Ciao amico Piero: non dimenticarti, da lassù, di scolpire qualche nuvola per noi ogni tanto…

“Pietro ci ha voluto bene e oggi noi lo piangiamo sia per come è morto, ma anche per come è vissuto: perché ha saputo essere amico di tanti e in tutti ha lasciato un segno positivo”: ha esordito così don Carlo Castellini celebrando ieri a Casina i funerali di Pietro Piero Gambarelli, l’infermiere di Bergogno vittima di un malore mentre bruciava le sterpaglie del bosco che aveva appena pulito lungo la Campola.

In una chiesa e su un piazzale pieni pur nel rispetto delle norme anticovid, l’estremo saluto è stata una scultura a tutto tondo di un uomo generoso e delle sue passioni: la fede, la famiglia, gli amici, l’arte, il borgo di Bergogno e la sua storia.

“[…] Pietro era un vero credente, un vero uomo liberato dalla Pasqua di Cristo: era libero di amare, era una persona capace di voler bene - ha continuato il parroco - e ve lo spiego con alcuni tratti della sua personalità che ho conosciuto.

La positività e la speranza nel bene e nel futuro: Piero non stava mai fermo; mi diceva che avrebbe voluto scrivere un libro sulle zone matildiche, che aveva delle idee per valorizzare e diffondere la conoscenza di Bergogno, che doveva fare un’altra delle sue statue di pietra, già commissionate…

La volontà di mettersi a disposizione degli altri: già nei tanti anni in cui ha svolto la sua professione di infermiere ha dimostrato quanto sia importante prendersi cura degli altri; l’infermiere e il medico sanno bene che non curano solo un corpo come insieme di membra, ma che dentro al corpo c’è un’anima, che va parimenti curata, rassicurata, consolata… tutti sappiamo che quando soffriamo nel corpo anche l’anima tende a deprimersi… è la storia recente di quest’anno di pandemia, quando abbiamo tutti scoperto quanto è importante farsi coraggio gli uni gli altri e quanto è meritorio e degno di stima il lavoro degli operatori sanitari.

La ricerca storica, della bellezza artistica e del senso profondo delle cose: Pietro era una persona che amava ascoltare, leggere e riflettere. Devo dire con un pizzico di vanagloria che più volte Pietro mi ha gratificando commentando le mie omelie, segno che almeno uno era davvero stato attento… Ma la grande passione di Pietro era la sua Bergogno e i territori di Matilde, passione coltivata con le sue ricerche storiche e linguistiche, alle quali voleva appassionare anche gli altri…  Inoltre, la sua volontà di amare il prossimo si allargava anche oltre i confini di Bergogno: Pietro è stato per molti anni un sostenitore del GAOM, Gruppo Amici Ospedali Missionari di Castelnovo ne’ Monti, che da alcuni decenni operano a favore delle poverissime popolazioni degli altopiani in Etiopia”.
All’uscita, il dott. Riccardo Azzolini conferma la collaborazione di Pietro nella ricerca delle medicine e nel sostegno ai volontari: “Avrebbe voluto andare in Africa lui stesso”
“[…] La tua vita, caro Pietro, è stata davvero un Segno della Risurrezione. Altri dopo di me daranno testimonianza del bene che hai seminato abbondantemente. Noi ti presentiamo a Dio con la certezza che Egli gradirà l’offerta della tua esistenza, così ricca di opere buone” conclude don Carlo.

È il figlio Marco a darci insieme al ritratto del papà quello dell’artista appassionato:

“L’ultima cosa che avrei mai pensato di fare fino a pochi giorni fa, era trovarmi qui a parlare di te, Papà. Posso dire che te ne sei andato parecchio in anticipo, perché nonostante tu fossi da poco andato in pensione, per te il lavoro era finalmente appena cominciato.

Eh sì, finalmente, perché per te il lavoro era un piacere. Finito il turno in ospedale, dopo ore di elettrocardiogrammi, tornavi a casa qualche ora per riposare, ma poi il richiamo dei tuoi attrezzi che ti volevano a Bergogno era troppo forte. Allora ti preparavi a partire per Bergogno, senza dimenticarti di suonare la tua inseparabile fisarmonica, immancabile colonna sonora di casa, con il tuo “Pincy”, fido cantante a quattro zampe. Tolte le vesti da musicista, ecco che già stavi pensando a qualche opera da far nascere dalla pietra.

