Motocrossista sanzionato nell’area protetta di Monte Duro. La lettera di Legambiente al sindaco di Vezzano e Provincia

Il fenomeno ampiamente dibattuto delle moto da cross nei boschi o su sentieri di montagna continua a trovare dissenso quando si tratta di zone vincolate dal punto di vista ambientale o persino di interesse comunitario. Come quella di Monte Duro, che si estende nei comuni di Vezzano, Viano e Casina, dove domenica 29 novembre le Guardie ecologiche volontarie di Legambiente hanno fermato un reggiano che stava facendo motocross in una zona di conservazione ambientale (in quanto tale fa parte della Rete 2000, il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità).

Nei mesi scorsi Legambiente aveva quindi scritto una lettera ai sindaci di Vezzano sul Crostolo, Quattro Castella, San Polo d'Enza, al presidente della Provincia e della giunta regionale per informarli della situazione e invocare misure di contrasto. La sanzione comminata al motociclista è di 50 euro. "Il problema è che non è semplice fermare queste persone - dice Massimo Becchi, presidente di Legambiente Reggio Emilia - I nostri volontari nel fine settimana effettuano i controlli, ma le persone con le moto da cross, alcune senza targa o con targhe ricoperte di fango, alla nostra vista si allontanato per i sentieri".

Durante un sopralluogo di Legambiente la scorsa primavera, le aree maggiormente interessante dal fenomeno sono quelle nei pressi della cosiddetta Costa di Montecavolo, tra la Mucciatella, Monte Bello, Monte Corniola, Monte delle Mandorle, Monte Pentile e Monte Sella. Tutte aree che Legambiente ritiene siano sottoposte a vincolo idrogeologico e di interesse ambientale. "I danni provocati sono devastanti dal punto di vista ambientale e nei confronti degli animali che vedono turbato e sconvolto il loro habitat da mezzi invasivi, rumorosi e "odorosi" - spiega l'associazione.

E mentre la Lega si batte per contrastare la lotta agli enduristi, chiedendo alla Regione di revisionare il compromesso trovato sulla percorribilità dei sentieri montani da parte di mezzi a due ruote e motorizzati, Legambiente elenca una serie di danni strutturali che questi mezzi comportano: "Selciati di pietra sradicati e sconnessi, recinzioni e palizzate divelte, zone di attraversamento di rii e torrenti ridotte ad impraticabili pantani, aree magnifiche di bosco trasformate in campi da motocross e sentieri di terra battuta ridotti a fossi nei quali le acque trovano sfogo". Il traffico motorizzato sui sentieri produce, dunque, un alto impatto ambientale sulla fauna, sulla flora e sul fondo delle mulattiere e sentieri. Inoltre, "moto e quad rappresentano un pericolo per gli escursionisti, ma anche attraversamento equestre, ponendo un problema di sicurezza".

(Fonte La Gazzetta di Reggio)

 

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4 Commenti

  1. Non faccio cross, non sono neppure un motociclista, ma sono un montanaro che frequento giornalmente i territori montani e qualche volta vedo questi motociclisti, e leggere che qualcuno li accusa di provocare “Danni Devastanti”, preferisco non esprimermi, rischierei una denuncia. Questi motociclisti non solo non danno danni, ma tengono i sentieri o le carraie percorribili e impediscono il rimboschimento. I “danni devastanti” li danno mandrie di cinghiali che distruggono i prati stabili o i “sado”; li arano nel vero senso della parola. Ma certe persone dicono che i cinghiali fanno il loro mestiere, lo stesso dicasi di lupi che sbranano pecore e vitelli, dicono che fanno il loro mestiere; vorrei chiederlo alle pecore o ai vitelli sbranati cosa ne pensano, visto che nessuno pensa a loro.

    Pierluigi

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  2. ..neppure io faccio cross e non vado neppure in moto, però mi piacerebbe che i percorsi che vengono frequentati da moto/gip fossero le sole strade mappate (asfaltate e non) e limitassero per quanto possibile l’accesso ai sentieri e alle strade interpoderali (…i primi dovrebbero essere di utilizzo per chi vuole camminare nella natura e i secondi per chi ha necessità di lavorare i campi): magari definiamo delle regole comunali per regolamentarne l’accesso in accordo con le comunità locali! In merito a lupi e cinghiali (citati in precedenza) concordo che andrebbero almeno ‘limitati’ per garantire un minimo di equilibrio tra le diverse esigenze del mondo animale (..in cui ovviamente includo anche le esigenze dell’uomo)

    carlo

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  3. non faccio cross, non sono un motociclista, ma frequento da sempre la collina e la montagna. Condivido in pieno quanto espresso da Carlo, sopratutto per il tono conciliante e garbato. No a guerre ideologiche, nè tantomeno a giudizi morali: tutti hanno diritto a fruire del territorio nei modi ritenuti più congeniali; ma regole, si, quelle occorrono.Regole alle quali spesso taluni amministratori si sottraggono, per convenienza, per non dispiacere nessuno. Ben vengano i veicoli a motore in montagna, ma possibilmente non lungo sentieri all’interno di aree di interesse ambientale o aree protette e/o tutelate, alle quali sarebbe bene accedere con il massimo rispetto. Credo che in alcuni di questi luoghi, qualche Ordinanza di divieto d’accesso a veicoli, così come avviene da tante parti anche in provincia, sarebbe auspicabile.

    riccardo

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  4. Con la pandemia è oramai noto che la montagna e la collina della nostra provincia hanno visto un incremento anche notevole di “turisti” che vogliono passare giornate in tranquillità e per rilassarsi, lontani dalle mete più caotiche o a rischio.
    Senza entrare nel merito di chi si reca in montagna senza il rispetto o la cognizione dovuta ( per poi chiamare il soccorso alpino) è altresì importante salvaguardare chi si reca in collina per stare lontano dai motori, specie in zone di parco. Auspico che si prendano provvedimenti affinchè si limiti la possibilità di girare ai motociclisti solo in alcune zone.

    Riccardo

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