Will Hutton: one of the millions opposed to Brexit. Nothing has changed his mind. Will Hutton: uno dei milioni contrari alla Brexit. Niente di ciò che ha visto finora gli ha fatto cambiare idea. Speakeasy a cura di Arianna Merzi e Martina Ceccarelli

Continua la collaborazione tra il liceo linguistico “ Cattaneo-Dall’Aglio” e Redacon tramite la rubrica “Speakeasy” curata direttamente dagli studenti dell'anno 2020-2021.

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Arianna Merzi e Martina Ceccarelli

is an Observer columnist and he’s one of the millions opposed to Brexit. He explained his ideas against Brexit in The Guardian.

On New Year’s Day the UK and the Britons have definitively lost all the rights that the European Union had guaranteed them until that moment. They lost their freedom to live, work and trade in goods and services as they choose throughout the EU. All these privileges have been replaced by an immense bureaucracy: goods exporters will constantly have their goods checked at the EU borders and they’ll have to immediately pay VAT and excise duties.

This is one of the big changes tied to Brexit because goods didn’t have to be controlled and duties didn’t have to be paid immediately.

A lot of new bureaucracy has been introduced: 200 customs declarations will have to be filled in as lorries wait in new vast holding pens.

A business selling into the EU will have to respect all the laws of a certain country.

Services, banks, insurance companies and investment houses will have to ask for permission to trade where once they used to be welcomed.

Will Hutton

The fifteen thousand British students who were studying without fees in European universities under the Erasmus programme now need visas to stay in the EU more than three months.

Britain is out of the European Investment Bank, which used to help depressed areas of the UK with billions and it’s also out of Euratom, Europol and Eurojust.

The UK is  out of the EU Emissions Trading Scheme, crucial in the fight against climate change and fundamental to the economics of wind farms and new nuclear power stations alike. It’s to lose all automatic access to EU databases.

The economic side will have to face strong difficulties: all British regulations will have to change in order to respect EU rules and regulations; there will be also difficulties for companies, which won’t be able to make a living with these limitations. In fact the   Inward investment, which boomed under EU membership, and which has already fallen by four fifths since the referendum, will remain depressed.

Moreover Britain’s horizons and influence shrink always more.

At the request of the UK government the Cooperation with the EU over defence, foreign policy and external security has to be ceased. That means, not only is Britain outside the forum where European states construct their alliances, thereby disabling itself from the great European game of balance of power politics it has played so well, it has also chosen to make itself a little power in a world of mighty superpowers. As the song Little Sir Echo says “a nice little fellow… but always so far away”.

The EU trade and cooperation agreement serves to limit the damage, almost completely on EU terms. Furthermore, the EU has kept in its orbit to govern the agreement, ensuring it has the power to launch trade sanctions if the UK dares to undermine the single market and the customs union or deviate from its standards. So it’s crucial to observe the rules.

This is a trade agreement with no quotas and no tariffs, which entitles UK exporters to self-certify compliance with EU regulations. The UK, however, has no obligation to follow any EU regulatory changes. This goes beyond the terms of the World Trade Organization. Even the EU admits this is unprecedented, even though it enjoys an annual surplus of £ 97 billion in exports of goods to the UK.

Both sides have created pragmatic compromises for the movement of EU goods exported to the UK and customs formalities are lighter. Furthermore, the timetables of road transport will be free, up to a certain point. But the EU has made no compromises for services where British exporters earn over £ 18 billion. Therefore, Britain's trade position will be weakened.

The UK will acquire new autonomies and there will be a new trade agreement with the USA, which will have to look more European.

It is the Brexit paradox. The working population that voted 51% to 49% to stay in the EU in 2016 will grow increasingly in 2020, until the incoming Labor government in 2029, led by one of the MPs who voted against the treaty, holds the referendum on EU membership.

The war is not over yet, but as Ursula Von Der Leyen said, in every end there is a beginning. And the historic mission of Brexit will be to have resolved the issue with the EU, but in the opposite way to what was thought.

(Arianna Merzi e Martina Ceccarelli 5ªQ)

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Will Hutton è un editorialista di Observer ed è uno dei milioni che si oppongono alla Brexit. Ha spiegato le sue idee contro la Brexit sul Guardian.

Il primo dell'anno il Regno Unito e gli inglesi hanno perso definitivamente tutti i diritti che l'Unione europea aveva loro assicurato fino a quel momento. Hanno perso la libertà di vivere, lavorare e scambiare beni e servizi come preferiscono in tutta l'UE. Tutti questi privilegi sono stati sostituiti da un'immensa burocrazia: gli esportatori di merci dovranno fare costantemente controllare le loro merci alle frontiere dell'UE e dovranno pagare immediatamente IVA e accise.