Ma questa era in realtà solo una delle tue passioni, in molti infatti si ricorderanno di te per i presepi in legno che realizzavi ogni Natale. Altri si ricorderanno di te per le commedie dialettali alle quali prendevi parte, addirittura ne avevi scritta una tutta tua.

In tutte le cose che facevi, avevi sempre un fattor comune che si riassumeva in una parola: Bergogno.

Hai amato tanto la tua Bergogno, il tuo paese Natale, a tal punto che era il baricentro della tua vita, hai persino scritto un libro, intitolato “Bergogno terra di Matilde tra storia e leggenda”, sul quale è stato fatto anche un documentario. E Bergogno ha amato te alla stessa maniera e ti ringrazia di come ti sei occupato di lei per anni.
Non dimenticarti, da lassù di scolpire qualche nuvola per noi ogni tanto…”

E gli abitanti di Bergogno subito confermano:
“Ciao amico Piero, Amico, sì, amico perché tu eri un nostro grande e prezioso amico. Siamo cresciuti insieme in un piccolissimo borgo dove i legami affettivi rimangono inalterati nonostante il passare degli anni.

E adesso Bergogno piange... piangono persino i sassi. Quei sassi delle nostre vecchie case che tu conoscevi uno ad uno, quelli che tu dicevi che ci parlavano di storia. Quella storia locale che tu tanto amavi e che in tutti i modi hai cercato di raccontarci per farcene appassionare! […]
Non era semplice essere sulla tua stessa lunghezza d’onda, condividere le tue passioni con il tuo stesso entusiasmo, perché tu amavi Bergogno in modo speciale. Abbiamo comunque sempre apprezzato la tua semplicità, la tua bontà, il tuo altruismo.
Eri una delle colonne portanti della nostra Bergogno e adesso siamo tutti più poveri, sentiamo molto la tua mancanza ed ora ascolteremmo volentieri, senza distrarci, i tuoi monologhi storici. Siamo impietriti, increduli, senza parole.
Ci mancherai tantissimo, anche se ci hai lasciato tanti ricordi.

Al cugino Eros Gambarelli, autore di una storia del ramo materno, “Ki ‘d Casaeta” ovvero i Domenichini di Cortogno, piace pensare che i genitori Athos e Argentina, dandogli il nome dei due nonni, Pietro Gambarelli e Piero Fontanili “abbiano voluto in modo quasi profetico indirizzarti allo studio del passato. Ti ho sentito a volte esprimere il rammarico che quello che hai fatto per il paese non fosse capito da tutti o che molti non gli dessero l'importanza che avrebbe meritato. Oggi hai la dimostrazione che non è così. Lo dimostra il pubblico apprezzamento espresso dal Sindaco a nome dell’Amministrazione comunale, lo dimostrano le diverse centinaia di messaggi sui social, lo dimostra la gente presente ieri sera a Bergogno e oggi in questa chiesa. A tutti loro, dal profondo del cuore, il più sentito ringraziamento…
Caro Piero, riposa in pace. Veglia sulla tua famiglia angosciata che in una sera di aprile attese invano il tuo ritorno…”

Il fratello Enzo che aveva in lui il confidente fidato, mentre lo ricorda con affetto, si fa interprete di un desiderio di Pietro e rivolge un invito alle autorità:

“Voglio ricordare i momenti belli passati in famiglia, nei quali eravamo tutti insieme a tavola. Tu eri il più riflessivo e osservavi i nostri comportamenti molto allegri e chiassosi. Eri una persona che amava il prossimo, eri sempre pronto ad aiutarlo. Ti sentivi realizzato nel tuo lavoro e ne parlavi sempre con orgoglio. La tua passione erano lo studio storico e l’arte legate al tuo paese Bergogno e ai Feudi di Canossa, argomentazioni sulle quali hai sviluppato studi profondi.

Il pensiero di Pietro, in veste di studioso storico, è quello di chiedere alle autorità di Casina di sviluppare un laboratorio di studi storici a Bergogno, Feudo di Canossa, per far sì che rimangano nella storia”.

 

 

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