Il buon vecchio skilift una soluzione contro il Covid?

Riceviamo e pubblichiamo

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Elogio dello skilift

In questi giorni di emergenza Covid-19 le pagine dei giornali riportano il dibattito sulla prossima stagione invernale e sul possibile divieto di apertura delle stazioni invernali.

Una questione marginale, ma torna alla mente una riflessione tante volte esposta tra amici e appassionati dello sci alpino, di appennino e non solo: è proprio necessaria la costante e continua rincorsa all'ammodernamento degli impianti e l'uso intensivo dell'innevamento 'programmato’? Forse no, e non credo sia solo nostalgia.

Cito un esempio vicino per ragioni personali: se la “nostra” stazione di Appenninia a Civago fosse aperta, innevamento naturale permettendo, potrebbe offrire un'alternativa alla pratica dello sci che le stazioni più moderne sembra non possano garantire, se non con pesanti limitazioni a causa della pandemia.

Lo skilift si fruisce in modo individuale, all'aria aperta e con “distanziamento”. Lo skilift non ha costi ed oneri di gestione elevati come gli altri impianti a fune, richiede solamente qualche abilità in più ai fruitori, ed un po' di spirito di adattamento.

Ma il “turismo invernale” chiede altri standard... e gli operatori cercano di inseguirli per offrire maggiore comfort ed accrescere le “portate orarie”.

Forse anche in questo settore è venuto il tempo di tornare ai fondamentali, di ripensare a modi di svolgimento della attività sportivo-ricreativa in pista più responsabili, meno impattanti sull'ambiente e più' adatte alle limitate risorse economiche disponibili. Quale modo migliore di risalire i pendii dei nostri versanti? Solo uno, a piedi, con gli sci sulle spalle.

Per il momento, auguri al Ventasso, ad oggi ultimo baluardo di uno sci meno ricco e dimenticato.

Luigi Monti
Agenzia Redacon ©
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Un Commento

  1. Domanda inutile di un appassionato di impianti appenninici.
    La stazione di appenninia dopo la riapertura dell’albergo potrebbe avere ancora un micro spiraglio di futuro oppure è tutto dato completamente per abbandonato?
    Guardando da satellite ormai le piste basse sono completamente immerse nella vegetazione, si salveranno forse ancora per pochi anni quelle in alto ma poi bisognerebbe riaprire completamente i tracciati.
    Non so poi quanti soldi ipotetici servirebbero per fare ripartire eventualmente gli skilift.
    So che è una domanda inutile e so benissimo qual’è la condizione dell’innevamento del nostro appenninno a queste quote e quindi quale sarà la risposta ma vedere questi posti abbandonati mi fa male al cuore e per di più sono troppo giovane per aver avuto la possibilità di sciarci.
    Non si potrebbe tenere pulto anche solo un tracciato delle piste per puntare su sci alpinismo a ciaspole ed un banale campo scuola? saluti

    Riccardo

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