Scambio di missive tra sindaco, medici anestesisti e Cicogne sul punto nascita. AGGIORNAMENTO: le Cicogne agli anestesisti. AGGIORNAMENTO: nota del dottor Carlo Boni

Il Sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini interviene in merito alle esternazioni dei medici dell' Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica Emilia Romagna (Aaroi-emac Emilia-Romagna), che per voce del Presidente Matteo Nicolini si sono detti contrari alla riapertura dei punti nascita dell’Appennino, compreso quello del Sant’Anna.

Da un Nicolini all'altro!!! (n.d.r.)

“Vorrei ricordare a Matteo Nicolini, le parole di Fausto Nicolini quando, nel ruolo di Direttore generale dell’Ausl, spiegò che le decisioni sui servizi spettavano alla politica, alla Regione in particolare in relazione ovviamente con il Ministero, mentre all’Azienda compete trovare il modo di attuarle. Lo stesso presidente Aaroi-emac afferma che “la politica ha un ruolo fondamentale, governare e farsi garante della tutela della salute pubblica”, quindi spiace questa presa di posizione rigidamente negativa contro la riattivazione di un servizio che per il territorio, anche in questo periodo di chiusura, si è rivelato fondamentale. Si fa riferimento agli elementi di sicurezza per le gestanti, ma in questo ambito devono essere considerati anche i parti in ambulanza, i trasferimenti precipitosi e a volte tribolati, e altre situazioni di emergenza con il coinvolgimento di partorienti che all’Ospedale di Castelnovo Monti, fortunatamente in modo estremamente professionale, sono state affrontate in locali di Pronto soccorso o altri reparti perché il punto nascite non era più disponibile. Situazioni alle quali abbiamo assistito in questi anni di chiusura del servizio. La sicurezza passa anche dal superamento di queste circostanze. Così come non credo si possa restare ancorati al parametro dei 500 parti all’anno: su questo aspetto dovranno essere introdotti criteri di turnazione delle equipe per garantire la preparazione e gestione di una casistica ampia, come abbiamo proposto più volte in questi anni nei protocolli e nelle richieste che abbiamo avanzato a Regione e Governo. Se per i professionisti questa turnazione può rappresentare un problema, se ne discuterà in sede contrattuale e sindacale: accogliamo ad esempio con favore l’intervento di Cgil, Cisl e Uil sull’importanza di riaprire i punti nascita in montagna. Siamo pienamente consapevoli che non saranno di certo passaggi semplici quelli verso la riattivazione del servizio: prendo a prestito le parole del Consigliere delegato alla sanità e pediatra Carlo Boni, che pochi giorni fa ha affermato: “Si dovranno porre in essere tutte le misure necessarie: finanziarie, di ricerca e incentivazione di idoneo personale, si dovranno ristabilire i contatti e gli scambi con il centro provinciale di riferimento un tempo ben rodati, che ora andranno ricostruiti. Sarà un’operazione complessa, ma certamente possibile se politicamente voluta con seria determinazione”. Tra i problemi citati, c’è sicuramente la carenza di specialisti: si tratta di un tema ormai di portata nazionale e che richiede interventi di ampio respiro, ma che dovranno essere sicuramente messi in campo, come si è già iniziato a fare in risposta alla pandemia. Auspico che il percorso, come ho detto non facile, per pianificare la riapertura del servizio proceda fin da ora, in collaborazione tra livello politico, le realtà scientifiche e i medici: attualmente ci troviamo a dover ancora fronteggiare l’emergenza Covid che resta a livelli di guardia, ma presto, attraverso le vaccinazioni e grazie anche alle restrizioni che sono state imposte, la speranza è di poter pensare e mettere in pratica anche altri progetti e lavorare a fondamentali aspetti sanitari sui territori”.

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E a stretto giro di posta l’AAROI-EMAC Emilia-Romagna risponde al Comitato Salviamo le Cicogne e alla Consigliera Nadia Vassallo che, nel commentare il recente comunicato stampa diffuso dall’Associazione sui Punti Nascita, hanno mosso accuse non solo nei confronti della categoria che l’AAROI-EMAC rappresenta in regione ma in generale nei confronti di tutti i medici che indiscriminatamente vengono da loro citati come deresponsabilizzati da "ciò che avviene fuori dal loro reparto”.

Si precisa, innanzitutto, che l’AAROI-EMAC è l’unico (non uno dei tre) sindacato di categoria degli Anestesisti Rianimatori Italiani. Medici, per inciso, che da oltre un anno lottano contro la pandemia nelle rianimazioni dell’Emilia-Romagna senza sosta e con enorme abnegazione.

