La denuncia di Alberto Tondelli: “La situazione contagi è drammatica pure nella nostra montagna. C’è poca consapevolezza”

Riceviamo e pubblichiamo da Alberto Tondelli.

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"Covid, la mascherina dell’asporto"

 

A titolo del tutto personale e senza la pretesa di insegnare a chi riveste il compito di tutelare la salute di noi cittadini, credo sia giusto esprimere alcune mie considerazioni sulla gestione della pandemia sia a livello nazionale che locale.

Il governo centrale mi pare più bersaglio di speculazioni da parte di interessi politici e di lobby, con l’evidente obiettivo di cavalcare un inevitabile malcontento che serpeggia sempre più subdolamente tra i cittadini. I continui distinguo di tanti governatori di Regione, di politici e di potentati economici, non fanno che alimentare disorientamento in una parte e rassegnazione dall’altra. La politica si trova così costretta a mediare tra le giuste esigenze economiche e le indispensabili misure sanitarie che dovrebbero essere prese, con provvedimenti a singhiozzo, mettendo in secondo piano i pareri  delle strutture e delle istituzioni sanitarie preposte ad affrontare il problema più che allarmante di salute pubblica.

Localmente si evidenziano richieste di apertura di rifugi, bar, ecc. Richieste o speranze più che legittime e condivisibili ma che non tengono in alcun conto la situazione drammatica che si sta creando pure nella nostra zona montana. Nonostante la bassa densità di popolazione - Redacon ci informa quotidianamente del numero dei contagi - dal primo all'8 gennaio sono stati 134 con un Rt (termometro del contagio) ben sopra all’uno. Nonostante ciò pare ci sia poca consapevolezza dei rischi che corriamo e delle incertezze sulla stagione futura. Ma pur essendo a conoscenza di tali dati, si legge che oltre la richiesta degli ormai famosi “Ristori” utili a far fronte alle difficoltà economiche di bar e ristoranti e sostegni per gli affitti dei locali e le tariffe, imposte, ecc. si chiede la possibilità dell’asporto, un'opportunità plausibile per tavole calde e ristoranti, ma che non riesco a vederne la stessa utilità per i bar o per i rifugi del crinale.

Girando un comune della montagna non ho potuto fare altro che notare che otto bar erano normalmente aperti, sicuramente per l’asporto. Ma strano, in nessuno di  tali locali ho potuto vedere  qualche persona uscire con la tazzina del caffè o la brioche. Forse il freddo? Forse nessun cliente?

Dai dati ufficiali sembra che l’attività di asporto incida sul fatturato complessivo non più del 10% e se escludiamo le spese di riscaldamento e di gestione generale non può essere considerato neppure quale cerotto su di una ferita economica assolutamente grave. Ma forse, più probabilmente, l’obiettivo, è mettere una mascherina non solo alle persone, ma ad attività che non dovrebbero essere svolte o da parte del Governo centrale, ridurre il costo dei ristori promessi. Rischiando con tali comportamenti e provvedimenti di mettere a rischio una stagione futura che si intravvede non proprio rosea.

Sembra davvero che il nostro stile di vita sia cambiato a tal punto che non siamo più in grado di prepararci un caffè o riscaldarci una brioche e che senza tale colazione non possiamo vivere dignitosamente. Dovremmo essere consapevoli che i nostri contatti possiamo trasmetterli ad altre persone, in altri locali pubblici o in famiglia dove magari conviviamo con soggetti deboli che un eventuale contagio potrebbe ferirli gravemente.

Non credo sia necessario impegnare le forze dell’ordine per vigilare sul comportamento più o meno corretto di esercenti ed avventori, ma almeno un richiamo al senso di responsabilità da parte delle autorità preposte sarebbe apprezzabile.

Mi rendo conto che quanto scritto può essere impopolare ma è il mio pensiero e ritengo corretto esprimerlo ed assumermi la piena responsabilità e mi auguro che almeno tali considerazioni possano indurre ad un minimo di riflessione.

(Alberto Tondelli)

Agenzia Redacon ©
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16 Commenti

  1. “Sembra davvero che il nostro stile di vita sia cambiato a tal punto che non siamo più in grado di prepararci un caffè o riscaldarci una brioche e che senza tale colazione non possiamo vivere dignitosamente.”
    Questa frase piuttosto qualunquista sa proprio di presa in giro verso tutti coloro che hanno sofferto per questa situazione e che magari hanno, nell’atto di prendere un caffè nel locale sotto casa, rispettando le dovute norme sanitarie, magari anche per fare lavorare l’amico barista in difficoltà,cercato un po’ di normalità in questo brutto periodo.

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  2. Lo sapevo è sempre colpa nostra.. ce ne faremo una ragione.

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    • Di chi diversamente? Il picco di contagi stranamente è postumo alle baldorie, bar o meno (ma forse più), del Natale. E ciò appare consolidato anche dalle dichiarazioni dell’ASL.
      Le forze dell’ordine? Beh, io non ci avrei trovato niente di male, nell’implementare la presenza sul territorio (polizia municipale compresa).

