L’omelia di don Giovanni Ruozi e il «Giubileo della terra»

Ecologia basata su scelte d’amore

“Giubileo della terra”, ovvero un tempo sacro per ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi. È questo – a partire dal versetto del Levitico “Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo” (Lv 25,10) - il concetto cardine che fa da guida al Messaggio di Papa Francesco per la VI Giornata mondiale di preghiera per il Creato, che si celebrava il 1° settembre; un richiamo al 50° anniversario, che cade nel 2020, del Giorno della Terra e che riprende il tema, “Giubileo della terra”, scelto dalle Chiese cristiane per il Tempo del Creato, un periodo, dal 1° settembre al 4 ottobre, in cui impegnarsi in modo speciale nella preghiera e nell’azione per la salvaguardia della casa comune.

Queste parole sono state citate a Castelnovo ne’ Monti, nella chiesa della Risurrezione, nel dopocena di martedì 1 settembre, durante la veglia diocesana organizzata nella 15a Giornata nazionale per la custodia del creato, sul tema “Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà. Per nuovi stili di vita (Tt 2,12)”, presieduta dal parroco don Giovanni Ruozi con l’assistenza del diacono Giuseppe Piacentini.

Poco più di un centinaio le persone ammesse in chiesa secondo le norme anti-Covid, per una celebrazione meno ecumenica del previsto, causa il forfait giustificato dei rappresentanti delle altre confessioni cristiane invitati alla serata, ma partecipata e anche vivace già fin dalla processione inziale, accompagnata dalla danza liturgica.
All’altare sono stati portati una Bibbia aperta, una brocca d’acqua, una spiga, un pane casereccio e dei fiori di campo; inoltre un cesto riempito da fiori di carta – a simboleggiare la creazione, bella ma fragile – poi distribuiti al termine durante il canto di congedo e di missione.

Un incontro in cui non ci si è trovati per ascoltare esperti di meteorologia o di economia – ha chiarito da subito il celebrante – ma a riflettere e a pregare, perché le azioni, per essere veramente nostre, vanno meditate e decise facendo spazio alla Parola di Dio. Anche parlando di ecologia, ha continuato don Giovanni, la motivazione è fondamentale.
Esiste un’ecologia sospinta dal disprezzo per l’uomo, quasi che se non ci fosse lui a custodire il creato andrebbe tutto meglio, e ci sono delle visioni “green” finché vogliamo ma pur sempre sorrette dalla ricerca di investimenti e di profitti.
L’ecologia integrale che sostengono i cristiani, ha detto don Ruozi, ci riporta al nostro spazio, perché ci aiuta a ridimensionarci e a recuperare alcuni aspetti centrali dell’esistenza: la relazione con gli altri, la gratuità, la fiducia.

Commentando il brano evangelico (Lc 12,22-21,22), un inno alla provvidenza di Dio, il parroco dell’unità pastorale “Beata Vergine di Bismantova” lo ha comparato con il passo precedente, in cui un uomo – definito “stolto” da Gesù – sogna di costruire un granaio più grande per accumulare e così illudersi di non avere più bisogno di nessuno. Un individualista fino al midollo, che è già morto nelle sue relazioni e nella sua umanità. “Io so che sono stato evangelizzato da persone che avevano bisogno, che disturbavano il mio stare sul divano in pantofole: loro mi hanno salvato da me stesso. Non dovrei aver timore di essere di peso, bisognoso, per salvare qualcuno, quel qualcuno che domani si chinerà su di me e mi curerà”, ha affermato don Giovanni.

Ecco che nella sua provvidenza Dio ha dato all’umanità un mondo in cui c’è già tutto ciò di cui necessitiamo. Troppe volte, invece, abbiamo visto i bisogni nostri e degli altri in conflitto tra loro. “In realtà – ha detto ancora don Ruozi – io credo che si liberino a vicenda. Curare le malattie degli altri è la medicina migliore per i miei acciacchi: non li senti più o, se li senti, non ti fermano”.

In questa prospettiva, fanno da bussola le tre parole che i vescovi italiani hanno colto nella Sacra Scrittura per titolare il loro mes- saggio di quest’anno (si veda La Libertà del 26 agosto scorso).

Sobrietà, anzitutto: saper farsi bastare le cose che si hanno, apprezzarne il valore, evitare gli eccessi dal divertimento al cibo, dall’uso dell’acqua a quello dell’automobile.
Giustizia, che non significa solo non frodare o seguire le norme, ma dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno e quando ne ha bisogno, commenta don Giovanni. E pietà: saper guardare all’altro con dispiacere se manca di qualcosa, essere capaci di dare anche oltre il dovuto.

Sono questi gli atteggiamenti che portano a nuovi stili di vita. E uno dei peccati che ci capita di commettere, ha concluso il parroco di Castelnovo ne’ Monti, è pensare che il nostro fare qualcosa di piccolo – come può essere il consumare meno acqua per la doccia, di fronte al fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai - non cambi nulla, e allora finisce che vi rinunciamo in partenza.
Si tratta di lasciarsi sedurre dall’invito di Dio a non preoccuparsi per sé, sentendo che in quel progetto c’è qualcosa di affascinante e di amabile.
Perché una vita, e il suo stile, in fondo si cambia soltanto per amore.
Ben venga il “Giubileo della terra”, se serve a tornare a una fraternità universale per come il Creatore l’aveva pensata da sempre.

 

Edoardo Tincani

(La Libertà, edizione 09/09/2020)

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