“Un borgo piccolo, piccolo che sta nel palmo di una mano” (racconto di Alberto Bottazzi)

Piccolo borgo che hai resistito alla triste transumanza della tua gente, la mia anima è innamorata di te, della tua storia, dei tuoi sapori, del tuo orgoglio di esserci. Per te ho tessuto un manto di parole povere, ma sincere, ho parlato della mia vita tra i tuoi sassi, l'erba dei campi, il respiro del bosco, la magnificenza dei monti che sono la tua cornice, perché leggero è il macigno dei ricordi. Ho succhiato latte dal tuo seno, arrancato in salita dentro pesanti scarponi sul sentiero della vita, sono nato nei tuoi pensieri, non tardi, non presto, in quell'unico tempo in cui potevo nascere, appena finita la seconda guerra e la lunga prigionia di mio padre.

Tu eri lì, fiero, ad accogliere i miei primi vagiti, a proteggere i miei primi passi in quella casa a due stanze che era l'alcova del desiderio di chi ha voluto che venissi al mondo. Sono cresciuto forte e leale, obbedendo ai tuoi franchi insegnamenti, mi sono nutrito del tuo silenzio, illuminato del tuo sorriso, rifugiato nel tuo grembo, quando soffiava fortissimo la tramontana esistenziale ed ora rimango in trepidante attesa che si rovesci il mio tempo per correre da te!

Da: “I COLORI DELLA MEMORIA”

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