Sindacati critici sulla nascente Asp Don Cavalletti a Carpineti, altra nota

Riceviamo e pubblichiamo.

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Per l’Azienda di Servizi alla Persona Don Cavalletti di Carpineti, ultima realtà socio assistenziale pubblica rimasta nel nostro Appennino, l’autunno è arrivato in anticipo.

 

Nel corso di un recente incontro tra Cgil Cisl Uil e la giunta dell’Unione Montana, Tiziano Borghi, sindaco di Carpineti e socio di larga maggioranza dell’ASP, ha confermato la scelta - come già era apparso sugli organi di informazione locali - di procedere con la privatizzazione dell’ente costituendo un’Azienda Speciale Consortile.

Ciò sarebbe giustificato dalla necessità di reperire le risorse necessarie per la messa a norma e l’efficientamento della struttura, oggettivamente “datata”.

 

Le Organizzazioni sindacali territoriali già dal 2015 avevano aperto vertenze per mantenere e consolidare la gestione diretta pubblica nei servizi agli anziani.  Nel caso specifico della “Don Cavalletti” dal 2017 si è avviato un confronto in un tavolo tecnico che ha consentito di individuare migliori soluzioni gestionali e organizzative e pervenire a un sostanziale equilibrio di bilancio dell’ente.

 

“Decidere di chiudere l’Asp oggi ci pare una scelta ancor più sbagliata, alla luce dell’esperienza della pandemia, che ha reso ben evidente l’importanza del ruolo pubblico nella gestione e nel controllo dei servizi per le persone più fragili. - sottolineano Cgil Cisl Uil provinciali -  A nostro parere non è accettabile la privatizzazione come soluzione “obbligata” per mantenere i servizi, riteniamo, infatti, che i fondi per la manutenzione straordinaria della struttura debbano  essere garantiti da altre fonti (fondi regionali/statali/europei), ma anche dai risparmi gestionali che sarebbero possibili  se i gestori pubblici non fossero soggetti a vincoli e limitazioni maggiori rispetto ai privati”.

 

“Riteniamo pertanto necessario e non più procrastinabile un intervento decisivo sul tema da parte della Regione Emilia-Romagna, al fine di eliminare gli svantaggi competitivi delle ASP - a partire dalla maggiore tassazione- nei confronti di altre forme di gestione, che mettono a rischio la sostenibilità finanziaria di tutte la ASP della provincia.

Per questo motivo abbiamo recentemente incontrato i consiglieri regionali eletti nel territorio reggiano, per sensibilizzarli rispetto alle problematiche sopra esposte e sollecitare risposte tempestive da parte della Giunta dell’Emilia-Romagna”.

 

La trasformazione dell’Asp in Azienda Speciale Consortile avrà anche importanti ripercussioni sui diritti degli attuali dipendenti che perderanno inevitabilmente il loro contratto di riferimento.

Per scongiurare questa soluzione, oltre che per la mancata applicazione del contratto decentrato -che ha bloccato il pagamento del premio di produttività 2019 e le progressioni- e il continuo rinvio di un confronto sui fondi del salario accessorio 2020, il personale riunito in assemblea ha deciso di proseguire lo stato di agitazione. Le Organizzazioni sindacali hanno già richiesto un incontro al Prefetto per le previste procedure di raffreddamento.

Qualora non si ottenessero le risposte attese, seguiranno nuove forme di mobilitazione, fino allo sciopero.

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