Il leone Alessio Carubbi vince la sua battaglia contro la leucemia

Di seguito la testimonianza del leone Alessio Carubbi con la quale racconta come ha sconfitto la leucemia

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È finita.
Oggi è finalmente finito un lunghissimo incubo durato più di 8 mesi chiamato leucemia. Ci tengo a precisare che non voglio scrivere questo messaggio per fare “pena” o per creare tristezza a coloro che dedicheranno qualche minuto per leggere tutto ciò, tutt’altro, scrivo per aiutare tutti coloro che come me hanno combattuto e stanno combattendo tra la vita e la morte; voglio iniziare a raccontarvi tutta la mia storia sin dall’inizio...

Esattamente il 15 dicembre 2019 mi sono recato dal dentista per effettuare l’estrazione di un dente del giudizio, non sentivo male prima di tutto ciò ma avevo sempre questo senso di insensibilità nella parte del labbro inferiore sinistro, la quale si è aggravata provocandomi dolori lancinanti in tutta la mandibola sino a sopra all’orecchio. Col passare del tempo iniziai a prendere molti medicinali, tra cui cortisone e antibiotici i quali alleviarono leggermente il dolore da me percepito.

Da gennaio in poi iniziai a fare moltissimi esami per capire ciò che avevo ma, purtroppo, nessuno di essi riuscì a darmi risposte vere e proprie. Alcuni esami evidenziavano un’infezione all’osso mandibolare, altri addirittura degli orecchioni, purtroppo nulla fu veritiero. Arrivò marzo e con esso anche la prima ondata di Covid-19 che colpì l’Italia, per questo anche solo per effettuare degli esami del sangue risultava difficilissimo, i miei genitori hanno impiegato quasi un mese per farmi fare degli esami del sangue, e il 24 aprile 2020 mi sono recato all’ospedale di Reggio Emilia per una ecografia totale di tutto il corpo, specificatamente nella zona dell’estrazione del dente.

Durante l’ecografia il dottore sgranò gli occhi perché mi trovò acqua dappertutto, soprattutto vicino ad organi come cuore, pancreas e fegato; immediatamente mi ricoverò in medicina dove evidenziarono un’infezione al sangue, così il 25-04-2020 fui trasferito in ematologia. Verso le ore 10, ero in stanza con mio padre ed arrivò la dottoressa con una sentenza devastante: “mi dispiace tantissimo ma hai una leucemia linfoblastica acuta, è una malattia grave ma fortunatamente curabile, ti aspettano 8 mesi di chemioterapia con probabilmente anche il trapianto di midollo osseo alla fine di queste terapie”. Di fianco a me mio padre scoppiò in lacrime e mi strinse forte a se.

Successivamente arrivò mia madre e dandomi del guerriero mi disse che era sicura che ce l’avrei fatta. Ricordo che l’unica cosa che sono riuscito a rispondere alla dottoressa dopo la sentenza è stata: “Se questa malattia è capitata a me è perché ho la sicurezza di poterla sconfiggere".  La dottoressa sorrise. Da quel giorno in ematologia ho adottato il soprannome di “leone” per il mio spirito combattivo nei confronti della malattia. Non sono quel tipo che si definisce un eroe per la maniera in cui ho sconfitto questa battaglia, senza le cure ovviamente non ne sarei uscito vivo, questo sicuro.

Le vittorie nella vita dipendono dall’ approccio che si ha, ed io proprio in questa occasione mi sono detto: “Bene, da uomo ora diventerò leone”. Vi posso assicurare che in tutto questo periodo non ho mai e ripeto mai, avuto paura di questa malattia, ho sempre creduto di avere le carte in regola per distruggerla. Sono riuscito ad affrontare a testa alta questa parentesi nella mia vita grazie alla disciplina che pratico da circa 10 anni: il kendo, arte marziale giapponese senza la quale non avrei avuto gli attributi e il fisico per vincere una leucemia a 19 anni.

Non voglio dilungarmi più di tanto su ciò che ho passato in questo percorso così lungo, chi ha piacere e voglia di scambiare due parole basta che mi scriva. Per rendere l’idea la notte della diagnosi non ho chiuso praticamente occhio e i pochi momenti in cui sono riuscito a dormire continuavo a fare lo stesso incubo: il mio funerale. All’età di 19 anni non è possibile avere questi pensieri: io li ho affrontati a petto in fuori e li ho vinti. Ci tengo a precisare che non me ne è mai fregato niente del cambiamento fisico che ho avuto, i capelli entro brevissimo tempo ricresceranno e come hanno garantito i medici ritornerò uguale a prima.

