Don Paul Poku sottolinea come l’amore verso Dio vada dimostrato anche nella vita e non solo a parole

don Paul Poku

Se la settimana scorsa l’immagine fulcro delle letture era il buon pastore, la liturgia di questa domenica si focalizza su quella della vera vite. Per capire bene questo simbolo dobbiamo prima meditare la seconda lettura, nella quale l’apostolo Giovanni ci ricorda che l’amore verso Dio non deve essere affermato solo a parole, ma anche dimostrato nella nostra vita tramite azioni concrete di misericordia verso il prossimo. Una conseguenza di questo amore è la fiducia in Dio: rimanere nell’amore di Cristo ci rende aperti al dialogo col Padre e capaci di rivolgergli ogni richiesta, che proprio in forza di quell’amore ci verrà esaudita.
Chiarito questo, possiamo passare al brano del vangelo e alla “vera vite”. La prima domanda che potremmo porci è la seguente: dal momento che si parla di una vite vera, ce n’è pure una non vera? Per rispondere a questo quesito dobbiamo recuperare alcuni passi dell’Antico Testamento, dal momento che nel linguaggio biblico la vite possedeva due significati. Innanzitutto essa rappresentava la donna perfetta in quanto dono per un uomo giusto; la loro unione portava il frutto dei figli, che erano la benedizione per il padre (cfr. Sal 128; cfr. anche Lc 1, 42). Inoltre la vite rappresenta Israele, popolo chiamato dal Signore a essere fecondo nella fedeltà a Lui ma che in realtà si è dimostrato sterile e disubbidiente (cfr. Sal 128; cfr. Ger 2, 21; cfr. Is 5, 1-7; cfr. Ez 15, 1-8). In contrapposizione a esso, Gesù è rimasto fedele a Dio fino all’estremo sacrificio ed è perciò la vera vite di Dio. Colui che non ascolta la parola di Dio viene tagliato via («Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia»), mentre coloro che ascoltano la Parola di Dio vengono purificati dal male attraverso di essa e portano più frutto («ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto»); l’ascolto sincero e attivo della parola di Dio è perciò il fattore che ci rende veramente discepoli e ci permette di eliminare dalla nostra vita il male (cfr. Eb 4, 12). «Rimanete in me e io in voi» è l’invito di Gesù a ognuno di noi: rimanere in Dio, accettare la Sua proposta e vivere secondo i Suoi comandamenti per poter essere veri discepoli di Cristo («Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto»). Se la parola di Dio ha il potere di cancellare le cose negative dentro di noi, allora dobbiamo prestarvi sempre orecchio per evitare di diventare tralci secchi nella vite di Cristo e restare separati dal suo amore («Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano»). Infine, ancora ritorna l’affermazione secondo cui Dio è pronto a soccorrerci in ogni nostra richiesta («Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto»).
Ricapitolando: occorre accogliere la parola di Dio per purificare la nostra vita, così che possiamo mostrare di dimorare in Dio dando testimonianza attraverso le azioni d’amore per il prossimo; questo ci permetterà di ottenere l’appoggio della Sua grazia e di essere esauditi. Facendo tutto questo, in definitiva, porteremo molto frutto e saremo autentici discepoli del Signore.
Buona domenica.

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