tutti gli esseri umani !
    Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo!

    nedda

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  2. Solo una grande persona può scrivere queste cose! Grande Emanuele!!!

    Alessandro Toni

    Rispondi
  3. È un incanto ascoltare quello che scrivi.. Ti entra nel cuore e nell’anima.. Hai una grande forza.. Un abbraccio grande a te ed a tua figlia. Federica

    Federica Benvenuti

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  4. Complimenti Emanuele.

    Laura Branchetti

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  5. Complimenti !
    Spero che tutti gli insegnanti abbiano ” il fuoco dentro” come lei: ne abbiamo bisogno per i nostri ragazzi, che hanno davanti un futuro non del tutto roseo ( eufemismo) e cercano punti di riferimento per non smarrirsi.

    Ivano Pioppi

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  6. Grazie Emanuele.
    I ragazzi sono molto fortunati ad avere un professore come te.

    Sara Rubertelli

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  7. Quando le parole hanno un’anima. Chapeau professore. In bocca al lupo a tutti gli studenti.

    Andrea Muzzini 1980

    Rispondi
  8. Grazie Emanuele,
    Sei stato un ottimo studente, ora sei una guida sublime.
    Mi hai toccato l’anima.
    Patrizia Croci

    Patrizia Croci

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  9. Un insegnante, ho detto tutto.
    Complimenti Monja

    Monja

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  10. Sinceramente commossa, La scuola ha veramente bisogno di insegnanti così !!!
    “Chi più sa, sa di non sapere” (Socrate).
    .

    Stefania Barbantini

    Rispondi
  11. “Perché il bene, se è per uno solo, non è bene”. Le tue parole mi sono arrivate dritte al cuore, le ho condivise. Per gli studenti ma anche per tutti noi, è un grande insegnamento di vita che mi fa riflettere.
    Grazie Emanuele

    Marzia Bonicelli

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  12. Bravo Emanuele, speriamo che il tuo messaggio, oltre agli alunni venga recepito anche dagli adulti che spesso invece pensano di sapere anche se non sanno.

    oreste torrri

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  13. Uno scritto che fa vibrare le emozioni…
    Un carissimo saluto Emanuele e buon lavoro.
    Enzo Crispino.

    Enzo Crispino

    Rispondi
  14. Caro Emanuele, fortunati quei giovani che potranno crescere in sintonia con
    un’anima bella, mentre tu respirerai la freschezza e l’esuberanza della loro tenera età! Buona scuola! MP

    paola

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  15. Ho imparato a conoscerti a scuola, hai insegnato a tutti i miei figli, ciò che hai scritto è una riflessione profonda su due parole che possono significare tutto e l’esatto contrario.
    Fortunati gli studenti di Villa Minozzo che ti hanno come insegnante.

    massimo bonini

    Rispondi

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