Questo è uno dei grandi cambiamenti legati alla Brexit perché prima non era necessario controllare tutte le merci e non si dovevano pagare i dazi immediatamente.

Viene introdotta anche molta nuova burocrazia legata ai documenti: 200 dichiarazioni doganali dovranno essere compilate mentre i camion attendono in nuovi vasti recinti.

Un'azienda che vende nell'UE dovrà rispettare tutte le leggi di un determinato paese. Anche i grandi punti di forza economici come servizi, banche, assicurazioni e investitori dovranno chiedere il permesso di fare trading dove una volta erano stati accolti senza problemi.

Questa scelta crea problemi ai quindicimila studenti britannici che studiavano gratuitamente nelle università europee con il programma Erasmus e ora hanno bisogno di visti per rimanere nell'UE più di tre mesi.

La Gran Bretagna è fuori dalla Banca europea per gli investimenti, che prima aiutava con miliardi le aree depresse del Regno Unito, come pure da Euratom, Europol ed Eurojust.

Il Regno Unito è fuori dal sistema di scambio di quote di emissioni dell'UE, cruciale nella lotta al cambiamento climatico e fondamentale per l'economia dei parchi eolici e delle nuove centrali nucleari. Significa perdere ogni accesso automatico alle banche dati dell'UE.

Il lato economico dovrà affrontare forti difficoltà, ad esempio cambiando tutte le regole britanniche per rispettare le regole e le normative dell'UE; ci saranno difficoltà anche per le aziende, che non potranno sostenersi con queste limitazioni. Rimarranno infatti depressi gli investimenti interni, esplosi con l'adesione all'UE e già diminuiti di quattro quinti dal referendum.

Inoltre, gli orizzonti e l'influenza della Gran Bretagna si restringono sempre più.

Su richiesta del governo britannico, la cooperazione con l'UE in materia di difesa, politica estera e sicurezza esterna deve essere interrotta. Ciò significa che non solo la Gran Bretagna è al di fuori del forum in cui gli stati europei costruiscono le loro alleanze, escludendosi così dal grande gioco europeo dell'equilibrio delle politiche di potere che ha giocato così bene, ha anche scelto di diventare un piccolo potere in un mondo di potenti superpoteri. Come dice la canzone Little Sir Echo "un simpatico ragazzino ... ma sempre così lontano".

L'accordo commerciale e di cooperazione dell'UE serve a limitare i danni, quasi completamente alle condizioni dell'UE. Inoltre, l'UE ha mantenuto nella sua orbita le modalità per governare l'accordo, assicurandosi di avere il potere di lanciare sanzioni commerciali se il Regno Unito osa minare il mercato unico e l'unione doganale o deviare dai suoi standard. Quindi è fondamentale osservare le regole.

Si tratta di un accordo commerciale senza quote e senza dazi, che autorizza gli esportatori del Regno Unito ad autocertificare la conformità alle normative dell'UE. Il Regno Unito, tuttavia, non ha alcun obbligo di seguire eventuali modifiche normative dell'UE. Questo va oltre i termini dell'Organizzazione mondiale del commercio. Anche l'UE ammette che questo non ha precedenti, anche se gode di un surplus annuo di 97 miliardi di sterline nelle esportazioni di beni nel Regno Unito.

Entrambe le parti hanno creato compromessi pragmatici per la circolazione delle merci dell'UE esportate nel Regno Unito e le formalità doganali sono più leggere. Inoltre, gli orari del trasporto su strada saranno liberi, fino a un certo punto. Ma l'UE non ha fatto compromessi per i servizi in cui gli esportatori britannici guadagnano oltre 18 miliardi di sterline. Pertanto, la posizione commerciale della Gran Bretagna sarà indebolita.

Il Regno Unito acquisirà nuove autonomie e ci sarà un nuovo accordo commerciale con gli USA, che dovranno apparire più europei.

È il paradosso della Brexit. La classe lavoratrice, che ha votato con una maggioranza del 51% contro una minoranza del 49% per rimanere nell'UE nel 2016, crescerà sempre di più nel 2020, fino a quando il nuovo governo laburista nel 2029, guidato da uno dei parlamentari che hanno votato contro il trattato, terrà il referendum sull'appartenenza all’UE.

La guerra non è ancora finita, ma come ha detto Ursula Von Der Leyen, in ogni fine c'è un inizio. E la missione storica della Brexit sarà quella di aver risolto la questione con l'Ue, ma probabilmente in modo opposto a quanto si pensava.

(Arianna Merzi e Martina Ceccarelli 5ªQ)

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