Il ricordo di monsignor Alberto Rabitti nel bollettino settimanale di Carpineti

Riceviamo e pubblichiamo

UNITÀ PASTORALE DI CARPINETI

(335/8257036)

 San Prospero, San Biagio, San Donnino, San Pietro,

Onfiano, Pantano, Pianzano, Poiago e Pontone

Vita parrocchiale dal 31 gennaio  al 07 febbraio 2021.

 

DOMENICA 

31 gennaio

Giornata dei malati di lebbra. Memoria di San Giovanni Bosco S. Messe:

Carpineti ore 8.30 (def. Beretti Luciano, Carolina e Umberto) ore 11.15 (def. Rabitti Mons. Alberto) ore 18.00 (def. Ferri Norina, Cavalletti Silvia)       Pontone ore 10.00      Pantano ore 10.00 

LUNEDI’

01 febbraio

Beato Andrea Carlo Ferrari

S. Messa: ore 18.00 (libera intenzione)

MARTEDI’

02 febbraio

Festa della Presentazione del Signore o Candelora

S. Messa: ore 18.00 (libera intenzione)

MERCOLEDI’

03 febbraio

Dove arriva Gesù Cristo il demonio non può trovarsi a suo agio, perché Gesù è la santità. Esso quindi reagisce, ma nulla può contro di lui.

Gesù Cristo è venuto proprio per questo, per sostenerci nella lotta contro Satana e per vincerlo.

Oggi ricorre la giornata dei malati di lebbra.

Memoria di San Biagio Patrono di Busanella

S. Messa: ore 10.30 (libera intenzione)

S. Messa: ore 18.30 nella Chiesa di S.Biagio

GIOVEDI’

04 febbraio

S. Messa: ore 18.00 (libera intenzione)
VENERDI’

05 febbraio

Memoria di S. Agata Patrona di Poiago( I° venerdì del mese)

S. Messa: ore 18.00 (Sec int. di Capitani Paolo)

SABATO

06 febbraio

S. Messe: Festive ore 15.00 (per i ragazzi del catechismo)

ore 18.00 a S. Donnino

DOMENICA

07 febbraio

S. Messe: Carpineti ore 8.30 (def. Meglioli Giacomino, Agostino e Bruna) ore 11.15 (def. Gualandri Amos) ore 18.00 (def. Ruini Gregorio)    Pontone ore 10.00         Pantano ore 10.00 

 

 

Meditazione domenicale. Saper riconoscere la Parola che salva. La Parola di Dio ci raggiunge nella quotidianità, ma non sempre è facile riconoscerla nella confusione di voci che ci circonda. È necessario il discernimento per saper distinguere la Parola autentica dalle illusioni ingannevoli. La prima lettura, tratta dal Deuteronomio, offre i criteri per distinguere i veri profeti, che portano e vivono la parola di Dio che va ascoltata, dai falsi profeti, che parlano con presunzione e la cui parola non si avvera. La seconda lettura (1° lettera ai Corinzi) esorta tutti i cristiani, uomini e donne, sposati, celibi e nubili, a vivere nel proprio stato di vita la chiamata di Dio, senza essere interiormente divisi. Il vangelo, infine, secondo la versione di Marco, narra come per la prima volta Gesù entra nella sinagoga di Cafarnao e qui, da una parte, viene riconosciuto come ”Santo di Dio” dall’uomo posseduto, e, dall’altra, stupisce i presenti per l’autorità e la novità del suo insegnamento.

31 gennaio: Festa di don bosco. Il genio che donava felicità ai giovani. Ebbe a dire: “facciamo di ogni spazio educativo, di ogni casa salesiana, di ogni incontro personale, un motivo per comunicare che la vita è bella, che è un dono di Dio, amante della vita e quindi da vivere come festa anche nei giorni grigi”. Don Bosco era capace di far sentire a tutti i suoi ragazzi che erano amati, che erano magnifici, stupendi e che aveva grandi progetti per ognuno di loro, perché erano i progetti di Dio. Don Bosco aveva la grande capacità di far vivere ai suoi ragazzi la vita come una festa e la fede come felicità. Questo è il grande dono che ci ha lasciato. Aveva la capacità di fare della vita ordinaria, quotidiana, pesante, stanca, affamata e assetata un motivo per vivere nella festa. E, proprio come accadeva nel cielo sereno della sua anima, aiutava i ragazzi a scoprire la profonda felicità che esiste nell’amare Dio e nell’essere amati da Lui. Celebrare la sua festa in questo nuovo anno, che viene da un anno difficile a causa del Covid 19 e delle sue conseguenze, vuol dire far maturare il frutto dello Spirito che è “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé “, come dice S. Paolo. E questa è un’eredità preziosa che Don Bosco ha lasciato ai suoi salesiani e figli di Maria Ausiliatrice, e a tutta la sua famiglia salesiana: quella di essere uomini e donne che cercano ogni giorno il dono della simpatia per l’incontro con i ragazzi e le ragazze, con un senso molto concreto e reale dell’incontro con ogni persona. La nostra chiesa è dedicata a Maria Ausiliatrice, invocata da Don Bosco in ogni necessità. Venticinque anni fa trovai in chiesa una sua statua, l’ho lasciata dove l’ho trovata, non so chi l’abbia donata, ma certamente l’intento era quello di chiedere la protezione del santo sulla nostra gioventù.

