Da un vecchio bidone arrugginito “Le Divine” di Simona Sentieri

Il trittico “Le Divine” sono il più recente lavoro che Simona Sentieri ha realizzato per partecipare alla mostra itinerante “La Divina con i Media” organizzata da “L’Artificio di Re”. Il sodalizio di Reggio Emilia, al quale aderiscono numerosi artisti che operano in diverse discipline, proporrà l’esposizione nel 2021 e 2022 in diversi luoghi della provincia.

L’opera nasce dall’ispirazione che Simona trae vedendo una vetusta latta da olio per auto destinata allo smaltimento rifiuti. Seguendo il suo estro che la porta spesso a dare nuova vita ad oggetti destinati all’oblio, utilizza parti del fusto arrugginito ponendole al centro dei quadri raffiguranti Ecate, Delia e Artemide: le lune che Dante incontra rispettivamente nelle cantiche dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso.

In effetti è grazie all’utilizzo delle lune e delle loro posizioni che il Sommo Poeta fornisce una sorta di orologio alla Divina Commedia dove diversamente vivrebbe in uno status senza tempo. Il numero di volte che la luna è menzionata da Dante dà idea di quanto questo lo abbia influenzato. Oltre che come misuratore del trascorrere del tempo, é anche fonte di luce riflessa e indica i diversi gradi di luminosità dove Dante si trova.

E’ dunque la luna lo strumento scelto anche dalla Sentieri per dare la sua interpretazione in chiave contemporanea della Divina Commedia. L’artista sceglie inoltre il satellite terrestre come metafora della figura femminile. Va oltre le consuetudini consolidate e classiche che portano ad indagare il ruolo della donna basandosi sulle figure di spicco presentate che il Sommo Poeta trae spesso dai ceti più elevati. Utilizzando la luna, la Sentieri vuole trasmettere un’interpretazione trasversale che interessa tutto il genere femminile indipendentemente dalla sua collocazione nella gerarchia sociale.

L’opera artistica si sostanzia in tre tele 100x100 cm. dove sono spesso presenti elementi quadrati, figura geometrica ricorrente e da sempre prediletta dall'artista per i suoi molteplici significati. “In geometria è considerato la figura primitiva del cerchio; il cerchio prima di diventare tale era un quadrato mantenendo infatti la dimensione del raggio uguale al lato; in psicologia è il simbolo della stanza, della casa, di luogo che ci contiene” queste sono le parole con le quali l’artista motiva l’utilizzo ricorrente di questa figura geometrica.

Le tele sono state dipinte utilizzando colori ottenuti dagli ossidi di ferro. La scelta è dovuta all’unicità delle sfumature e alla qualità cromatiche che producono. “Si tratta di colori forti e irripetibili, non sono mai gli stessi, ogni stesura diventa unica. Sono polveri che richiedono una tecnica particolare sia di mescolanza e combinazioni che di stesura molto diversa dai colori giá preparati”, afferma la Sentieri.

E’ una fettuccia che, legandole, unisce le tre singole lune sintetizzandole in un unicum. Ogni rappresentazione mantiene la sua indipendenza pur essendo parte di un tutto più ampio che accompagna il pubblico dal sorgere della luna al punto del suo massimo splendore.

Ecate, dea degli Inferi, si trova dislocata sul bordo in basso ed è il primo quadro di sinistra del gruppo

E' realizzata coi tanti frammenti del bidone arrugginito tenuti insieme da una 

miriade di fitte cuciture che creano una sorta di labirinto nel quale è impossibile quasi muoversi. Con la prevalenza del colore rosso, viene così rappresentato l’Inferno intricato al punto da non consentirne l’uscita. (Inferno: Canto XXIX V 10 e già la luna è sotto i nostri piedi; Canto XXXIII VV 25-26 m’avea mostrato per lo suo forame/più lune già, quand’io feci ’l mal sonno/che del futuro mi squarciò ’l vela

me)

La luna è al centro della tela in Delia (dea figlia di Delo). “Qui il satellite terrestre non è del tutto sorto ma sta “ri-sorgendo”, si sta riscattando” –dice l'artista – “Ho utilizzato la parte esterna del fondo del barile, quella che sta a contatto con la terra, con la materia. E’ una parte abbastanza conservata del bidone. Anche qui ho inserito cuciture con le quali ho in parte ricostruito la luna mancante di un pezzo, utilizzando pure frammenti di documenti antichi scritti a mano. Sul fondo del quadro si intravede la Pietra di Bismantova, sormontata da una scalettina protesa verso la luna. Con questo simbolo ho voluto rappresentare l’ascesa di Dante verso il cielo, il suo risorgere in cammino, faticosamente a piedi dalla terra al Cielo”. Il quadro è completato con diverse parti di colore oro che irrompono cangianti sulla scena prendendosi la ribalta. (Purgatorio: CANTO XVIII VV 77-78 facea le stelle a noi parer più rade,/fatta com’un secchion che tuttor arda; CANTO XXIX V 78 onde fa l’arco il Sole e Delia il cinto.)

