La lettera di Natale del Vescovo Camisasca ai reggiani

Cari fratelli e sorelle,

cari amici,

desidero che giunga a tutti il mio più sincero e affettuoso augurio di un Santo Natale.

Questa festa non solo ci ricorda che Dio esiste, ci ha voluti e ci ha amati, ma più ancora che Egli non ci abbandona. Il segno di tutto ciò è il Bambino che nasce a Betlemme. È uno dei tanti bambini, uguale a loro, e, nello stesso tempo, è Dio fatto uomo nato da Maria. Crescerà, diventerà un ragazzo e poi un trentenne. Obbedendo al Padre andrà incontro alla morte non voluta, ma accettata liberamente, portando su di sé il rifiuto di Dio da parte degli uomini. Nella sua obbedienza ha distrutto ogni disubbidienza e cancellato il nostro peccato.

Se ci apriamo a Lui, se riconosciamo il nostro niente, nasce in noi una nuova esperienza della vita. Non siamo più soli, impotenti, dimenticati.

Questo Natale giunge a noi in un momento che avremmo voluto diverso. La pandemia non ci ha ancora lasciati. Essa morde nuovamente le nostre vite, mettendo a dura prova la nostra pazienza e la nostra speranza. Proprio per questo voglio scrivervi, per invitarvi, ancora una volta, a supplicare Dio perché il virus sia debellato e soprattutto rinasca nei cuori la fiducia, la serenità, la capacità di relazioni e la gioia del lavoro.

Avremmo desiderato un tempo di prova più breve. Non è nelle nostre mani decidere questo, anche se possiamo collaborare, ascoltando le indicazioni più sagge che vengono a noi dal mondo medico e scientifico, dal rispetto della nostra vita e di quella dei nostri fratelli.

Più volte ho ripetuto che Dio non è all’origine della pandemia, del male. Nello stesso tempo ho ricordato che Dio si serve del male per il bene. Desidera che tutti noi entriamo in un’esperienza più “umana” della vita: abbandoniamo, quindi, l’idolatria delle cose per un giusto godimento di ogni bene, sapendo che nessun bene basta al cuore dell’uomo; abbandoniamo la gioia falsa che pensiamo possa venire dal rinnegamento di Dio, per abbracciare Dio in cui ogni gioia è possibile; abbandoniamo, infine, la disperazione e la lotta per entrare nell’esperienza della comune fraternità e della vita eterna che Dio apre davanti a noi.

La malattia e la morte non ci possono dividere da Dio perché Egli le ha vinte. Rimangono come retaggio dell’uomo vecchio che in noi, a poco a poco, lascerà spazio all’uomo nuovo che vive il travaglio doloroso, ma pieno di speranza di un nuovo parto.

Non dobbiamo perdere la nostra fiducia in Dio, la nostra confidenza nella preghiera, la nostra supplica e la nostra adorazione.

Il Natale ci trovi tutti fiduciosi attorno alla capanna di Betlemme, sapendo che nessun sacrificio è inutile agli occhi di Dio e che la liberazione è vicina.

Buon Natale!

+ Massimo Camisasca

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