Desideriamo, inoltre, con fermezza rimandare al mittente – anche nell’interesse di una corretta informazione ai lettori e ai cittadini – le spiacevoli quanto inopportune dichiarazioni sulla strenua "difesa dello status quo dei medici sindacalizzati" (quale poi sia tale status non si sa…).

L’unico intento dell’AAROI-EMAC Emilia-Romagna è stato di ricordare ai cittadini che esistono parametri ministeriali condivisi con le società scientifiche e le società rappresentative del settore sanitario materno-infantile per declinare e uniformare le linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo.

Si, proprio così, la parola sicurezza noi vogliamo, possiamo (e dobbiamo) utilizzarla per la tutela delle stesse future mamme e futuri figli cui vorremmo garantire il meglio dell’assistenza che il delicato settore materno infantile può offrire.

Lo stesso discorso vale per la parola scienza, che, piaccia o no, anch’essa ci compete citare in quanto, per professione, ne facciamo parte. Non intendiamo entrare nel merito dei contenuti tecnici di riferimento, tuttavia ribadiamo che chi ha la responsabilità politica di disporre e organizzare i servizi sanitari (la Regione - come precisato anche dal sindaco Bini) ha pieno titolo di farlo, seguendo, tuttavia, le indicazioni ministeriali o gli Accordi Stato-Regioni e solo con il rispetto e l’applicazione di questi, troverà anche l’appoggio del mondo sanitario come avvenne nel 2017. A tal proposito si invita a rileggere le nostre posizioni di allora anche sulla necessaria assoluta allerta e vigilanza nei confronti dei Punti Nascita cosiddetti “in deroga” (ossia rimasti aperti anche se non ottemperanti a pieno ai requisiti minimi richiesti dall’Accordo Stato-Regioni) sia che essi si trovassero in pianura che in montagna. Siamo, infatti, sempre in attesa di vedere i risultati dei dati che attestino o meno il rispetto dei requisiti richiesti per queste strutture.

I cittadini devono fidarsi delle ragioni che stanno alla base delle preoccupazioni che un’Associazione medica di categoria esprime e rivolge alla politica e chiediamo loro alleanza e non certo il contrasto. Basti citare, a mero titolo esemplificativo, ma non certo esaustivo, la pesante carenza di specialisti: mancano pediatri, ginecologi, anestesisti e di questi colleghi “a spasso”, nemmeno volendoli e potendoli arruolare, non ce ne sono.

Per concludere, dopo aver sottolineato l’importanza di mettere al primo posto la sicurezza delle mamme e dei bambini, riteniamo che sia necessario fare altrettanto nei confronti dei Medici che hanno il diritto di lavorare in sicurezza, potendo contare in caso di grave complicazione da parto imprevista sulla presenza di altri colleghi, di altri infermieri, di altre ostetriche o di un centro trasfusionale, mettendo in campo quindi il massimo possibile nei tempi e nei modi previsti dalle principali società tecnico-scientifiche del settore.

