“Diventeremo diaconi”, in sei della montagna

Foto - La libertà

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Sono sei le persone della montagna che hanno iniziato il percorso che porterà al diaconato. In Appennino abbiamo dunque un nutrito numero di credenti che, seguendo la propria vocazione, assieme alle loro famiglie, hanno scelto il “servizio”. “Diakonos” è una parola greca e nell'antichità indicava colui che si poneva nella comunità a servizio del prossimo, in modo autorevole e ufficialmente riconosciuto. Tutti i cristiani sono chiamati al ministero del servizio e il ruolo del diacono è anche quello di ricordarlo. Il diaconato è un cammino determinato dalla vocazione che porta a scoprire i segni che lo Spirito Santo ha posto nella vita di questi prescelti che si sono messi in ascolto cogliendoli. Il ruolo del diacono è diverso dal sacerdote per tanti aspetti: non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati, può già essere coniugato e ha una sua professione. Il diacono non è tuttavia nemmeno «un semplice laico». Ricevendo il sacramento dell'Ordine viene ammesso tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica e un preciso posto all'altare. Tra le sue mansioni rientra il proclamare il Vangelo e tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare il rito del battesimo, benedire le nozze, presiedere le esequie.

E' una figura che è stata molto presente nella chiesa antica, poi quasi dimenticata, infine riscoperta dopo il Concilio Vaticano II. Specialmente ora, in questo momento in cui i sacerdoti scarseggiano, se ne avverte una necessità impellente.

Per poter portare il Vangelo nel mondo sono necessarie diverse figure, con diversi compiti e responsabilità che devono affiancare i sacerdoti nella loro missione. Affinché la comunità cristiana possa procedere in modo unito e concorde servono soggetti autorevoli, in grado di assumersi responsabilità istituzionali in spirito di umile servizio.

Le persone dell'Unità Pastorale Beata Vergine di Bismantova di Castelnovo ne' Monti, che hanno scelto di intraprendere il percorso del diaconato sono quattro.

È ella parrocchia di Costa de' Grassi Mario Attolini che ha 67 anni, medico neurologo in pensione. È già impegnato nella liturgia, nella preparazione dei fidanzati e negli incontri di un gruppo famiglie. Queste le motivazioni della sua scelta: “Alla proposta che il mio parroco mi ha fatto, su indicazione della comunità, di essere disponibile per questo percorso, ho risposto di sì pensando che questa richiesta fosse espressione di un invito del Signore. A Lui, per i tanti benefici che mi ha dato lungo tutta la mia vita, non posso negare la mia disponibilità, anche perché penso pure che sia questo un ulteriore regalo che mi fa. Spererei, come ho scritto anche ai miei figli, che questo percorso mi sia utile per imparare a servire: credo che saper servire gli altri sia il massimo che possiamo fare e avere su questa terra”.

Gianpellegrino Azzolini ha 46 anni e lavora come ingegnere elettronico, è impegnato nel consiglio di oratorio e nella pastorale familiare. Con ciò che segue esprime le sue considerazioni: “Dopo l’indicazione della comunità, ho riflettuto insieme alla mia famiglia su questa nuova chiamata a “servire” in modo diverso a quanto fatto negli ultimi anni in parrocchia ed in oratorio. Superate le esitazioni iniziali (sono adatto? ce la farò a studiare? cosa saremo chiamati a fare?) ho deciso di mettermi a disposizione di questo nuovo cammino, sapendo che sarà ancora lungo e non semplice, ma penso altrettanto profondo e formativo. Insieme ai miei compagni di cammino, mi affido alla volontà di Dio ed alle preghiere delle nostre comunità”.

Dopo essere stato per anni educatore e impegnato nella liturgia, Silvio Bertucci che ha 49 anni e lavora presso Confcooperative, ha maturato la decisione di avvicinarsi al diaconato. Nel modo che segue si apre con franchezza e auspica un sostegno di preghiera della comunità: “E’ con una certa “sorpresa” e devo dire anche “timore” che ho risposto alla chiamata della comunità parrocchiale ad iniziare un simile percorso. “Sorpresa” perché tanti miei fratelli sono tutt’ora convinto abbiano molte più qualità delle mie per vivere l’esperienza diaconale e con una certa “paura” di riuscire a essere in grado di vivere fino in fondo quello “spirito di servizio” che ogni diacono è chiamato a ricoprire in modo particolare nella comunità. Ma alla chiamata del Signore non si può rimanere indifferenti! L’anno di riflessione e di condivisione con gli altri candidati ci ha convinto, come famiglia, a compiere con gioia questo primo passo affidandoci al Signore e alle preghiere delle nostre comunità. Quello che posso dire è “pregate per noi””,

Rispetto alle motivazioni di questa scelta, in sintesi si tratta di un tentativo di risposta ad una indicazione nata in parrocchia, attraverso un percorso di approfondimento della propria fede volto al servizio della comunità cristiana”. Queste le parole con le quali Ivano Bianchi ragiona sulla sua decisione. Ha 46 anni e lavora come ingegnere civile. In parrocchia svolge attività in oratorio ed è membro del consiglio della scuola materna parrocchiale.

