La solennità della Santissima Trinità nella meditazione domenicale di don Paul Poku

don Paul Poku

La solennità odierna celebra la Santissima Trinità, l’unione delle tre persone divine del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nell’unica sostanza divina, l’amore. Questo mistero tocca perciò l’identità e la natura stessa di Dio, un ambito troppo profondo e difficile da comprendere per la nostra limitata mente umana; e tuttavia la liturgia ci offre alcuni spunti per riflettere su questo tema.
La prima lettura spiega quanto il Dio d’Israele sia diverso dagli altri déi: egli si manifesta infatti come colui che ha creato l’universo, ha dato le sue leggi all’uomo e ha liberato il suo popolo dalla schiavitù. Ma perché Dio ha fatto tutte queste cose? Qual è il suo scopo? Esso è rendere l’uomo felice e dargli la salvezza, la pienezza di vita, l’eredità nel Regno dei Cieli. Nonostante tutte queste premure, nell’Antico Testamento questo Dio sembrava lontano e inaccessibile; ma nella seconda lettura Paolo fa capire che lo Spirito Santo accorcia le distanze tra Dio e gli uomini, aiutando questi ultimi ad entrare nella vita di Cristo.
Nel Vangelo vediamo interpellate esplicitamente le tre persone della Trinità nell’ultimo incontro tra Gesù e gli apostoli descritto da Matteo. Capiamo già che l’episodio è particolarmente importante dal fatto che si svolge «sul monte che Gesù aveva loro indicato»: sappiamo infatti che quando Gesù porta i discepoli su di un monte intende portarli non su un luogo fisico, ma in una condizione spirituale di elevatezza e di ascolto della volontà di Dio. In tale situazione i discepoli si prostrano a Cristo, ma allo stesso tempo dubitavano; ciò ci ricorda che non sono esseri perfetti, ma son ancora uomini semplici e deboli. Gesù però rivolge loro la seguente frase: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra». Queste parole ci riportano alla mente l’offerta che il diavolo aveva posto a Gesù durante l’ultima tentazione (cfr. Mt 4, 8-11): se in quell’occasione Satana aveva promesso al Signore il potere su tutti i regni della terra in cambio della sua adorazione, ora invece Gesù è onorato dagli apostoli e ha ottenuto dal Padre il potere sia sulla terra che sul cielo. Questo potere non è una forma di dominio politico (come il diavolo offriva), ma è la capacità di donare la vita per salvare l’uomo e renderlo felice, ossia lo scopo stesso di Dio. La dichiarazione di Gesù è accompagnata da un imperativo molto importante per gli apostoli: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato». Questo incarico è in controtendenza rispetto alla mentalità ebraica del tempo: mentre i maestri restavano a Gerusalemme ad insegnare, Gesù sprona alla missione. Capiamo quindi che il cristianesimo è fondato sulla testimonianza del Vangelo per entrare nella vita delle persone e “battezzarle”, immergere la loro vita nella vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; un discepolo di Cristo deve quindi predicare il Vangelo e insegnare i comandamenti di Gesù come lui li ha trasmessi nelle Beatitudini. Certo, può sembrare una missione molto ardua; ma Gesù è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, e resta insieme alla sua Chiesa per aiutarla e sostenerla nella sua missione evangelizzatrice («Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»). Chiediamo quindi l’aiuto della Trinità affinché la nostra vita sia una continua ed efficace testimonianza del Vangelo per tutte le persone con cui entreremo in relazione.
Buona domenica

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