Successivamente arrivò il vero e proprio inizio della battaglia più grande della mia vita, il lunedì successivo feci la biopsia del midollo osseo, che consiste nel prelevare un pezzo di osso dal midollo per analizzare al meglio lo stato della malattia. Effettuato questo esame, pochi giorni dopo ho iniziato con il primo ciclo di chemioterapia, sono stato ricoverato esattamente 31 giorni prima di potere tornare a riabbracciare i miei cari.  Ah, dimenticavo, dato il periodo Covid non ho mai potuto ricevere visite da nessuno, nemmeno dai miei genitori, per ciò è stato tutto più in salita. Il primo ciclo andò in modo ottimale e così anche tutti gli altri fino alla notizia - alla fine del quarto ciclo - quando la dottoressa mi comunicò che la malattia non era più presente e che dovevo avere solo pazienza di finire i cicli per poi archiviare tutto ciò dato che non mi sarebbe servito neanche il trapianto, tutti noi eravamo al settimo cielo, ma mai abbassare la guardia davanti a queste cose.

Per quello che ho passato posso dire che in queste situazioni la testa e l’approccio alla malattia sono il 70% delle cure. Ci tengo a ringraziare ovviamente sopra a tutti tutto l’equipe medica del Core di Reggio Emilia, senza la quale non sarei qua, lo stesso vale per la mia famiglia, i miei nonni, la mia ragazza Valentina Ruffini e tutta la mia grande famiglia di amici, i quali definirei leoni. Potrei citarne tanti ma in particolare voglio ringraziare Tommaso Tedeschi , Vincenzo Gennarini, Alessio Costi, Tommaso Bertolini, Samuele Ganapini, Jacopo Giovanelli i quali non mi hanno mollato per nemmeno un secondo in tutti questi mesi e molti altri.

Non posso non citare anche tutta la mia seconda famiglia e cioè quella del mio dojo di kendo, il Kita Yama dojo in primis la colonna portante di questa società: Renzo Tedeschi, il nostro Sensei con il quale non vedo l’ora di tornare a praticare come prima. Anzi, assolutamente no, voglio tornare sicuramente meglio di prima perché, come si sa, un leone fino a quando non è sazio delle sue vittorie continua incessantemente a cacciare senza mai arrendersi davanti a nulla. Appunto per questo non mi sono mai abbattuto davanti a nulla ed infatti, nonostante abbia passato tantissimo tempo chiuso all’interno di questo ospedale, sono riuscito a diplomarmi appunto in quest’ultimo luogo con un punteggio di 97 su 100.

In questo periodo mi sono cimentato a leggere due libri in particolare, entrambi di Siniša Mihajlović il primo scritto dalla figlia Viktorija Mihajlović e il secondo scritto dall’allenatore stesso, i quali raccontano entrambi la lotta contro la leucemia che Siniša ha dovuto affrontare. Sono due libri molto interessanti che mi hanno fatto riflettere e spero un giorno non molto lontano di potere scambiare quattro chiacchiere con loro. Dopo che ho passato esattamente 155 giorni in ospedale la soddisfazione più grande e l’unico pensiero che ho è quello di potere tornare a prendere in mano le redini della mia vita, meglio di prima.

Ora seguirà un periodo di mantenimento da casa e vari controlli, ma il più è passato, spero di essere d’esempio per chiunque si trovi in situazioni difficili come mi sono trovato io e chiunque abbia bisogno di consigli oppure di una semplice chiacchierata non abbia timore a scrivere, anzi, sono qui apposta per aiutare chiunque ne abbia bisogno. Concludo dicendo che in questo periodo al di fuori di 4 mura di ospedale ho sentito tantissime menzogne sui miei confronti, gente che addirittura diceva che non era vera la storia della mia malattia, oppure gente che sosteneva che per me non ci fosse più niente da fare, spero solo che anche per queste persone la ruota giri, anche perché è giusto che ognuno raccolga ciò che semini. Non sono amareggiato per tutto ciò, anzi, dopo questo incubo ho capito davvero e fino in fondo chi sono le persone su cui posso contare, chi sono le persone che davvero tengono a me e chi sono le persone che non hanno motivo di fare parte della mia vita.