Il Paradiso è rappresentato da Artemide, dea della luce lunare e icona del femminile moderno, che posizionata nel bordo più in alto del quadro, sta a significare l’arrivo al limite del conoscibile, oltre al quale non si può andare. Al riguardo così riferisce l'artista: “Ho voluto rendere al pubblico di come per noi umani il paradiso rimanga imperscrutabile. Nella tela ho utilizzato la parte alta del barile. Si notato due fori quelli che servono per versare l’olio, che simboleggiano i grandi crateri visibili dalla Terra. Il pezzo di latta, che è il più ben conservato, mi ha catturato per le sue bellissime macchie di ruggine. Anche questo, viene tenuto attaccato alla tela grazie a cuciture. In alto ho inserito carte veline pitturate con colori iridescenti per raffigurare le anime nel loro effetto etereo. Sulla parte bassa della tela sono rappresentate simbolicamente le ascese delle anime dalla Terra. La raffigurazione di questa luna rimanda molto anche ad immagini dello spazio. Oltre che allegorica quest'opera racchiude qualcosa di astronomico, dell'universo fisico e non solo spirituale” (Paradiso: Canto II VV 30-33 Parev’a me che nube ne coprisse / lucida, spessa, solida e pulita, / quasi adamante che lo sol ferisse.Canto XXIII VV 25-27 Quale nei plenilunii sereni /Trivia ride tra le ninfe eterne, /che dipingon lo Ciel per tutti i seni)

Simona Sentieri è originaria di Castelnovo ne’ Monti (Re). Dopo aver vissuto quasi vent’anni all’estero, dove ha conseguito due importanti premi e diversi riconoscimenti artistici, rientra in Italia e apre un suo laboratorio personale dove crea ed espone le proprie opere dedicandosi alla pittura a tempo pieno. Si indirizza alla ricerca artistica e stilistica personale legata al suo territorio, ispirata alla natura e al mondo femminile. Il suo stile é astratto figurativo, materico e di decisa tendenza alla sperimentazione di materiali riciclati e naturali, introducendo il gesto del rammendo insieme agli ossidi di ferro e alla calce. Da diversi anni scrive poesie su un blog e racconti di donne in particolare e collabora e pubblica su riviste culturali locali. Partecipa ad esposizioni personali e collettive in diverse città.  Ha dato alle stampe la sua prima raccolta di poesie in forma di Poema “Come clessidra d'acqua” (edizioni ABaoAqu). Vince il Primo Premio al concorso Internazionale di Poesia Luciano Serra 2019 (edizioni Consulta Libri&Progetti) con la raccolta di poesie “Parolepipedi e altre forme” da cui la pubblicazione del libro. Selezionata tra i finalisti del Concorso Letterario 2020 Essere Donna Oggi (edizione Tralerighe Libri) guadagnandosi l’inserimento del suo racconto nell'Antologia 2020. La poesia "4 Maggio" é riportata nell'Antologia di Poesia e Prosa di Autori Reggiani 2020. Partecipa ad installazioni artistiche a cielo aperto in natura, crea laboratori artistici per bambini e intrattenimenti culturali, divulgazione e letture di poesia. Promuove altre discipline come scultura, fotografia, musica e teatro, intreccia collaborazioni prediligendo la contaminazione artistica. Simona ama definirsi “Artista” perché “l'Arte nasce dallo stesso cuore e quindi é libera di manifestarsi come vuole”.

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2 Commenti

  1. Ringrazio Maria Grazia Vasirani per il bell ‘articolo che ha scritto e un grazie alla Redazione di Redacon per questo spazio.
    E grazie all’ immenso Sommo Poeta Dante la cui opera sarà sempre senza tempo.

    Simona Sentieri

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  2. Simona sei sempre “special”… Mi piacciono molto l’inferno con quella luna caduta in basso e il purgatorio che sembra cercare liberazione da ogni parte… Dico questa cosa perché il paradiso mi piace nel tuo lavoro, ma devo confessare che non l’ho mai letto bene…

    Dilva Attolini

    Rispondi

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