Istoreco: “La società del dopoguerra ha permesso a criminali come Stark di rimanere impuniti”

Matthias e Rovali a Monaco nel 2012

In seguito alla notizia della morte del centenario tedesco Karl Wilhelm Stark, meglio conosciuto come "il boia di Cervarolo" per le trentuno persone giustiziate nel paesino dell'alta valle del Dolo in Comune di Villa Minozzo, le parole del co-direttore dell’istituto storico reggiano Istoreco Matthias Durchfeld: "la società del dopoguerra ha permesso che criminali come Stark rimanessero impuniti".

L'ex sergente tedesco era infatti stato condannato per le morti commissionate quel 20 marzo 1944, ma la Germania ne rifiutò sempre l'estrazione e non se ne fece più nulla. Ma c'è qualcuno che non ha mai dimenticato. Durchfeld ha infatti seguito per Istoreco tutta la fase dei processi, accompagnando i parenti delle vittime alle udienze a Verona e registrando ogni tappa.

"Come istituto storico - afferma Matthias - per noi è stato importante essere al fianco delle famiglie. Istoreco ha organizzato i pullman per raggiungere il tribunale militare di Verona. Anche quando il tempo poco permetteva di viaggiare, nelle mattine innevate a Cervarolo, Istoreco ha fatto sì che si potesse arrivare in orario a Verona per testimoniare. Abbiamo sostenuto tutte le spese dei trasporti, anche grazie alla donazione di un gruppo di antifascisti tedeschi, che hanno messo a disposizione migliaia di euro"

L’obiettivo era "far arrivare le famiglie davanti alla giustizia e abbiamo deciso di documentare tutto, tutte le quarantuno giornate di processo, di testimonianze, di accuse e di difese. Era importante creare dei documenti storici ed era importante che Stark venisse definito un criminale. Ed è stato importante anche se la vicenda è finita con il rifiuto da parte della Germania a procedere all’estradizione di Stark".

Fra rinvii, prescrizioni e indisponibilità della Germania a istradare i colpevoli, a livello giudiziario non si è mai arrivati a un risultato concreto. "A quel punto, l’unica cosa che abbiamo potuto fare è stato andare a Monaco e parlare alla radio pubblica tedesca". Proprio a Monaco Matthias ha anche mostrato il suo documentario sulla vicenda "Il violino di Cervarolo", realizzato in collaborazione con il regista Nico Guidetti. "Abbiamo voluto raccontare a casa sua chi era Stark, un assassino invecchiato. Siamo andati anche alla procura di Monaco a depositare l’atto di condanna, anche se non è servito a molto" - racconta Durchfeld.

Prima della morte, Matthias ha anche conosciuto Stark di persona. "Siamo andati a casa sua a consegnare l’atto di condanna - racconta - lui ha capito che sapevamo tante cose sulla sua storia, ha minacciato di denunciarci, di chiamare l’avvocato, la polizia, anche se ci aveva invitato lui. Eravamo io, Italo Rovali, Nico Guidetti e un giornalista della radio pubblica bavarese".

Pur ammettendo di far parte della compagnia coinvolta nelle uccisioni, Stark ha infatti sempre negato il suo coinvolgimento nella faccenda, affermando di non essere presente quel giorno perché impegnato in un corso di aggiornamento. Una versione smentita in seguito da un sottoposto dello stesso Stark, Adolf Vedel, che interrogato dalla polizia tedesca aveva confermato che Stark era il suo comandante ed era sempre presente durante le azioni in Appennino.

Alla sua morte Matthias ci tiene a precisare che "lo scandalo è questa copertura, non – come si è detto – voler disturbare un anziano a decenni di distanza dalle vicende incriminate. Questi processi hanno raccontato non solo e tanto come si faceva la guerra durante il secondo conflitto mondiale, ma anche hanno fatto emergere una descrizione chiara di come fosse società del dopoguerra, di come ha vissuto e come si è comportata la società in quel periodo, con tutte le protezioni e le omissioni concesse".

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