Legambiente denuncia un ingiustificato aumento della plastica usa e getta nelle mense scolastiche: cosa ne pensate?

Lo scoppio della pandemia Covid-19 ha messo in secondo piano qualsiasi altra nostra preoccupazione, in primis l'emergenza ambientale che da qualche tempo era riuscita a far breccia nella coscienza delle persone, scardinando vecchie abitudini, come l'utilizzo della plastica mono uso.

La probabilità di contagiarsi tramite il contatto con le superfici ha stravolto tutto il lavoro compiuto fino ad allora, per preferire qualsiasi cosa potesse essere gettata via, dai fazzoletti di carta, alle monoporzioni, a bicchieri, piatti, posate di plastica, creando un mare di rifiuti. D'altronde la salute viene prima di tutto.

"Nel 2018 l'85% delle mense scolastiche dei capoluoghi utilizzava stoviglie lavabili. Non si retroceda da questi risultati" commenta Legambiente, preoccupato per la scelta di abbandonare le stoviglie riutilizzabili dopo averle semplicemente lavate, scelta che sembra non essere stata neanche presa in considerazione.

Sono infatti diversi gli istituti che prediligono l'utilizzo delle monoporzioni con posate e tovagliette monouso. Un passaggio non obbligato, come emerge dalle indicazioni ministeriali poi recepite a livello regionale.

Queste misure, seppur motivate dall’intenzione di limitare al minimo i contagi, non solo ci allontanerebbero dagli obiettivi regionali sulla riduzione dei rifiuti, ma anche dall’applicazione della Direttiva europea SUP, che prevede la messa al bando di quasi tutte le stoviglie in plastica monouso in tutti i paesi membri, che dovranno recepire la norma entro luglio 2021.

Proprio sul versante delle mense scolastiche l'Emilia Romagna presentava una situazione virtuosa, anche se migliorabile, secondo un'indagine di Legambiente del 2019. Emergeva, infatti, un'ampia diffusione delle stoviglie riutilizzabili nei capoluoghi e città più grandi, con molte città che di fatto riuscivano a coprire tutti i pasti. Meno  buona la situazione nei piccoli comuni, che comunque superava il 70% di pasti somministrati senza usa e getta.

La pandemia impone attenzioni importanti, ma non deve portare a banalizzare le politiche ambientali. Lo testimonia l'impegno di tanti istituti scolastici e fornitori, che dove impossibile sostituire la plastica, stanno optando per materiali alternativi, come la bioplastica. Sicuramente stiamo attraversando un momento complicato, che però non deve allontanarci da un obiettivo regionale 100% mense plastic free.

Legambiente ricorda infine che l'utilizzo delle porzioni monouso peggiora la qualità del cibo, minacciando le mense che prediligono prodotti freschi biologici e a "km 0", a causa della necessità di somministrare cibi prevalentemente precotti. "Si attui dunque la massima attenzione, ma i Comuni non perdano completamente i percorsi avviati ed i risultati raggiunti" - conclude Legambiente.

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3 Commenti

  1. “ingiustificato aumeto”
    Ma dove vivete?
    serve riciclo serio e non demonizzazione

    fabio

    Rispondi
  2. Gli studi scientifici hanno dimostrato che i Coronavirus della SARS non sopravvivono oltre i 52°C, pertanto un lavaggio a 60°C è più che sufficiente per garantire l’igienizzazione delle stoviglie. (Sulla base di questo dato, nei momenti più duri della crisi pandemica e con scarsa disponibilità di dispositivi di protezione individuale, negli ospedali in prima linea si è proceduto alla sanificazione e riuso dei materiali che potevano resistere al trattamento in forno con vapore o in lavastoviglie a 60°C).

    Si può quindi chiedere di continuare ad utilizzare nelle mense stoviglie lavabili e riutilizzabili. In alternativa, là dove l’uso di stoviglie lavabili non è fattibile, si può chiedere di usare materiali compostabili.

    Bene, ma in subordine, le plastiche biodegradabili.

    Sono d’accordo sul fatto che la plastica debba essere riciclata seriamente, ma dobbiamo essere consapevoli che gran parte della plastica, anche differenziata, viene valorizzata solo dal punto di vista termico nei termovalorizzatori, anche perché le numerose tipologie di plastiche non ne agevola un riuso diretto.

    I molti incendi “spontanei” in depositi di plastiche differenziate, avvenuti dopo che la Cina ne ha bloccato l’importazione, evidenziano come il riuso della plastica non sia un ciclo pienamente funzionante ed intercetti solo una parte limitata delle plastiche che usiamo.

    SC

    Rispondi
  3. Sono in accordo con i commenti espressi, al momento sono oggettivamente le soluzioni migliori.Essendo il ” Mondo dei rifiuti ” parte integrante del mio mestiere … mi allargo un attimino per macro capitoli… cercando di essere breve e capibile.

    A) Trasformare nel breve Un Mondo travagliato, pressoché sconosciuto… in un Mondo conosciuto (attraverso L’Educazione Civica ) Tutto questo introdotto nelle scuole ad ogni livello e grado.

    B) In Italia vi sono già Comuni sensibili al problema… sostituendo ” Plastiche ” dannose con prodotti sani e riciclabili quasi all’ infinito… Vetro, ceramiche, allumino etc…

    B1) Annientare le “Ecomafie ”
    B2) Rifiuto = Risorsa. ( ma non per loro !) E nemmeno di risolvere i problemi mandando i ns. Rifiuti nel 3° Mondo….o pagare purché virtuosi Paesi se li prendano.

    C) Invito a visitare e/o vedere su Internet l’Impianto di nuova generazione di Montello.

    Ricordo brevemente alcune cose…
    1) Gli Agenti inquinanti e/o migratori tipo… ( Pop/ddt /Pcb / BPA/ Nano plastiche/ Biosfenolo etc… interferisco direttamente sui nostri Organi (reni / fegato etc..) causando altresì alterazioni genetiche …Interferenze sul Ciclo mestruale e Fertilità maschile)

    2) Si ingeriscono fino a 2000 minuscoli frammenti per settimana pari a circa 250/300 Gr. /anno.

    3) Siccome ormai tutti inglesizzano tutto… Io lo chiamo SLOW DEATH. Ossia… Morte lenta…

    4) Un Plauso a LEGAMBIENTE e a tutte le Entità che si occupano… non certo “CON FACILITA’ ” E DOVUTO SOSTEGNO….di tutto questo.

    X) IL NOSTRO MONDO…Non è solo nostro… quindi Esige Rispetto!

    5) Riporto una frase di Ugo Foscolo : NON CI SONO ERRORI,MA OPPORTUNITA’ PER CONOSCERE LE COSE.

    MassimoPinelli

    Rispondi

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