 Dr Matteo Nicolini Presidente AAROI-EMAC Emilia-Romagna

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LA RISPOSTA DELLE CICOGNE

Prendiamo atto che l’AAROI-EMAC ci ha risposto non aggiungendo altri contenuti alla loro prima dichiarazione se non la precisazione che loro rappresentano tutti gli anestesisti.
Esprimiamo solidarietà ai medici anestesisti che lavorano nei reparti in prima linea contro il Covid e gliene rendiamo merito.
Ma ci spiace dover riconfermare che anche nella seconda risposta continuano a non prendere in considerazione una verità lampante: in pianura ci sono 4 punti nascita in provincia e altri tre al limitare appartenenti ad altre province attigue, con la possibilità di ricevere assistenza in circa quindici minuti di automobile. E fra questi punti nascita ci sono anche quelli che non rispondono alla normativa dei 500 parti, e nonostante la carenza acuta di personale medico non abbiamo sentito nessuna lamentela al riguardo.
Nelle montagna dell’Emilia sono invece stati chiusi tutti i punti nascita che erano presenti e avevano lo stesso o miglior livello di sicurezza di quelli della pianura. Per questo ora le donne della montagna si trovano anche a due ore di distanza dal primo punto di assistenza alla gravidanza e al parto, da affrontare su strade disagiate.
Quando l’AAROI-EMAC capirà che partorire su un’autolettiga, su un elicottero, in un pronto soccorso non è sicurezza allora smetteremo di pensare che ciò che avviene fuori dalle porte del loro reparto non li responsabilizza.
Perché deve a tutti essere chiaro che il limite dei 500 parti RIGUARDA I PUNTI NASCITA CHE NON SI TROVANO IN ZONE OROGEOGRAFICHE DISAGIATE, mentre quelli che assolvono la funzione di assistenza in quelle zone godono di una deroga che li esenta anche dal raggiungimento degli obiettivi di contenimento dei Tagli Cesarei.
Quindi, gli ospedali di montagna che rispettano, come rispettavano prima della chiusura, gli standard previsti di sicurezza dei Punti Nascita di I livello SONO SICURI, e dire il contrario è una grave azione di denigrazione del Servizio Sanitario Nazionale.
Vogliamo ricordare all’AAROI-EMAC che proprio grazie al valore e alla professionalità del personale medico, ostetrico ed infermieristico di questi Punti Nascita si sono salvate tante vite umane,  delle donne e dei bambini, perché la possibilità di una RAPIDA assistenza è decisiva in molti casi di difficoltà al parto, e non nei rari casi che il sindacato ricorda e che comunque il personale del punto nascita è in grado di affrontare in loco o con la telemedicina e gli interventi di trasporto protetto, dopo aver stabilizzato la situazione.
Nel nostro comitato c’è più di una madre che deve ringraziare di essere viva assieme al suo figlio proprio perché ha trovato nell’ospedale l’immediata risposta al suo improvviso grave problema, mentre, nonostante il silenzio calato sulla materia, dobbiamo ricordare quei bambini che non ce l’hanno fatta perché il punto nascita era stato chiuso.
Infine vogliamo ricordare ancora una volta che le carenze di organico medico (ben 27 anestesisti in provincia di Reggio), in attesa di una soluzione stabile, possono essere ottimizzati meglio razionalizzando le prestazioni sui 4 nosocomi di pianura, mentre sono INDISPENSABILI nell’ospedale di montagna.
Dover spiegare questo ci umilia nel profondo perché ci fa capire di essere ritenute cittadine di serie B rispetto a quelle della pianura.
Comitato salviamo le cicogne
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NOTA DEL DOTTOR CARLO BONI

Mi permetto di intervenire ancora sull’ipotesi di riapertura del Punto nascita poichè mi pare si stia facendo molta confusione e polemica poco produttiva.

La chiusura fu attuata nell’ottica di  centralizzare il servizio considerando che questo corrispondesse ad una razionalizzazione con benefici economici e risparmi di personale e contemporaneamente una maggior sicurezza per neonati e madri.

Per Castelnovo ne' Monti era molto discutibile che vi fosse meno sicurezza , vista l’organizzazione messa in campo nello specifico attraverso una condivisione delle equipes  e un collegamento diretto con reperibilità neonatologica dal centro.

Tuttavia si decise di chiudere e ,come ebbi modo di dire  ad un incontro pubblico presenti colleghi dell’azienda , il tempo ci avrebbe detto se era stato un errore.

La pandemia ha messo in luce l’importanza di presidi sanitari efficienti anche in periferia e la necessità  di una medicina sul territorio forte, collegata alla rete ospedaliera e al servizio di   igiene pubblica anch’esso invece assai poco considerato negli anni passati.

Il punto nascita ritorna pertanto ad essere centrale come presidio nelle aree periferiche, come la provata necessità di una sanità che va verso il cittadino e non viceversa , che riduca affollamenti eccessivi ,code interminabili e disservizi conseguenti.

Oggi abbiamo tutti gli strumenti tecnici per questo passaggio in piena sicurezza.

Altri argomenti conseguenti all’isolamento delle strutture periferiche sono in gran parte superati dal radicale cambio culturale e tecnologico intervenuto.

Andare con decisione nella direzione del territorio e della capillarità dei servizi è una inversione di rotta complessa, ma che deve essere attuata se vogliamo poter prevenire e combattere con armi efficienti future emergenze.

Alla politica la decisione e la disponibilità ad investire quel che occorre.

Noi tecnici possiamo solo fare da supporto

Carlo Boni

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Un Commento

  1. Troppo facile dire adesso: “Ve l’avevo detto”. Adesso capisco; forse non avevo usato parole che entrano nella psiche della gente, come “cambio culturale” o “isolamento delle strutture periferiche” oppure “capillarità dei servizi”, ecc. Ma io vengo dalla campagna e come si dice….”Parolo come mangio” senza giri di parole. Buona fortuna con questo “nuovo” (si fa per dire) progetto per il S.Anna Plus.
    Dott. Cavana nonchè Roberto da Tione

    Dott.Cavana

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