In città l’addio a Liliana Bussi, sopravvissuta all’eccidio di Roncroffio

Era sopravvissuta all'eccidio di Roncroffio. Liliana Bussi, 88 anni, insegnante di lettere in diversi istituti superiori della città e moglie dell'architetto e diacono Osvaldo Piacentini, urbanista e tra i fondatori della Cooperativa architetti e ingegneri di Reggio Emilia, si è spenta nella giornata di ieri.
Fu proprio il  29 settembre 1943 quando perse, nella natia Roncroffio,  il padre Giuseppe direttore del Banco San Geminiano San Prospero, il nonno Luigi Borghini e altri familiari, Liliana e la sua famiglia riuscirono a superare la tragedia grazie alla forza della madre, Clara Bussi Borghini, insegnante e poetessa reggiana che, nella casa montana, mantenne comunque un forte legame.
Hanno casa a Roncroffio di Felina i fratelli e le sorelle di Liliana: Isa Bussi Parmiggiani, che è stata docente dell'università di Bologna, con il marito Silvio, Enrico Bussi, già direttore del Crpa di Reggio Emilia e volto noto del panorama rurale reggiano, con la moglie Franca Iori già insegnante negli istituti scolastici del nostro territorio, Giuppi Bussi Bonferroni, già dirigente scolastico a Castelnovo ne' Monti e poi al Secchi a Reggio Emilia e moglie del senatore Franco. Il nipote di Liliana, Filippo Benassi dopo gli studi universitari si è trasferito sulla nostra montagna: è un giovane imprenditore agricolo titolare del Podere Musiara di Carpineti dove vive con la mamma Anna Piacentini e il padre Marco, consigliere comunale a Carpineti.
Suo consorte fu, appunto, Osvaldo Piacentini, partigiano "Waldo" delle Fiamme Verdi, architetto pianificatore dello sviluppo urbano e autore di un importante studio sulla montagna.  Con lui ebbero una numerosissima famiglia, dodici figli, tra i quali Giuseppe Piacentini, comandante dei Carabinieri del Corpo forestale del Parco nazionale dell'Appennino e tra i promotori del Centro di Etica Ambientale di Bismantova.
Liliana e Osvaldo scelsero di vivere nella prima periferia di Reggio, realizzando il "Villaggio Architetti", un intervento progettato dalla stessa cooperativa e che rappresenta, oltre a un vero e proprio gioiello di rilievo nazionale, un modello di "comunità educante" dove diciotto famiglie e una cinquantina di bambini imparavano autonomia, socialità e convivenza.
Sia il nonno Pietro Piacentini che lo stesso Osvaldo hanno dato una forte impronta alla famiglia, avendo ricoperto, rispettivamente nel Partito Repubblicano e nella Democrazia Cristiana, ruoli istituzionali dettati dalla loro passione civile e da un grande desiderio di pace. Anche gli zii, insieme alla comunità del Villaggio e della parrocchia, sono sempre stati accanto a questa "tribù", come Liliana chiamava la sua numerosa progenie, nell'aiuto concreto, nell'amicizia e nella condivisione di gioie e dolori. Come ricorda la Gazzetta di Reggio di oggi, Liliana e Osvaldo furono sempre molto legati a don Giuseppe Dossetti senior, tanto che hanno scelto di sposarsi il 6 gennaio 1956 per poi raggiungere il Centro di Documentazione per le scienze religiose di Bologna dove don Giuseppe e le prime cinque sorelle della Comunità pronunciavano i voti nelle mani del cardinale Giacomo Lercaro. È leggenda familiare che il loro pranzo di nozze fu a base di lasagne fredde sugli scaffali, forse polverosi, del Centro studi bolognese. La fraterna comunione con don Mario Prandi e don Alberto Altana e il loro servizio ai poveri ha improntato lo stile della famiglia con una casa sempre aperta e accogliente per gli amici, tantissimi, i poveri e bisognosi: Liliana per molti anni ha fatto catechismo in casa propria ai piccoli sinti, terminando spesso con il bagno e la merenda. Oggi la famiglia Piacentini si compone, oltre ai figli, di 31 nipoti e 17 pronipoti: una discendenza di 60 persone. Pochi anni fa proprio i giovani organizzarono per la grande "tribù" un viaggio ad Assisi, sulle orme del viaggio di nozze dei nonni, nei luoghi di San Francesco e di Madre Giovanna Ferrari, reggiana, fondatrice delle suore missionarie del Verbo incarnato e oggi Venerabile a cui Liliana era molto legata.
Dopo la morte del marito, nel 1985, la casa di Liliana è rimasta un punto di incontro accogliente per i figli, i nipoti e i pronipoti, che l'hanno vegliata nelle ultime ore nella sua casa del "Villaggio", accompagnandola con dolcezza, e dove si è spenta in serenità. Sia il nonno Pietro Piacentini che lo stesso Osvaldo hanno dato una forte impronta alla famiglia, avendo ricoperto ruoli istituzionali dettati dalla loro passione civile e da un grande desiderio di pace. Liliana ha saputo rendere questa passione una pratica quotidiana di accoglienza trasmettendo a figli e nipoti, silenziosamente e nei fatti, la responsabilità individuale verso il bene comune. Molti nipoti hanno seguito le orme di Liliana e sono diventati insegnanti e la primogenita Maria è dirigente scolastico a Modena. Tra i figli e nipoti ricordiamo oltre a Giuseppe Piacentini,  Lucia e Giacomo Benassi, consiglieri comunali a Reggio Emilia, Chiara, già capo segreteria del sindaco Graziano Delrio e ora nello staff dell'assessora Annalisa Rabitti e membro del Cda della Fondazione Durante e Dopo di Noi di Reggio Emilia Onlus.
La camera ardente è in casa, al Villaggio Architetti.
Il funerale di Liliana Bussi Piacentini si svolgerà oggi venerdì 17 settembre alle 14.30 nella nuova chiesa del Sacro Cuore a Baragalla, in via monsignor Gilberto Baroni 1.
Per chi lo desidera, opere di bene.
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