Con La Officina (cooperativa di comunità) e il grano rivive Costabona

Il Monte di Costabona è uno di quei luoghi dove alzando le mani puoi fare solletico alle nuvole. A nord ovest, su un’incantevole terrazza, la Pietra quasi dirimpetto. Alle spalle il Cusna lo custodisce. Ma è nel pase, coi suoi portoni ad arco che raccontano di abitanti di altri secoli, che c’è un cuore pulsante nuovo che, ieri, era vestito a festa. Premesso: montanari sono gente seria e, chi era qui, poteva entrare solo con green pass. Ma la Rievocazione storica dell’Antica trebbiatura ha stupito grandi e piccini. Il cuore pulsante risiede nella cooperativa di comunità “La Officina” di Costabona, nata ufficialmente il 17 luglio 2020 ad opera dei nove soci fondatori, ma attiva già da diversi anni e di cui scrivevamo giusto a inizio anno.

Sul posto, nella videointervista che proponiamo, ieri abbiamo conversato col Auro Bonicelli che, tra le altre cose, ci ha raccontato dei 70 soci, più dell’abitato di Costabona e delle diverse borgate che lo compongono. “Anche gente della città che decide si sostenerci”.

E per sostenere questa cooperativa che, tra gli obiettivi, ha anche quello di “fare rivivere gli antichi castagneti” c’è la possibilità di acquistare, sul loro sito, la farina prodotta proprio col grano trebbiato ieri “senza alcun trattamento, a partire dal seme”, così come ha spiegato Stefano Fioroni, vicepresidente e consigliere e, di professione, cardiologo. Alle sue spalle una officina, tuttora attiva e nemmeno particolarmente grande, “dove ci si ritrovava e dove si è deciso di fare qualcosa per il paese”.

Oltre al sacerdote don Lealdo Antichi, 91 anni è intervenuto, con fascia tricolore, anche il sindaco Elio Ivo Sassi, che ha spiegato come “un paese intero vive grazie a questo progetto di comunità”.

Tra le case, poi, poteva capitare di sentire ancora camminare il compianto scrittore, partigiano e presidente Alpi Romolo Fioroni, o aggirarsi Maria Bertolini, in sposa di Prospero Fioroni (caduto sul fronte greco) che qui insegnò ma, nella sua casa, accolse il comando inglese divenne la “mamma italiana della casa sul monte” come scrisse Edward Fry, uno degli agenti inglesi che operò a stretto contatto con le formazioni partigiane dietro le linee nazi-fasciste. Animata da una profonda fede cristiana, in tempo di guerra ospitò numerosi fuggitivi di ogni credo politico: fascisti, partigiani feriti o affamati ed ebrei. È indicata da Gariwo nella foresta dei Giusti, come orgogliosamente ricordano i pronipoti.

Encomiabile, quindi, l’impegno dei volontari per rifocillare i presenti. Una giornata di festa che è riuscita a fare rivivere la magia che chi ha i capelli grigi ricorda: quella di stare assieme e fare comunità dopo la trebbiatura sull’aia. Con in canto del maggio costabonese prima, ovviamente.

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