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  3. Certo che l’aumento dei casi registrati ultimamente nel Mondo, in Italia e purtroppo anche da noi, e’ dovuto a comportamenti non corretti. Ovviamente non tutti dovuti ai bar o ristoranti ma anche e credo soprattutto ad incontri in ambito famigliare che, dopo le feste, stanno presentando il conto. La nostra vita e’ cambiata e non credo che tornera’ come prima. Il grosso problema sara’ la sostenibilita’ economica per le aziende e per i lavoratori colpiti piu’ duramente dalla pandemia, senza dimenticarci che, almeno fino al 25 gennaio, le scuole resteranno chiuse con danni per gli studenti ma anche con il pericolo di nuovi casi non appenna saranno riaperte.

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  4. possibile che come viene dato un po di via libera si trova gente per strada ammassata come le sardine? oppure non portano la mascherina perche dicono che non si puo sopportare o non serve a nulla, io la tengo tante ore ogni giorno a lavoro, e non sono un sanitario. possibile che non venga compreso che i nostri comportamenti devono essere adeguati alla situazione che viviamo? di questo passo non ne usciremo mai,io mi arrabbio perche mi impegno e mi sacrifico e molte persone fanno cio che gli pare ignorando le norme che dovremmo rispettare tutti!!!!!!!!

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  5. Non possiamo certamente escludere che in mezzo a noi vi sia chi, secondo la descrizione di Tondelli, ha smesso di prepararsi un caffè, e non è più in grado di riscaldarsi una brioche, tanto che gli manca moltissimo un tal tipo di colazione, consumata fuori casa, ma vi è parimenti chi, come dice il primo commento, nell’atto di prendere un caffè al bar, sostiene da un lato il lavoro ivi svolto, e cerca altresì un po’ di normalità in questo brutto periodo (d’altronde abbiamo sentito ripeterci più di una volta, soprattutto prima che si parlasse di vaccinazione, che occorre abituarsi a convivere con questo virus).

    Non mancano verosimilmente nostri comportamenti troppo disinvolti, da disapprovare e censurare perché possono nuocere ad altri, specie i soggetti deboli, ma ci sono pure, e credo siano i più, quanti frequentano il bar osservando meticolosamente le vigenti norme, ma se si ritiene che l’asporto sia inapplicabile ai bar, come mi sembra teorizzare Alberto Tondelli, ne andrebbe semmai sospesa in via temporanea l’attività, dietro però adeguati “Ristori”, divenuti ormai famosi perché da quanto si sente in giro sembrano arrivare non di rado con forte ritardo e in misura insufficiente a coprire le perdite e le spese fisse.

    Se non ne ho frainteso il pensiero, Tondelli sarebbe poi dell’idea di far prevalere i “pareri delle strutture e delle istituzioni sanitarie preposte ad affrontare il problema”, mentre invece “la politica si trova così costretta a mediare tra le giuste esigenze economiche e le indispensabili misure sanitarie che dovrebbero essere prese”, ma a me sembra essere proprio questo il ruolo “decisore” della politica, ossia quello di fare scelte che tengano conto delle molteplici questioni poste da una evenienza ed eccezionalità come l’attuale in corso, che tocca ed investe tanti aspetti e settori del nostro vivere.

    Probabilmente non aiutano i “provvedimenti a singhiozzo”, usando le parole di Tondelli, pur se non bisogna farla facile, nel senso che può essere difficile e complicato individuare la strada giusta per far fronte alla pandemia, ma dalla politica ci aspettiamo che sappia decidere, essendo questo il suo ragguardevole compito, e a chi non apprezza “I continui distinguo di tanti governatori di Regione” viene da ricordare che il potere delle Regioni, in questo come in altri campi, nasce dalla cosiddetta legislazione concorrente, quale esito del Referendum costituzionale dell’ottobre 2001.

    Riconosco comunque ad Alberto Tondelli di affrontare in queste suo righe un argomento piuttosto delicato, scomodo e controverso, che può anche prestarsi a malintesi, e se deve indubitabilmente preoccuparci – ed indurre ad una maggiore consapevolezza – il constatare che “la situazione contagi è drammatica pure nella nostra montagna”, mi sembra essere nondimeno confortante il fatto che in generale, almeno da quanto si legge, una significativa percentuale dei positivi al coronavirus risulti asintomatica o quasi (i dati in proposito non paiono univoci, ma si tratta in ogni caso di numeri importanti).

    P.B. 09.01.2021

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  6. Sono d’accordo con Tondelli. È vero che in montagna l’aspetto sociale è fondamentale e la solitudine è un fenomeno molto preoccupante, ma il Covid è un nemico subdolo è pericolosissimo. Occorre dare delle priorità
    Domenico Dolci

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  7. Purtroppo il buon senso manca e manca in modo particolare non solo ai giovani, ma anche a gente di mezza età… anch’io passando per andare al lavoro, al mattino presto, ho visto gente ammassata davanti ai bar e ho pensato se non avessero più una caffetteria a casa loro…ma evidentemente non hanno imparato nulla e pensano sempre che a loro non toccherà… e pensare che si chiederebbe solo un po’ di rispetto per i morti e per chi rischia la propria vita in corsia ogni giorno…speriamo davvero solo nel vaccino…ah già…ma dicono che non faranno nemmeno quello!!!

