“Un bicchiere di parole” (racconto di Alberto Bottazzi)

Un bicchiere di parole

Nell'atmosfera ovattata della sera si accendono le luci gialle dei lampioni ad illuminare il nulla.

Le vie sono deserte, quattro automobili parcheggiate a lato della piazzetta, ricordano al calendario che il paese è fermo in attesa del sopraggiungere della notte.

Le ombre si rincorrono fugaci sui muri delle case e sui muretti... tuttavia la vita continua all'interno delle abitazioni: davanti alla televisione, a giocare a carte attorno ad un tavolino con davanti un bicchiere di parole.

Piccoli sorsi di vino ristorano ed allietano il campar del giorno, accompagnati da poche parole, giusto quelle che servono per finire di bere il bicchiere.

Sotto la luce fioca e calda della cucina, si risvegliano i ricordi, complici del passato e ladri del presente.

Il gatto dal pelo rossiccio scodinzola sulla soglia dell'uscio, incerto sul da farsi, poi, furtivamente, salta sulla sedia vicino alla finestra e si accoccola su se stesso, non prima però di essersi leccato per bene la zampa ed averla passata più volte e più volte ancora, dietro l'orecchio sinistro.

Una serata tranquilla, come una passeggiata in paese in compagnia degli affetti più cari, quelli che ti riscaldano il cuore.

Tuttavia il bicchiere di parole è quasi finito... un ultimo sorso, un ultima pacca sulla spalla... e... : “Ciao, buonanotte, grazie dell’ospitalità... ci vediamo domani” ed esco nel cortile delle feste, mentre il bicchiere è completamente vuoto... come le parole taciturne che portano al silenzio.

Da: “Il mio spazio ed oltre”.

 

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