 

I vescovi: la Chiesa sta dando il meglio di sé. Stiamo vivendo un “tempo di tribolazione” ed è per questo che i vescovi italiani invitano a trasformarlo in un “tempo di preghiera”, che per i cristiani diventa “tempo di speranza” e “di possibile rinascita sociale”. Il Consiglio Permanente della Cei ha diramato un “messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia” per invitare a vivere con fede e impegno la difficile situazione: “anche la liturgia e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Questo, però, non deve scoraggiarci”. Sempre infatti, “al centro della nostra fede c’è la Pasqua, cioè l’esperienza che la sofferenza e la morte non sono l’ultima parola”. Tutte le realtà ecclesiali, dicono i vescovi italiani, “stanno dando prova di un eccezionale risveglio di creatività. Insieme a molte fatiche pastorali, sono emerse nuove forme di annuncio anche attraverso il mondo digitale, prassi adatte al tempo della crisi e non solo, azioni caritative, assistenziali, rispondenti alle povertà di ogni tipo. È questo il miglior cattolicesimo italiano, radicato nella fede biblica e proiettato verso le periferie esistenziali”. Anche la nostra parrocchia ha scoperto potenzialità che in tempo normale non emergevano. Colgo l’occasione per ringraziare coloro che si prestano per la liturgia, il canto, la caritas e in modo speciale i volontari della croce rossa e della protezione civile che, ormai da un anno, svolgono il prezioso servizio di accoglienza e di sicurezza, consentendo a chi desidera partecipare alle funzioni, di farlo in tranquillità. Un’altra esperienza bella è quella della messa del sabato pomeriggio con i ragazzi. Occasione preziosissima non solo per me e per le catechiste ma anche per i ragazzi stessi che hanno la possibilità di pregare e riflettere insieme, come anche le videochiamate organizzate da diversi gruppi di catechismo. Non abbiate paura di venire in chiesa: è uno dei luoghi più sicuri, non solo perché c’è il servizio di sanificazione, ma possiamo contare anche sulla presenza del Signore che non ci abbandona.

Offerte ricevute: Rivi Raffaella pro asilo. In memoria di Fiorini Cinzia, le amiche, Alessandra, Maura e Monica per l’asilo.

In memoria della collega Cinzia Fiorini, i Dirigenti scolastici: Sara Signorelli, Ivano Vaccari, Giusy Gentili, il personale docente e A.T.A. delle Scuole: secondaria di Carpineti, secondaria di Casina, primaria di Carpineti, infanzia di Carpineti, infanzia di Casette, per un’opera parrocchiale. A tutti grazie!

 

 

Ricordo di un sacerdote, uno degli ultimi insegnanti del seminario di Marola

 

Monsignor Alberto Rabitti, rimasto ucciso nel grave incidente stradale verificatosi nel pomeriggio di martedì 26 gennaio in località Gargola, nel comune di Viano.