Ivano Pioppi ha 64 anni ed è impiegato tecnico in pensione. Appartiene alla parrocchia e all’Unità Pastorale di Vetto, dove è impegnato nella liturgia, nel consiglio per gli affari economici e nel consiglio Anspi. Esprime con ciò che segue i motivi che lo inducono verso il diaconato: “Il desiderio di rendermi utile alla Chiesa, sposa del Signore, è sempre stato presente nella mia memoria "remota" e la chiamata dei miei parrocchiani, attraverso una preferenza espressa, mi ha fatto rompere gli indugi nel seguire la mia vocazione”.

Appartiene alla parrocchia di Villa Minozzo della Unità Pastorale Beata Vergine delle Fonti, Gianluca Togninelli che ha 35 anni e lavora come ingegnere. Da anni si occupa della liturgia, dei centri di ascolto ed è ministro straordinario della Comunione. Queste le sue parole: “Ciò che mi ha spinto a dire il mio sì a questo percorso è stato il desiderio di servire la Chiesa, la mia comunità, di condividerne i bisogni in prima persona. Questa chiamata era già una piccola luce accesa dentro di me, un pensiero remoto che mano a mano si è fatto strada ed è diventato una voce costante, fino a quando la mia comunità mi ha indicato portandomi ad una scelta decisiva: fare un passo indietro o mettermi in gioco in questo cammino di formazione e discernimento. E io ho scelto di esserci, come ho sempre pensato debba fare ogni cristiano di fronte ad una chiamata, perché ognuno è chiamato costantemente nella vita a donarsi, anche solo nelle cose più piccole della quotidianità. In tutto questo è stata fondamentale la mia famiglia, che mi ha accompagnato e mi sostiene, gli amici (sacerdoti e laici) e le persone che ho incontrato nei servizi pastorali e che mi hanno fatto crescere riconoscendo in loro lo sguardo del Signore. La prima sfida che mi pongo oggi è di riuscire a portare il Vangelo nel vivere quotidiano, nel mondo del lavoro, alle persone che incontro”.

Don Daniele Moretto, che è il referente e il formatore dei futuri diaconi, riferisce che il cammino inizia con un anno propedeutico di riflessione e discernimento al quale poi seguono i tre anni di formazione vera e propria per un totale di quattro anni. Il Vicariato della montagna ha davvero necessità di nuove figure data l'esiguità del numero e l'età avanzata di quelle già esistenti. Nella scorsa primavera dunque circa una quarantina di diaconi è andata nelle varie parrocchie durante le liturgie per sensibilizzare i fedeli sul ruolo e i compiti del diacono. Da qui è seguita l'indicazione delle persone ritenute idonee da parte delle comunità, poi vagliate dal parroco insieme ai responsabili diocesani. Quindi sono seguite le proposte per iniziare alle singole persone individuate. Durante l'anno propedeutico i sei montanari e relative famiglie hanno fatto un incontro mensile con me, un diacono permanente e la moglie dopodiché hanno dato benestare alla continuazione del percorso “. Queste le parole con le quali don Daniele illustra come sono andati i fatti. Prosegue: “E' stata attivata a Castelnovo ne' Monti la scuola di teologia per agevolare la frequenza così molto più affrontabile rispetto a quella che si tiene in città. E' ovviamente sempre molto importante il coinvolgimento delle famiglie e delle mogli il consenso delle quali è addirittura previsto dai riti sia di ammissione che di ordinazione. Le mogli stesse possono partecipare agli incontri, in questo modo anche loro maturano coscienza di ciò che implica questa missione”.

Il numero delle persone della montagna coinvolte è di sicuro rilevante. C'è tuttavia da segnalare che in altre zone ci sono state altre annate anche molto più numerose. Ad oggi la diocesi vanta un totale di 125 i diaconi permanenti.

Don Daniele vuole sottolineare il fatto che il diaconato non è da vedere come un “cavalierato di fine carriera”. Le indicazioni della Cei dicono che il percorso non si inizi il percorso oltre i 60, che non si concluda oltre i 65 e che sia rivolto a persone con una situazione famigliare stabile.

Oltre ai diaconi ci sono molti altri ruoli rilevanti all'interno della comunità cristiana. In montagna sono state fatte le iniziazioni anche per cinque lettori e nove accoliti che già stanno facendo i rispettivi corsi di formazione. Nel settembre dello scorso anno si è tenuto una sessione di preparazione per cinquanta persone già o futuri ministri dell'eucarestia.

Don Daniele Moretto conclude così il colloquio: “Invito le comunità a sostenere i candidati accompagnandoli con la preghiera durante il percorso perché possano giungere alla meta conformemente alla volontà del Signore “.

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3 Commenti

  1. Complimenti e auguri a tutti quanti, siete proprio delle persone da stimare.

    Ricò Gino

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  2. Voglio fare i miei complimenti a questi futuri diaconi. È una ottima cosa che ci siano ancora persone disposte a intraprendere questo percorso. Auguri a tutti e che ne usciate ancora più arricchiti. Grazie per quello che fate e avremo sicuramente occasione di incontrarci.

    Arlotti Giuseppe

    Rispondi

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