Terza domenica d’Avvento, don Paul Poku: “La domenica della gioia nell’attesa di Gesù”

La terza domenica d’Avvento è conosciuta come la domenica Gaudete, per sottolineare la gioia che incontreremo alla fine di questo periodo liturgico. Questo sentimento si più percepire già nella prima lettura, un vero e proprio “inno alla gioia” composto dal profeta Sofonia per dare speranza a un Israele preso dallo sconforto. Lo stesso tema è poi ripreso da Paolo nella sua lettera ai fratelli di Filippi, esortati a essere gioiosi nel Signore («Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti»), a dimostrare nei propri comportamenti la grazia di avere il Signore nel cuore («La vostra amabilità sia nota a tutti») e ad affidarsi a lui («[…] in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti»).

Infine il brano del Vangelo ha come protagonista Giovanni Battista, interrogato da diversi rappresentanti della società del suo tempo su come prepararsi al meglio per ottenere la salvezza («Che cosa dobbiamo fare?»). Nelle sue risposte, specifiche per ogni persona con cui dialoga, il filo conduttore è rappresentato dalla carità e dalla giustizia da perseguire tutti i giorni nei confronti del prossimo («Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto […] Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato […] Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe»).

Il tono perentorio del profeta e la radicalità delle sue domande fanno venire il sospetto ai suoi uditori che il Battista stesso sia il Messia annunciato dalle Scritture; ma Giovanni fuga ogni dubbio sottolineando il significato del suo battesimo come simbolo di conversione, inferiore a quello del Messia che sarà volto alla purificazione vera e propria dei cuori di ogni uomo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». A queste parole potremmo dare due significati diversi: da un punto di vista escatologico, esse richiamano certamente la punizione dei malvagi e la ricompensa dei giusti durante il Giudizio universale; ma dal punto di vista della conversione, esse indicano come la grazia portata da Cristo elimina già ora il peccato dal cuore degli uomini, per renderli puri e santi agli occhi di Dio in vista della vita eterna.

Le letture di oggi vogliono quindi spronarci a una vigile attesa di Gesù che viene e alla fiducia nella provvidenza divina, che ci affianca anche nei momenti di maggiore disperazione. Rallegriamoci nella vicinanza al Signore e condividiamo i frutti di questa gioia con i nostri fratelli!

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