Come mi hanno sempre detto i medici e infermieri qua ho affrontato la battaglia come un vero e proprio leone, ed è quello che vi consiglio vivamente, siate dei leoni, sbranate ogni vostra debolezza e guardate sempre in faccia le vostre più grandi paure affrontandole. Questo brutto capitolo della mia vita mi farà sicuramente cambiare carattere, saprò dare molto più valore a ciò che prima per me era scontato e, chissà, diventerò anche più cattivo e intransigente su certi aspetti. Questo non lo considero un difetto ma un vero e proprio pregio visto il mondo in cui siamo: o sei tu a sbranare o vieni sbranato, non c’è altra scelta, punto. Potrei dilungarmi ancora per ore, ma ciò che volevo dire l’ho detto, per chi volesse approfondire di più tutto ciò basta solo un semplice messaggio o una semplice chiamata.

Oggi 02-01-2021 è ufficialmente il giorno della mia ultima dimissione, il nuovo anno non poteva iniziare meglio, le emozioni e soprattutto le lacrime sono tante, per me questo rappresenta l’arrivo di ben tre regali: la guarigione definitiva dalla malattia, il regalo di Natale e quello del mio ventesimo compleanno che è stato il 28 dicembre. Non potevo chiedere di meglio, festeggerò tutto ciò con le persone a me più a cuore. Ha inizio una nuova vita, concentrandomi sulla mia più grande passione, il kendo, disciplina che mi ha formato da uomo a leone, solo noi montanari del Kita Yama sappiamo cosa vuol dire. Non solo sul lato sportivo, ma mi concentrerò anche su tantissimi altri obiettivi che ho da qua in avanti. Ho vinto io, ed ora resta solo chiudere in bellezza con una vera e propria festa, non appena sarà possibile. Grazie mille ancora a tutti coloro che hanno speso anche solo un briciolo di tempo per me, vi voglio bene, ho vinto, anzi, abbiamo vinto.

Alessio Carubbi
02.01.2021

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23 Commenti

  1. Bravo e complimenti leone a volte nelle avversità ci vuole anche un po di fortuna noi l’ abbiamo avuta ma bisogna conquistarla
    Luca Peretti

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  2. Grazie Alessio per la bellissima testimonianza che hai scritto ” a cuore aperto”.
    È un piacere sentire che con determinazione, coraggio e affidandoti alla scienza, sei riuscito a sconfiggere la malattia e vincere la tua battaglia.
    Ti auguro , quanto prima, di riprendere la tua attività sportiva e soprattutto di fare quella bella festa insieme a tutti i tuoi amici e “sostenitori”, che come tu dici, non ti hanno mai lasciato solo.
    Abbiamo bisogno di fare luce anche su storie a lieto fine, come la tua, che ci danno coraggio, forza e gioia per il futuro.
    Buona vita a te e alla tua famiglia.
    Patrizia.

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  3. Bravo Alessio e grazie per la tua testimonianza. Sei un guerriero e destinato a vincere. Ti auguro una vita meravigliosa.. te la meriti.

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  4. Siamo tutti felicissimi noi che abbiamo sempre creduto in te e alla tua forza… Dedico un pensiero a mia sorella Valentina Ruffini che con il suo amore ti è sempre stata vicina❤

    Veronica Ruffini

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  5. Sono una vecchia nonna, commossa ti abbraccio e ti faccio tanti auguri, fortunatamente tu non sei l’unico “leone” io ne ho conosciuto un altro. Elda

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  6. Grazie Alessio per quanto hai scritto. La tua testimonianza sia di esempio anche per quelli che si scoraggiano facilmente per piccole cose. Non ci conosciamo personalmente ma chiedevo sempre di te a mio figlio Francesco; quando abbiamo saputo da lui che avevi vinto la tua battaglia più importante, siamo stati davvero contenti, per te, per la tua famiglia e i tuoi amici. Un abbraccio virtuale, grande leone.

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  7. Grazie Alessio per questa condivisione con tutti noi del tuo percorso affrontato veramente come un “leone”. Un augurio sincero perché il futuro sia sereno e ti renda tutto ciò che meriti . Buon Anno Anna Ferri e fam.

