Una volpe in tagliola, simbolo della crudeltà di alcuni umani, ora è al Rifugio matildico

Per quanto risulti una pratica medioevale (proprio perché oltre alla brutalità che lo caratterizza, ha origini nel Medioevo), il bracconaggio è ancora un fenomeno sommerso.

Secondo il Cabs (Comitato nazionale contro l'uccisione degli uccelli), infatti, l'Italia occupa un secondo posto tra gli Stati mediterranei per l'uccisione illegale di uccelli, ma è anche il paese in cui solo lo 0,04% dei reati venatori verso tutta la fauna viene denunciato e portato alla luce. Un fenomeno sommerso e poco segnalato, dunque, ma certamente diffuso in tutto il suolo italiano e da cui nemmeno il territorio emiliano ne è esente.

Ne è esempio quanto accaduto lo scorso 6 gennaio. Una tagliola, posizionata probabilmente in una proprietà privata di una frazione in Appennino (a Borgo Val di Taro, Parma), ha imprigionato la zampa di una volpe, costringendola a scappare con la trappola attaccata e rifugiarsi nella legnaia di un’abitazione vicina.

La pronta chiamata della proprietaria a Ivano Chiapponi, responsabile del Rifugio Matildico di San Polo d’Enza, ha permesso di mettere in salvo il bellissimo esemplare femmina che è stato portato proprio nella sede del centro di recupero animali selvatici sampolese. La morsa della trappola ha purtroppo però reciso completamente la zampa, rendendo inevitabile un rapido intervento di amputazione dell'arto per salvare la vita alla povera bestia. Ciò significa che non sarà più possibile, data la mancanza di autonomia dell'animale, reimmetterla in natura, come solitamente accade invece per gli ospiti guariti.

Il Rifugio Matildico è una Onlus che dal 2011 accoglie e soccorre la fauna selvatica in difficoltà delle province di Reggio Emilia e Parma. Il lavoro di soccorso del rifugio è costantemente in crescendo, arrivando quest’anno a contare oltre 4.300 interventi di recupero (circa un migliaio in più rispetto all’anno precedente). L’obiettivo è chiaramente quello di fornire ad ogni animale le cure necessarie alla pronta liberazione, ma anche un luogo sicuro per tutti quegli animali che, come la sfortunata volpe, non potranno essere riabilitati in natura, restando ospiti fissi del rifugio (assieme ad alcuni istrici, rapaci, un cigno e diverse anatre).

Il bracconaggio, commesso in abitazioni private o nei boschi, resta ancora dunque una triste realtà. L'attuale legislazione vieta la detenzione, la vendita e l'uso di trappole per la fauna selvatica, ai sensi della Legge 157/92. La detenzione di trappole è punita con sanzione amministrativa, mentre l'utilizzo è perseguibile penalmente. Tagliole, lacci, archetti, bocconi avvelenati, reti, sostanze adesive sono, infatti, strumenti obsoleti di tortura che condannano le vittime a una morte certa, preceduta da lenta agonia e inutile sofferenza. Si tratta di metodi potenzialmente letali non solo per gli animali selvatici, ma (essendo non selettivi) anche per cani senza guinzaglio, gatti, animali domestici, oltre ad essere estremamente pericolosi anche per le persone che inavvertitamente potrebbero imbattervici. Si pensi al potenziale pericolo per i bambini. Doveroso da parte di qualunque cittadino che trovasse strumenti di bracconaggio, segnarli alle autorità competenti, indicando il luogo e le circostanze del ritrovamento, senza naturalmente toccarli e rimuoverli.

Per quanto riguarda l'estenuante lavoro quotidiano svolto dagli operatori del Rifugio Matildico, è possibile sostenere la struttura in molti modi (donazioni, volontariato, promozione, destinazione del 5X1000).

“Attualmente abbiamo circa 60 volontari in rifugio e 40 fuori che ci aiutano occasionalmente nel recupero. Ma è una mole di lavoro immensa, per questo cerchiamo sempre gente volenterosa che ha voglia di aiutarci, soprattutto nelle fasi di recupero” spiega Chiapponi a Redacon “con l’incremento degli animali ospiti abbiamo fatto lavori importanti di ampliamento nella struttura: dotandoci di 10 voliere, una sala imbecchi, un’infermeria e una sala accettazione. Si tratta di lavori che richiedono molto tempo, tra procedure amministrative e interventi da seguire, spesso trovandoci a dover essere su più fronti contemporaneamente. Molte famiglie ci chiedono di vedere gli animali, ma in realtà quelli che rimettiamo in natura devono conservare la paura dell’uomo per potersi salvare. Stiamo valutando però se creare un’area didattica per i visitatori. Confidiamo nell’amministrazione comunale di San Polo e nelle amministrazioni locali ci sostengano nel perseguire questi obiettivi sempre più importanti”.

Certamente una delle formule di supporto al rifugio più coinvolgenti ed emozionanti è l'adozione a distanza di uno dei tanti ospiti del Rifugio (volpi, ricci, istrici, caprioli, civette...). L'adozione a distanza dà, infatti, non solo la possibilità di contribuire alle cure e alla nutrizione dell'animale scelto, ma anche di scegliere il nome dell'animale, avere una sua foto e assistere alla liberazione una volta che sarà reintegrabile in natura, assistendo ad un momento davvero toccante.

Per info: www.rifugiomatildico.it

 

(Valentina Barozzi)

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2 Commenti

  1. VERGOGNA!!! Chi è crudele con gli animali è crudele d’animo e quindi può esserlo anche verso i suoi simili…grazie a chi salva gli animali dalla bestialità umana.

    MB

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  2. Purtroppo l’ignoranza è veramente dilagante! Chissà quale macabro piacere proveranno questi bracconieri. Sarebbe interessante una sorta di guida per “riconoscere/stanare” le trappole che utilizzano, in modo che anche solo girando per prati e boschi chiunque sia in grado di riconoscerle e avvertire chi di competenza.
    A voi del Rifugio Matildico grazie per il bellissimo servizio che offrite.

    Alessandro Torri Giorgi

    Rispondi

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