Il sacerdote è stato educatore, insegnante e dirigente scolastico. Aveva 92 anni

Secondo di cinque fratelli, Alberto Rabitti nacque a Sabbione il 3 novembre 1928 e trascorse l’infanzia a Castellarano e Sassuolo, discepolo di don Giuseppe Reverberi, uno dei presbiteri a cui si deve la sua vocazione al sacerdozio. Frequentò come allievo il Seminario a Marola e a Albinea, quindi di nuovo a Marola come alunno teologo e prefetto; negli anni del ginnasio fu compagno del futuro beato Rolando Rivi. Aveva 15 anni quando venne ucciso don Giuseppe Iemmi. Rabitti era sfollato a Felina con la famiglia, accolto nella casa nativa di don Sergio Pignedoli; aveva così potuto seguire tutto il dramma vissuto dal venticinquenne curato del luogo, ascoltare, servendogli Messa, la famosa predica della Pasqua del 1° aprile 1945 ed accoglierne non poche confidenze che sono poi confluite nella sua biografia, alla quale don Alberto ha fornito apporti e testimonianze di sostanziale spessore. Nel giorno dell’uccisione, insieme a Raimondo Zanelli e Meo Ferrari era salito al Fosola per cercare il cadavere di don Iemmi: un’esperienza che aveva segnato un solco e una direzione alla sua scelta di diventare prete. Anche l’essere stato accolto dal futuro cardinale Pignedoli ed essere entrato nella sua amicizia avevano dato sostegno alla sua formazione sacerdotale, compreso un notevole rafforzamento della sua voglia di studiare. Gliene era rimasta quell’impronta culturale che ha poi contraddistinto la sua vita di prete-educatore, insegnante e dirigente scolastico. Una voglia che anche ultimamente si esprimeva con il continuo aggiornamento culturale, ben visibile nel suo appartamento di Marola, ridondante delle ultime uscite librarie che volentieri condivideva con gli amici: in questo “buen retiro” per la bella stagione monsignor Rabitti continuava a manifestare lo spirito di accoglienza già sperimentato a Felina alla scuola di don Pignedoli e di don Artemio Zanni. Don Alberto Rabitti aveva ricevuto l’ordinazione presbiterale dal vescovo Socche il 6 luglio 1952, mentre era parrocchiano dello zio don Emanuele Rabitti a San Martino di Correggio. Fu vicario cooperatore a Campolungo (1952-1953), San Zenone (1953-1955), pro prefetto del Battistero (1953-1954), vicario economo a Budrio (1955), vicario cooperatore a Massenzatico (1955-1956) e a San Valentino (1956-1964). Laureato in Scienze Umane, Storia e Filosofia, con abilitazione in Psicologia, tra il 1972 e il 1985 il professor Rabitti fu insegnante di storia e filosofia in varie scuole della provincia; successivamente, dal 1985 al 1994,  ricoprì l’ufficio di preside nelle scuole di Castelnovo ne’ Monti, Reggio Emilia (Liceo Moro), Guastalla (Liceo), Scandiano (“Gobetti”) poi, dopo un anno di servizio a Trapani, ancora a Castelnovo ne’ Monti dal 1993 al 1995. Don Rabitti fu inoltre docente di lettere presso il Collegio dei Padri Serviti a Dinazzano (1963-1965), assistente alle forze armate di Reggio Emilia (1964-1965) e dal 1965 al 1972 tornò al Seminario di Marola come insegnante, educatore e poi vicerettore. Nel frattempo venne nominato vicario economo a Succiso e Miscoso (1965-1966), vicario sostituto a Cerredolo di Toano (1967), vicario economo a Camporella (1967) e a Piagnolo (1967-1972), vicario cooperatore a Felina (1973) e a Pianzano (1974-1977); qui rimase come amministratore parrocchiale fino al 1990. Mons. Alberto Rabitti è stato un osservatore attento delle persone, abile ad intuirne l’animo alle prime battute della conversazione, e poi capace di amicizia profonda e duratura. E così, come preside, nonostante le apparenze di una certa austera severità, ha saputo entrare in relazione con molti giovani, accettandone, nei giusti contesti  - come ad esempio le gite scolastiche - anche scherzi che prendeva con bonaria serenità e trasformava in approfondimento dei rapporti personali e in consolidamento dell’esperienza formativa. Per tanti anni, don Alberto risiedendo a Marola ha collaborato con i parroci del vicariato Carpinetano, ha servito in particolare la parrocchia di Pianzano e il santuario di Mandra, per questo gli siamo grati, certi che il bene che ha fatto in vita trova ora la ricompensa presso Dio. Il suo funerale presieduto dal fratello Mons. Paolo, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio è stato celebrato nella chiesa dei Cappuccini a Scandiano il 30 gennaio, noi lo ricordiamo oggi 31 gennaio nella Santa Messa delle ore 11.15 e il 22 febbraio nel trigesimo della sua morte. Riposi in pace nel Cimitero di Scandiano accanto ai suoi cari.

 

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