“I have a dream”, l’appello della professoressa Ornella Gigli agli insegnanti d’Italia

Riceviamo e pubblichiamo da Ornella Gigli, docente di Lingua e Cultura Inglese al Liceo linguistico Cattaneo-Dall’Aglio di Castelnovo ne' Monti

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Lo so che è presuntuoso iniziare con questa citazione, ma io davvero “Ho Un Sogno”. Sogno che tutte le insegnanti e gli insegnanti d’Italia si alzino dalle loro postazioni pc, indossino una mascherina, escano per strada (a distanza di sicurezza, naturalmente) e comincino a camminare dicendo forte: "Adesso basta".

Adesso basta perché non è possibile ricevere comunicazioni ogni due o tre giorni, con l’ultima che regolarmente smentisce la precedente, perché questo modo di lavorare non è serio e non insegna nulla di positivo ai nostri ragazzi e ragazze, anzi fa crescere quell’incertezza nel domani che è ora una costante della loro vita. Inoltre, obbliga noi docenti a rivedere e riconsiderare continuamente una programmazione che se non è ben seguita può ridurre di molto la nostra efficienza nell’insegnamento.

Adesso basta perché dobbiamo lavorare tutti insieme nonostante ci si senta spesso sopraffatti. La pandemia rende tutto terribilmente incerto. Mi si dice: “Non vedi in che situazione siamo? Non ti rendi conto che non si può fare diversamente?” Scusate, ma l’essere persone responsabili e consapevoli, l’essere credibili per le nostre classi, non significa anche fare il possibile e l’impossibile quando situazioni estreme si presentano? Non significa imparare dai nostri errori? Non significa uscire dal nostro orticello, anche giustamente coltivato, e andare davvero ‘oltre’?

Tanti anni fa un collega con molti più anni di esperienza mi disse che bisognava smetterla di considerare il mestiere del docente una missione. E’ un mestiere come tutti gli altri. Non sono mai riuscita a capire cosa volesse dire. Non pretendo di sostenere che noi docenti siamo dei missionari, ma che abbiamo tra le mani un ‘materiale’ molto delicato da usare coi guanti, sì. Visti i sacrifici che tante classi di lavoratori stanno facendo, il cui lavoro a questo punto è davvero diventato una ‘missione’, certo anche la scuola è pronta a fare il suo.

Ho letto recentemente che il 70 % degli insegnanti è contrario al ritorno in presenza. Questo mi rattrista, anche se sicuramente non molto è stato fatto per far sentire la classe docente sicura sul posto di lavoro in relazione a ciò che succede fuori dalle aule. D’altro canto, molti di noi stanno risentendo pesantemente della mancanza di relazioni in presenza: è molto difficile non poter vedere studenti e studentesse in carne ed ossa, poter leggere i messaggi del corpo e non sentirsi solo un ingranaggio del meccanismo della Dad, per quanto ci si sforzi di renderla ‘umana’. Ma parte del mio sogno sarebbe anche che noi docenti fossimo più uniti e più decisi nel difendere la scuola e tutto quello che essa rappresenta. Come docenti siamo anche portatori di quelle idee che spingono chiunque senta di voler difendere i valori democratici del paese a dire: ‘Così non va bene’.

Adesso basta perché non ci si può considerare un paese davvero avanzato se in tutti questi mesi non siamo stati in grado di mettere la scuola non al primo, dove giustamente sta la sanità, ma almeno al secondo posto e lavorare perché tutto quanto circonda gli adolescenti - in primis i trasporti - fosse in sicurezza, così che i docenti e tutto il personale scolastico si sentissero protetti. Non sarebbe stato un ottimo segnale individuare la classe docente come una delle prime da considerare per la vaccinazione? E lo so che probabilmente tanto di quello che sta avvenendo è la conseguenza di anni di disattenzione e disinteresse verso la scuola e della mancanza di una vera programmazione che riesca ad andare oltre il dopo domani, ma questa non è una giustificazione.

Adesso basta perché le studentesse e gli studenti sono sempre più demoralizzati e stiamo passando loro il messaggio che tanto la scuola è sacrificabile. C’è una parola inglese che secondo me esprime ancora meglio questo atteggiamento: siamo expendable, ci si può ‘vendere’,  e a quanto pare anche a poco prezzo. Ma con la scuola vengono la cultura e il futuro, e sono questi che stiamo sacrificando. E stiamo sacrificando anche la felicità di ragazzi e ragazze perché è ora che si cominci a parlare di sentimenti, perché i sentimenti non possono essere sacrificati sull’altare dei fatti. A scuola non si imparano solo competenze e conoscenze, si impara ad amare, a rispettare, a comprendere, ad empatizzare, ad essere veri e completi esseri umani. Cominciamo a pensare alle strategie da mettere in atto per supportare psicologicamente gli adolescenti che stanno vivendo questa tempesta perché la loro crescita è già impregnata delle ondate violente di questa marea che ha cancellato il mondo che avevano imparato a conoscere. Cominciamo a pensare a come evitare che l’angoscia causata da un mondo capovolto e dall’incertezza non ingoi i nostri adolescenti.

E’ un sogno? Beh, non dovrebbe esserlo. E se lo consideriamo davvero solo tale, significa che ci siamo già arresi.

Prof. Ornella Gigli

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Un Commento

  1. Ho letto con interesse la lettera accorata della Collega Gigli Ornella.
    Ciò che mi ha lasciata più perplessa è quel “ripetuto”: adesso basta.
    Sarebbe bello che di fronte a situazioni difficili e talvolta tragiche della vita, bastasse un semplice : adesso basta.
    E anche in questa situazione mondiale penso a quanti potrebbero urlare questa frase: ADESSO BASTA.
    Perché la SCUOLA è molto importante, io ci insegno con passionecda oltre 30 anni, e GLI STUDENTI sono le PERSONE che sempre mi porto nel cuore, ma non esiste solo la scuola.
    Anche i BAR e baristi hanno il diritto di dire ADESSO BASTA;
    Anche gli ALBERGATORI
    Anche gli INFERMIERI
    Anche gli OPERATORI TURISTICI
    E i DOTTORI
    E chi ha PERSO IL LAVORO
    E chi si ritrova in POVERTA’
    E CHI, in un letto di Ospedale STA CON FATICA TIRANDO IL FIATO IN SOLITUDINE,
    E CHI nasce in un luogo sbagliato, e solo per “questa colpa” , muore di fame e di sete.
    E altri ancora…..
    Anche io ho un SOGNO, e ho un figlio che frequenta in Dad la terza superiore: a lui e a tutti le studentesse e studenti dico FORZA, tutto ciò che vi sembra di perdere ora lo ritroverete nella CAPACITÀ ACQUISITA DI ADATTAMENTO ad una situazione complicatissima e mai vissuta. Ai giovani studenti e studentesse chiedo con SERENITÀ di riflettere sulla importanza della scuola in presenza che torneremo a vivere con MOLTA PIÙ CONSAPEVOLEZZA e impegno. Leggete carissimi e pensate, chiamatevi e relazionatevi, mettete in atto la vostra intelligenza e immaginazione, trovate modi diversi per aiutarvi.
    Patrizia Croci

    Patrizia Croci

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