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  8. Grande Lupo Alessio, complimenti del notevole risultato raggiunto e della determinazione che hai avuto x raggiungere cio’, ci dai un grandissimo esempio, buona vita………..
    Paolo Ferretti

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  9. Carissimo io mi chiamo Cocconi Stefano, abito a Carpineti, mio figlio ha avuto la stessa tua malattia, Si chiama Christian, forse ne hai sentito parlare. Noi siamo rimasti 2 anni a Modena al Policlinico e a leggere le tue parole mi sono messo a piangere! Sei un grande! Mio figlio aveva solo 4 anni quando gli è stata trovata la leucemia. Abbiamo fatto 2 anni di chemio, perché era recidivo, dal 2012al 2014. Adesso è tutto a posto, è guarito senza trapianto. Siete dei GRANDI UOMINI! Forza che tutto passa! Avrei piacere di parlarti personalmente se possibile. Fammi sapere. Forza LEONE io ti capisco, ciao, un bacio.
    Stefano Cocconi

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  10. Bella storia a lieto fine. Ma il “coraggio del leone” non c’entra proprio nulla. L’unica cosa che conta sono i continui progressi della ricerca medico-scientifica che ci mettono a disposizione farmaci innovativi e tecniche sempre più efficaci e risolutive. Il resto è solo romanzo e sentimento. Non ascoltate le sciocchezze dei vari omeopati, No-Vax e via dicendo. Credete nella scienza e supportate la ricerca … e i tanti bravi medici-biologi e farmacologi che per 1500 euro al mese (se va bene ! mentre calciatori e attori guadagnano milioni senza avere studiato nulla) dedicano l’intera loro vita a trovare le cure per malattie devastanti come questa e altre.

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  11. Trovo vergognoso e irrispettoso il commento non firmato che nega l’importanza del coraggio nell’affrontare la vita. La vita nelle gioie e soprattutto nella malattia, quando le forze scemano, ci si sente impauriti e più deboli nel fisico e nella mente. Ricercare nel profondo di noi energie positive aiuta non poco, moltissimo invero. La scienza è insostituibile, qui non c’entrano i no vax e nemmeno gli omeopati. Nessuno nega che la medicina sia fondamentale. I medici di ematologia di Reggio sono fantastici, perché uomini e donne di scienza e anche perché si dedicano con professionalità e umanità al paziente, curandolo nel corpo ma anche prendendosi cura del loro sentire. Supportare e infondere coraggio. E che dire poi di un ragazzo giovane, ancora più lodevole. Talvolta i giovani ci aiutano e ci sono di esempio in questo. Bravo Alessio e con te tutti coloro che devono affrontare una malattia importante. Continua ad avere coraggio, e non lasciarti distrarre da queste parole offensive. Inoltre noi conosciamo poco e nulla del potere della mente e di quanto sia importante nel combattere una malattia. Un abbraccio da una mamma che ti è vicina.

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  12. Grazie per commento ci hai riempito di gioia .Sono il padre di Carubbi Alessio..volevo solo aggiungere al fenomeno da tastiera delle 09:19 che senza il suo commento non mi ero accorto che la medicina aveva fatto passi da giganti .poi se non ti piace il romanzo potevi non leggere e soprattutto commentare senza firmare …se un giorno poi ti trovi nelle condizioni di mio figlio e i medici ti danno sentenze poco speranzose e per 8mesi fai cure con effetti collaterali devastanti ti viene in mente cosa vuol dire coraggio da leone e sopratutto fisico da leone a sopportare certi dolori ecc ecc e prova a fare un giro al CORE a vedere gente appesa a un filo che non molla (coraggio e fisico da leone) .Se pensi alla lettera di mio figlio è solo un aiuto di chi sta lottando contro sta malattia e altre …Mi fermo qui se no visto ciò che scrivi vado su commenti da non dire qui …ma spero di sapere chi sei così facciamo 2chiacchiere ti lascio il mio numero +393201560614 Matteo Carubbi ..buon anno

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  13. Caro Alessio, hai affrontato una dura battaglia senza mai scoraggiarti, dimostrando tanta forza e coraggio: I tuo genitori, nonni e amici ti hanno dato una grande forza e i progressi della medicina un grande contributo. Come comunità parrocchiale di Pantano non ti siamo potuti stare vicini fisicamente, ma lo siamo stati con il pensiero, l’affetto e la preghiera. Siamo felici che tutto si sia concluso nel migliore dei modi. La tua testimonianza serva a tutti come esempio e questa bella notizia sia motivo di speranza per il nuovo anno che stiamo per affrontare. Ora vivi la vita con lo stesso coraggio. Sicuramente questa esperienza ti renderà un uomo più forte. Ti auguriamo di realizzare tutti i tuoi sogni. A nome della comunità parrocchiale di Pantano un caro saluto. Ciao! don Guiscardo

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  14. Grande Matteo chi non ha provato certe cose non sa cosa vuol dire trovarsi dalla sera alla mattina in un ospedale e non sai di tornare a casa vivo.

