Cane sbranato da un lupo a Toano, il Parco: “Non una novità”

In Appennino la presenza del lupo è ormai stabile da molto tempo, anche se a livello nazionale il numero di esemplari è aumentato avendo ormai la specie colonizzato stabilmente anche le aree collinari dell’Appennino e buona parte della Pianura Padana e delle zone costiere dell’Adriatico del Tirreno. "Da oltre una decina di anni la presenza del lupo non è più una novità nella collina reggiana - spiega il responsabile del Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, Willy Reggioni -, ed ora assistiamo al naturale tentativo di occupare stabilmente anche vaste aree di Pianura, essendo le uniche non ancora occupate". La presenza di questi animali in aree più urbanizzate e sostanzialmente poco adatte ad offrire riparo ad una specie elusiva come il lupo ha alimentato nell’opinione pubblica la percezione di un eccessivo numero di animali e di una loro pericolosità nei confronti della incolumità dei cittadini. Sporadici ritrovamenti di cani padronali predati da lupi hanno concorso a far crescere la percezione del pericolo.

Com'è accaduto al cane di Gian Luca Croci, presumibilmente sbranato da lupi in zona Cassinadro, nel comune di Toano, e che lo stesso ha denunciato in un post su Facebook. Interpellato da Redacon sul caso, Reggioni afferma che "se il caso riportato su Facebook fosse accertato come un caso di predazione da lupo, purtroppo, non rappresenterebbe in alcun modo una novità per il territorio del Comune di Toano. In questi ultimi anni infatti i tecnici del Wolf Apennine Center sono stati chiamati ad accertare diverse predazioni su cani nel toanese e, dopo attente perizie, hanno potuto attribuire con sufficiente affidabilità al lupo la responsabilità di diversi casi".

Non si può quindi escludere che anche quest'ultimo episodio sia da imputare a un lupo. "Purtroppo, in questi ultimi 5-6 anni abbiamo dovuto accertare la predazione da parte di lupi di un discreto numero di cani di piccola media taglia in ampie porzioni di territorio reggiano, modenese e parmense - continua Reggioni, che però rassicura – tutti questi episodi non devono tuttavia essere percepiti come un aumento del rischio di incidenti nei confronti delle persone. Per minimizzare il rischio di predazione i proprietari di cani dovrebbero adottare alcuni semplici accorgimenti: come impedire al cane di vagare liberamente soprattutto nelle ore crepuscolari o notturne; costudire il cane all'interno di box e non alla catena, mantenere il cane a breve distanza dal suo conduttore durante le passeggiate eccetera eccetera". In collaborazione con i Carabinieri Forestali e la Prefettura di Reggio Emilia i tecnici del Parco hanno prodotto un breve “vademecum” disponibile online, nel quale sono indicate le buone regole da seguire per minimizzare il rischio.

Più complicato sembrerebbe invece poter dare una spiegazione sulle ragioni per cui questi episodi si verificano a “macchia di leopardo” e non in modo omogeneo nelle aree di presenza della specie. "Abbiamo indagato a fondo il fenomeno - spiega Reggioni -, e grazie alle informazioni collezionate dai radio-collari indossati dai lupi siamo stati in grado di ipotizzare una spiegazione. Un'abitudine molto frequente dei nostri contadini è quella di smaltire nelle concimaie intorno alle stalle le placente delle vacche o addirittura i vitellini nati morti. Questa enorme quantità di cibo rilasciata in natura è per i lupi un richiamo irresistibile ed è per questo che, con regolare sistematicità, si è visto come i lupi dotati di radio-collare frequentassero spesso le concimaie delle stalle alla ricerca di cibo. Una volta scoperta la fonte di cibo, i lupi si sono trovati a dover fronteggiare i cani, sempre presenti nelle pertinenze delle stalle, e non hanno tardato a capire che potevano essere facilmente uccisi e consumati. Una volta riconosciuto il cane come una potenziale preda, per questi animali il cane non è più tanto diverso da un capriolo".

Si tratta quindi di una normale azione di caccia verso una preda, da non confondere come un evidenza della loro pericolosità nei confronti dell'uomo. "Nessun rischio reale per le persone - conclude quindi Reggioni - anche se il fenomeno deve continuare ad essere attentamente monitorato per evitare in futuro l’insorgenza di problemi dovuti ad animali con comportamenti troppo audaci nei nostri confronti. Nel breve periodo, però, per risolvere il problema delle predazioni su cane basterebbe semplicemente una maggiore attenzione da parte dei proprietari. Altrimenti, nelle aree in cui alcuni lupi hanno imparato a riconoscere anche il cane come una preda, è come se stessimo tenendo in cortile alla catena un capriolo".

 

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5 Commenti

  1. Piaccia o non piaccia, la caccia è attività consentita dalla legge. Ciò premesso mi chiedo : come facciamo col segugio che, inseguendo abbaiando la lepre o il cinghiale, viene atteso al varco dal lupo e sbranato? E col cane da penna che vaga per i boschi in cerca della Beccaccia, poi sbranato? E coi cani da tartufo, molti dei quali hanno la “cerca” larga e che si allontanano anche centinaia di metri dal padrone? 🤔 Solo a me, raccontano di cani fatti scendere dall’auto al mattino ma poi, finiti chissà dove? Temo che l’uomo, decida così (sbagliando!) di farsi giustizia da se. .. ma i Lupi morti da veleno o fucilata, poi non vanno a farsi censire dagli scienziati

    (Umberto)

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  2. … buca fonda e terra addosso…. dovesse capitarmi una cosa del genere, non avrei alcun dubbio… se i miei cani, che vivono con me nel pieno rispetto di tutte le leggi e che mi donano tutto il loro affetto e la loro innocente fiducia fossero in pericolo…. non avrei il minimo timore a difenderli con tutti i mezzi che ho a disposizione….

    (Luca Fiorono)

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  3. Le considerazioni avanzate da Umberto e Luca mi sembrano porre un problema che, a mio vedere, meriterebbe una qualche risposta da parte degli Organismi competenti o preposti alla materia, nel senso di sapere se e in quali condizioni, e in quale forma, è possibile scongiurare o interrompere l’eventuale attacco del lupo ai propri animali, o se invece prevale sempre e comunque il principio della “intoccabilita’ ” del predatore.

    P.B. 24.10.2021

    (P.B.l)

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  4. Ma veramente c’è ancora chi tiene i cani alla catena?

    (CB)

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  5. Quindi se ho capito bene basterebbe tenere chiusi i propri cani durante la notte mentre i lupi si sbranano il bestiame?? Complimenti a questi che si definiscono ESPERTI!!! perché invece non dicono che la cosa gli è sfuggita di mano, che i lupi hanno avuto libertà di riprodursi e venendo loro mancare il cibo , ovvero la selvaggina, perché l’ uomo gliela toglie, vedi caprioli, cervi , lepri ecc ecc…. , Meglio dire che è colpa dei proprietari dei cani o di chi possiede un attività di bestiame giusto??

    (Lobina Roberto)

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