Don Poul Poku ci ricorda come “Dio abbia scelto la famiglia umana come porta per entrare nel mondo”

don Paul Poku

Attraverso la festa della Santa Famiglia, che celebriamo in questa domenica dopo Natale, la Chiesa ci ricorda come Dio abbia scelto la famiglia umana come porta per entrare nel mondo.
La prima lettura in particolare ci insegna, tramite l’esempio di Anna, che i figli non appartengono ai genitori, benché siano sotto la loro tutela; i genitori hanno invece la responsabilità di mostrare ai propri figli il volto di Dio, indicando loro la via della salvezza: non c’è dono più grande che un genitore potrebbe dare a un figlio!
A una lettura superficiale del brano del Vangelo, potremmo giudicare Giuseppe e Maria dei genitori poco responsabili: com’è possibile perdere di vista per tre giorni il proprio figlio? Ma in senso teologico l’episodio del ritrovamento di Gesù al Tempio possiede un significato molto profondo. Innanzitutto Maria e Giuseppe si dimostrano molto attenti nel trasmettere al loro figlio la fede e le tradizioni della loro comunità, dal momento che ci viene detto che essi «si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua». Ciò che avviene in seguito si contrappone al comportamento di Anna che abbiamo ascoltato nella Prima Lettura: mentre lì era la madre a consegnare il piccolo Samuele al Signore, qui è Gesù stesso a rimanere nel Tempio all’insaputa dei genitori. Il suo gesto ha un significato forte: esso infatti significa il desiderio di rimanere in Dio, al suo cospetto, nella sua esistenza stessa; non è un caso che questo avvenimento avvenga «quando egli ebbe dodici anni», ovvero l’età secondo cui per gli ebrei si raggiungeva la maturità sufficiente a prendere decisioni con consapevolezza.
Non approfondiremo il senso teologico della ricerca del bambino nei tre giorni successivi alla partenza (numero che si ricollega ai tre giorni di Giona, ai tre giorni tra la morte e resurrezione, ecc.), perché poco pertinenti con la festa odierna. È interessante invece l’atteggiamento di Maria nel ritrovare il figlio presso il Tempio: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». In linea con qualunque madre dell’epoca, la Vergine rimprovera il figlio di non averli seguiti; i figli infatti dovevano rispettare l’autorità paterna e seguire la strada che i genitori stabilivano per loro. La risposta di Gesù segna tutta la distanza tra l’ottica tradizionale in cui si muovono Giuseppe e Maria e lo scopo che segna e segnerà la sua vita: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Sia chiaro, Gesù amava i suoi genitori; ma il suo comportamento ci insegna che solo nella relazione stretta col Padre celeste si può amare veramente anche il padre e la madre terreni. Il vangelo sottolinea come Maria e Giuseppe «non compresero ciò che aveva detto loro»: l’avvenimento capitato era infatti un mistero troppo profondo per loro. Tuttavia Maria «custodiva tutte queste cose nel suo cuore», mostrandosi disponibile ad accettare il progetto di Dio verso suo figlio pur senza comprenderlo completamente.
La Santa Famiglia è dunque un esempio per tutte le famiglie cristiane: riconosciamo la centralità di Dio e del suo insegnamento nella nostra vita familiare per poter condurre le nostre relazioni nel cammino verso la santità!
Buon natale.

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