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Castelnovo ne’ Cuori, “chiarimenti sui divieti imposti dal Parco agli sport estremi”

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Divieto di sport estremi e accesso alla biciclette sulla sommità della Pietra di Bismantova. Lo ha annunciato nei giorni scorsi il consiglio del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, spinto dall'esigenza di preservarne l'ambiente unico e l'incolumità delle persone.

Sulle nuove restrizioni, il capogruppo di Castelnovo ne' Cuori, Nadia Vassallo, chiede maggiori informazioni all'amministrazione comunale. "In questo lungo periodo di divieti emessi a tutti i livelli dalle autorità nei confronti dei cittadini a causa della pandemia in corso - afferma la consigliera - la gente soffre un sentimento di frustrazione evidente, sia per i limiti posti alla propria libertà sia per l’impressione che ha di trovarsi in balia di iniziative localistiche spesso contradditorie fra loro, comunque imposte senza discuterne con i cittadini o i loro rappresentanti".

La capogruppo Nadia Vassalo si dichiara poi d'accordo con le preoccupazioni espresse dai rappresentanti del Parco, "di tutelare un bene paesaggistico importante, regolando l’attività consentita in funzione del rispetto dell’ambiente e dei numerosi fruitori che vi si inerpicano lungo lo stretto sentiero pedonale", Detto questo, però, Castelnovo ne' Cuori chiede al sindaco maggiori informazioni per evitare che anche questo divieto risulti un'inutile, quanto arbitraria, limitazione alla libertà dei cittadini.

Queste le richieste di chiarimento al sindaco Enrico Bini:

  • se conosce l’elenco degli sport messi al bando perché considerati estremi
  • se conosce la motivazione del perché sono considerati estremi,
  • se conosce l’elenco degli sport altresì ivi praticati ma non considerati estremi e perché,
  • se può condividere le informazioni di ciò con questo Consiglio,
  • cosa ne pensa nel merito,
  • se, qualora non fosse informato, intende farlo a nome del Comune di Castelnovo ne’ Monti.

Qualora lo stesso sindaco non fosse a conoscenza dei fatti attinenti alla Pietra, "chiederemo al sindaco di intervenire presso il Parco nazionale dell’Appennino per ricevere informazioni e spiegazioni da riferire al Consiglio", aggiunge la consigliera.

"Tutto ciò non viene fatto con intento pretestuoso e neanche in polemica con le decisioni prese - conclude - bensì per colmare la distanza fra le decisioni prese e le libertà individuali con motivazioni condivisibili e anche per capire se è nelle prospettive del Parco porre nuovi divieti ad attività elettive della Pietra, come l’arrampicata e il parapendio, che presentano anch’esse un considerevole rischio personale".

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2 Commenti

  1. Ringraziando Nadia Vassallo per le richieste di chiarimento al Sindaco, in merito al divieto di praticare sport “estremi” alla Pietra di Bismantova, colgo l’occasione per precisare che l’arrampicata sportiva non può definirsi un attività “che presenta un considerevole rischio personale”; comprendo che nell’immaginario collettivo sia vista in questi termini ma nella realtà delle cose – naturalmente se praticata con cognizione delle tecniche di sicurezza- comporta gli stessi rischi di qualsiasi altra disciplina sportiva.

    chiara

  2. Se la memoria non mi fa scherzi, ricordo che un tempo, anche venendo da fuori, ci si recava alla Pietra essenzialmente per motivi di culto, ossia per una visita all’Eremo, unita semmai ad una camminata fino al sovrastante pianoro, ma nulla di più, mentre col passare degli anni sono cambiate per molti frequentatori le ragioni che portano a raggiungere questo rinomato luogo del nostro Appennino (curiosità, sport, svago, turismo ..…).

    In ogni caso, e qui mi sembra essere il punto, questa trasformazione di abitudini non è avvenuta all’improvviso, da un giorno all’altro, e ci si poteva dunque accorgere del come stavano evolvendo le cose, così da regolarle nel modo più appropriato, e si è fors’anche trascurato il fatto che spingendo molto sul turismo, allo scopo di aumentarne il flusso, ognuno si è sentito comprensibilmente autorizzato a praticarlo alla propria maniera.

    Io sono legato alle vecchie consuetudini e tendenzialmente favorevole a “proteggere” i luoghi qualificabili come “ambiente unico da preservare”, perché ne ho visti più d’uno “snaturarsi” – secondo il mio metro di giudizio – causa le modifiche via via apportate dall’uomo, ma capisco che le nostre abitudini sono cambiate, e occorre trovare la giusta mediazione, tenendo conto che non si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”.

    Per inciso, a tutt’oggi si fa molto affidamento sul richiamo turistico esercitabile dalla nostra montagna, nel prefigurare un suo rilancio, e il turismo è sicuramente una leva importante per l’economia montana, ma il suo sostegno andrebbe accompagnato da una politica che si opponga allo spopolamento, favorendo la permanenza o l’insediamento stabile delle famiglie (anch’esse sono un “unico” da preservare, per la tenuta del tessuto sociale).

    P.B. 15.04.2021

    P.B.

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