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  8. Penso che il Sig.Domenico Dolci sia l’unico che ha centrato il vero problema,e cioè quello delle priorità.
    Bisogna donque scegliere : la liberta’ (vedi art.13 della costituzione) o la vita ?
    Personalmente io sono per la prima.
    E mi permetto di aggiungere una considerazione : la maggior parte delle persone
    pensa a salvare la propria vita ,e può assere umanamente comprensibile,ma mi chiedo se, in pieno “nuovo umanesimo” tanto citato quanto dannoso, c’è ancora qualcuno che pensa sia prioritaria la salvezza dell’anima rispetto a quella del corpo?

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  9. QUALI GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA SUL TERRITORIO MONTANO ?
    Tondelli e Dolci hanno cercato di evidenziare con molta corretteza quanto sia drammatica la situazione nei comuni montani del nostro appennino .
    Dalla pandemia ne usciremo ? Molti e io tra questi , vogliono essere
    ottimisti……..
    Ma ne usciremo indeboliti sul piano economico , sulla tenuta del reddito,sul calo degli occupati ,con una emergenza ambientale sempre più gravosa , ma in modo particolare dovremo affrontare un nuova emergeza quella sociale :
    Queste emergenze dovrebbero preoccupare le istituzioni locali a cui va rivolto un appello .
    Quale futuro intendono prefigurare a favore di chi in montagna vuole vivere?
    MARINO FRIGGERI

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  10. penso che se uno si comporta come deve salva la propria vita e anche quella degli altri, la liberta in questo momento potrebbe anche essere interpretata come una forma di egoismo, quando hanno scritto la costituzione non era tempo di pandemia!!!!!!!

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    • hai hai hai…se dobbiamo interpretare ancora cos’è la libertà, vuol dire che c’è un problemino che potrebbe portare a problemi un pò più gravi.
      La Costituzione bisognerebbe cambiarla a seconda delle situazioni?
      La dittatura sanitaria comincia a dare i suoi frutti ……

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  11. Per salvarci la vita dovremmo chiudere tutto, ma proprio tutto, per un anno almeno. Intero.

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  12. E’ molto drastico e sbrigativo l’ultimo commento, che vorrebbe “chiudere tutto, ma proprio tutto, per un anno almeno. Intero”, ossia fermare in buona sostanza il Paese per un così lungo periodo, senza porsi tuttavia il problema del dopo, e cercare altresì soluzioni che permettano di farci arrivare in maniera non “collassata” a quel dopo che ci aspetta.

    Mi sembra essere fra l’altro un modo per marginalizzare di fatto la politica, se non esautorarne il ruolo, quando invece la sua funzione dovrebbe essere proprio quella di trovare il punto di mediazione ed equilibrio tra le varie problematiche ed esigenze in atto (l’emarginare la politica non mi parrebbe poi una gran bella cosa per la vita democratica).

    P.B. 11.01.2021

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  13. dittatura sanitaria? forse non ci siamo capiti!!!! andatelo a dire ai cari di chi ci ha rimesso la pelle, un po di rispetto anche per loro, lo ha detto anche papa francesco che da questa situazione ne possiamo uscire solo insieme, ora deve esistere il noi e non il me, puodarsi che quanto prima ci sia liberta per tutti, ma se uno fa gli affari suoi in nome della liberta mi sa che qui non ci siamo proprio!!!!!

    anonimo

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  14. Davanti alle considerazioni di “anonimo” verrebbe da ribattere, o contro dedurre, che tra quanti sono stati colpiti finora dal Covid vi è stato anche chi aveva diligentemente rispettato tutte le prescrizioni e indicazioni preventive in materia, e tra questi si è trovato ad essere positivo pure chi non doveva essere particolarmente “fragile” nei confronti del virus, tanto che ha superato l’infezione con assenza o quasi di sintomi.

    Il fatto che sia stato colpito anche chi aveva osservato le regole potrebbe allora indurre a sposare la tesi del precedente commento, ossia che “per salvarci la vita dovremmo chiudere tutto, ma proprio tutto, per un anno almeno. Intero”, senza porci a questo punto il problema del dopo, ma sul dopo si dovrà pur riflettere ed interrogarci, visto che molte attività economiche hanno già chiuso i battenti, o starebbero per farlo.

    Ciò significa perdita di posti di lavoro e di reddito, e anche di gettito fiscale visto che non si può tassare chi si ritrova disoccupato; odierne notizie di stampa, se non le ho fraintese, parlano di migliaia di attività dismesse nella nostra regione, durante il 2020, e le prospettive per il futuro non sembrano dirci che vi sarà un cambio di tendenza (ci sono state, sì, nuove aperture ma il saldo resterebbe comunque ampiamente negativo).

    P.B. 12.01.2021

    P.B.

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