Nella Giornata della Memoria un contributo di Dilva Attolini

 

Dilva Attolini

Riceviamo e pubblichiamo

Nei miei libri trovo sempre uno spazio per ricordare i grandi crimini dell’umanità. Non sono una studiosa di storia, ma ciò che dico è confermato da studi storici.

Non invento niente. Questi potenti li chiamo i grandi “malati”. Guidati da ideologie o da religioni totalizzanti, periodicamente si affacciano alla storia, come una malattia.

Dilva Attolini

 

Dal mio prossimo libro…

-Nina, in contrapposizione cominciò a pensare alla parte dell’umanità dei potenti, focalizzò l’attenzione sugli uomini con il cuore a metà o mancante di una grossa parte. Li cercò, indietro nel tempo, nella storia. Di uomini a metà ce n’erano stati dappertutto, nel passato.

I primi a balzarle davanti furono i conquistadores, con le loro prepotenze infinite. Aveva letto, da poco, La donna abitata. Perché le donne di Teguzgalpa, del sud dell’America,  nel 1500, si erano negate la maternità. Avevano deciso di non coricarsi più con i loro uomini per non partorire schiavi per gli spagnoli! Si negavano tra il profumo e la dolcezza della loro pelle. Conquistatori, una parola terribile, perché terribile è colui che conquista e toglie la libertà. Chi tentava l’ultimo estremo scampo, dopo aver visto morire gli abitanti sotto il fuoco dei fucili, e cercava di fuggire nella foresta, a Teguzgalpa, era inseguito e sbranato da cani famelici, senza speranza.

Modalità dei cani famelici usata anche dai nazisti contro gli ebrei polacchi nella terra dei grandi boschi. Sbranati come animali, mentre speravano che madre natura li salvasse nel loro ultimo tentativo. I capi nazisti erano uomini a metà o mancanti di una parte del cuore molto maggiore della metà. Quando l’esercito nazista occupò Rovno, un paesino a nord della Polonia, strappandola ai sovietici, successe l’incredibile. Nel giro di due giorni, il sette e l’otto novembre del 1941, i nazisti assassinarono più di 23000 ebrei della città. I 5000 sopravvissuti furono uccisi nove mesi dopo. I nazisti avevano perduto il cuore intero. Nina calcolò le loro nefandezze. Concepirono lo sterminio di un popolo. Costruirono strutture: camere a gas e forni crematori. Come era possibile pensare una roba così. Ogni giorno, uccidevano, fino a ottomila persone, -il doppio degli abitanti del paese di Nina-, e lo fecero per mesi e mesi e mesi. Programmavano la morte di coloro che poi bruciavano nei forni per farli sparire, come se non fossero mai esistiti. Si stupivano se il fuoco bruciava a rilento, in quelle lande sconfinate e piene di gelo, d’inverno.

Nina pensò alle “foibe”, argomento tabù per tanto tempo, al genocidio degli Armeni, argomento ancora tabù, al giorno d’oggi. Poi gridò: Basta! Di queste situazioni non ne poteva più!

Chi porta morte, come accade ancora oggi, -specialmente in nome di un dio che se non è dentro di noi significa che non esiste-, non è degno di guardare neppure il sole. Basta comandanti e gestori. Era per questo che Nina aveva il terrore delle culture, dove le donne non avevano voce. A volte neppure la dolcezza della musica. Nel suo immaginario le donne non avevano il cuore dimezzato, valevano doppio.

 

 

Tratto da Amos Oz “Una storia di amore e di tenebra”

... La paura che abitava in ogni casa ebraica, una paura di cui non si parlava quasi mai, ce la iniettavamo solo di striscio, come un veleno, una goccia ogni sera, era la paura terrificante che forse eravamo davvero delle persone non abbastanza monde, forse eravamo davvero troppo fastidiosi e invadenti, troppo intelligenti e avidi di danaro. Forse davvero la nostra buona educazione era inadeguata. Era una paura mortale, la paura di dare per disgrazia ai gentili una cattiva impressione, che in tal caso loro si sarebbero arrabbiati e ci avrebbero di nuovo fatto quelle cose tremende cui era meglio non pensare.

  Mille volte, dentro la testa di ogni bambino ebreo, rintoccava l’imperativo di comportarsi bene ed educatamente con loro, anche quando erano rozzi o ubriachi; di non farli per nessuna ragione arrabbiare, mai, mai discutere con un gentile o trattare troppo su un prezzo, vietato innervosirli, vietato alzare la testa, parlare sempre con calma e con un sorriso, perché non dicano che siamo molesti, parlare sempre in un polacco corretto, perché non dicano che gli roviniamo la lingua, ma non troppo forbito, perché non dicano che abbiamo la sfrontatezza di volerci arrampicare troppo in alto, perché non dicano che siamo ambiziosi, e per disgrazia non dicano che abbiamo delle macchie sulla gonna. In parole povere, bisognava assolutamente sforzarsi di dare una buona impressione, e nessun bambino poteva guastare questa buona impressione, perché bastava un solo, un unico bambino che non si fosse lavato la testa come si deve e avesse i pidocchi, per gettare una pessima reputazione su tutto il popolo ebraico. Anche così comunque non ci potevano soffrire e guai a te se davi loro un altro motivo per non sopportarci.

  (Polonia. Quando arrivarono i nazisti fu l’inimmaginabile. Amoz Oz si salvò perché la famiglia era riuscita ad emigrare. Nel paese dove vivevano, Rovno, di Ebrei non rimase traccia.)

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