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  15. C’è sicuramente del vero nelle parole del commento che attribuisce le guarigioni ai “continui progressi della ricerca medico-scientifica che ci mettono a disposizione farmaci innovativi e tecniche sempre più efficaci e risolutive“ – ossia al lavoro di medici, biologi, farmacologi, chimici, fisici ed ingegneri per gli strumenti diagnostici, ecc… – ma più di una volta ci siamo sentiti dire che di fronte ad una malattia contano anche voglia e determinazione di “saltarci fuori”, e a me sembra che quanto scrive Alessio possa essere giusto inteso come un incoraggiamento a non perdere fiducia e speranza, e a fare affidamento nelle cure oggigiorno disponibili (sempre più efficaci e risolutive come dice il commento in questione)..

    P.B. 07.01.2021

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  16. Complimenti e rallegramenti ad Alessio e alla sua famiglia, felicità per la prova superata e infiniti auguri per una vita serena e piena di soddisfazioni, mi verrebbe da dire “normale” ma anche straordinaria nel bene come Alessio e la sua famiglia vorranno e potranno.
    Alessio, la sua famiglia, tanti altri malati prima d loro e con loro hanno già dato tanto, ma noi che non abbiamo abbiamo provato (ancora?) come chi ha espresso apprezzamento e solidarietà, credo dobbiamo fare un passo in più e considerare come avviene la ricerca in Italia, apprezzare i tanti ricercatori troppo spesso e a lungo precari che debbono procurarsi essi stessi con i loro progetti i finanziamenti necessari e chiedere alla politica di occuparsi prima di tutto di chi lavora per restituirci la salute, per preservarcela, e per migliorare le condizioni di vita, ambientale e personale, di tutti, come anche Alessio e il momento che stiamo vivendo ci insegnano…. Poi possiamo pensare a divertirci. Chissà se sono anche le priorità a farci uomini…
    Partigiana Jane

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  17. Signor Matteo papà di un grande ragazzo…purtroppo la gente a volte parla senza sapere o meglio senza aver passato l’inferno e chi non vive l’inferno non sa cos’è…solo provando il terrore come in questa situazione o come in altre altrettanto agghiaccianti realtà, si capisce cosa sia il coraggio per sé e per chi ami e cosa sia quella forza che nonostante tutto in questi casi devi trovare, perché non c’è altra scelta ed è l’unica possibilità di sopravvivere mentalmente all’inferno…poi è chiaro la medicina fa tutto il resto…ma l’inferno si attraversa col corpo, con la mente e per chi ci crede con l’ Anima…chi non prova appunto, per sua fortuna, non sa…

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  18. grazie per la tua bella testimonianza da leone le cose capitano a chi ha le spalle grandi per affrontarle sono nonna di un bimbo che ha dovuto affrontare la malattia a sei anni. Perfettamente guarito e cresciuto in fretta sono passati otto anni. Crediamo nella medicina e nella ricerca auguroni di cuore.

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  19. Bravo bravissimo guerriero 😊 Queste sono le vittorie dicui non mi stanco mai di leggere. E bravissimo anche tutto lo staff dell’Ematologia. Li porto sempre nel cuore, assieme al carissimo Dott.Dallari medico attento e scrupoloso che a suo tempo ha saputo fare la differenza . Bravo bravissimo guerriero avanti così a testa alta .Per te per voi solo il meglio. Una mamma.

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  20. Caro Alessio,
    grazie per questa lettera e per aver condiviso la tua storia. Che grande emozione leggerne il lieto fine! Sono sicura che riuscirai a infondere speranza e coraggio a molte persone.
    Forza, positività e determinazione ti hanno sempre contraddistinto, lo abbiamo visto molto bene anche il giorno dell’esame!
    Sono molto felice che il 2021 sia iniziato con il regalo più bello, la tua guarigione. Passato questo periodo, spero tu possa organizzare la grande festa che desideri per condividere questo nuovo inizio con tutte le persone che ami.
    Ti auguro il meglio Alessio.
    Un caro saluto a te e alla tua famiglia,
    Giulia Nardini

    Giulia Nardini

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