Il faro, la croce e la big bench sul monte di Ligonchio (racconto di Alberto Bottazzi)

Caro vecchio faro hai visto la nuova arrivata? Non ti sembra un po' ingombrante? A me pare anche maleducata... non si è neanche presentata!”.

Ma vedi, cara Croce benedetta, qui c'è posto anche per lei e poi un tocco di giovinezza sul monte di Ligonchio non guasta affatto!”.

È vero quel che tu dici, caro vecchio amico, ma il magnifico panorama sembra essere solo suo, per non parlare poi del suo nome straniero impronunciabile... a me pare troppo egocentrica ed impertinente con quel rossetto fucsia appariscente!”.

Forse hai ragione, cara amica Croce, ma i quasi cent'anni di vita non hanno forgiato il tuo animo ferroso di pazienza e sobrietà? O forse la tua è gelosia femminile perché lei ha il volto ben truccato e tu, ahimè, hai l'aspetto corroso ed arrugginito?”.

Non denigrare il mio aspetto, vecchio caprone... ci siamo fatti compagnia per tutto questo tempo e ti sono sempre andata bene così come sono... ma ora ti sento ringalluzzito... la tua luce brilla solo per lei, per la sua giovinezza e questo non lo trovo giusto... mi sento ferita nel profondo delle mie saldature!”.

Beh... beh... dai... su... non prendertela così tanto... lei è sì più bella, ma tu dei ligonchiesi rimani la vera stella...! Non devi dimenticare mai che il monte su cui siamo da quasi cent’anni porta il tuo nome e questo ti deve lusingare ed inorgoglire... si chiama monte della Croce e non monte della Big Bench!”

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