Idee per rilanciare l’economia in Appennino

Ivan Fiorini

"Bene per le linee guida astratte ma mancano le soluzioni pratiche alla tesi. Occorre, sempre al mio modesto avviso, indicare, rimarcare, denunciare quelle che sono le vere, inconfondibili, praticabili soluzioni di fattibilità per un possibile rilancio della comunità nostra montana, perché sia dato un senso al radicalismo degli attuali abitanti e per stimolare pure il richiamo per chi lo ha abbandonato o per chi ne potrebbe trarre vantaggio".

Queste le parole di Ivan Fiorini, originario di Nismozza, ma residente nel comune di Lerici in provincia di La Spezia. Ormai in pensione da dirigente d’azienda responsabile in una raffineria, Fiorini espone le sue argomentazioni dopo aver letto la lettera pubblicata sul nostro giornale, di Marino Friggeri, presidente  provinciale Movimento Cristiano Lavoratori Reggio Emilia, dove denuncia lo stato demografico di Ventasso, un comune sempre più spopolato e anziano.

Nella sua lettera Marino Friggeri sottolinea la necessità di intervenire con investimenti adeguati per evitare la montagna diventi un luogo dove i diritti quali la salute, l’istruzione, la viabilità vengano negati. Il rischio concreto è che la montagna si spopoli e per questo afferma essere necessario intervenire coinvolgendo istituzioni, associazioni, imprenditori e la comunità tutta dei cittadini.

Nella teoria esposta "con un certo linguaggio politichese" da Friggeri, si trova quindi d'accordo anche Fiorini, il quale cerca di far luce sulle soluzioni pratiche che potrebbero rilanciare l'Appennino. "Occorre che la parte pubblica si impegni con un programma di vera volontà di rilancio dell’economia montana con investimenti mirati e super controllati, ad esempio sulla scuola, sulle strutture sanitarie, sui servizi pubblici sulla qualità degli amministratori pubblici" - inizia ad elencare.

"Occorre poi sospendere, per un certo numero di anni, tasse di ogni genere sugli immobili privati o aziendali, finanziare, in maniera accorta, ogni iniziativa privata che volga al miglioramento o alla realizzazione di adeguate strutture di accoglienza alberghiera. Occorre inoltre finanziare tutti i giovani e, non solo, che intendano iniziare attività di produzioni alimentari che coinvolgano terze attività potenziali del nostro Appennino".

Fiorini rimarca sulle attività tipiche del territorio: "La produzione di formaggi di pecora e quella del nostro amato e unico Parmigiano Reggiano, per stimolare automaticamente l'allevamento di mucche e pecore. Occorrerebbe censire tutti gli appezzamenti di terra coltivabile, in parte abbandonate o male sfruttate, per convertirle su cooperative di coltivatori agricoli. Occorrerebbe, per tutte le zone a bosco di castagni, applicare la stessa politica dei campi. Boschi curati e seguiti da agronomi competenti per una buona e migliore qualità delle castagne. Questo incrementerebbe la realizzazione di essiccatoi tradizionali, mulini tradizionali, attività artigianali per la produzione di prodotti dolciari. Promuovere la realizzazione di forni che producano il miglior pane della montagna, in grado di appetire anche i consumatori della pianura".

Fiorini evidenzia che le idee sono tante, lo sono le critiche ma poi nei fatti non si interviene. La politica non mette in campo soluzioni concrete perché questo rilancio avvenga. 

Sostiene, infatti,  che occorre  "avere il dovere e il coraggio politico e morale di decretare tutta l’area Appenninica, zona depressa. Non promuovere e non permettere l’insediamenti di industrie pesanti, inquinanti, e di pessimo impatto ambientale. Promuovere le fonti alternative energetiche e compatibilmente utilizzarla in loco. Ove possibile, recuperare tutte le acque potabili e di buona qualità, per convogliarle in appositi impianti imbottigliamento e prodotti del beveraggio diversificati. Occorre, ripetendomi, anche e indispensabilmente preparare una classe amministrativa adeguata alla necessaria trasformazione".

Per Fiorini: "La classe amministrativa non può nascere solamente sulla spontaneità individuale o sulle buone intenzioni. Occorre istituire corsi universitari specifici con promozione o eliminazione dei non idonei. Occorre, senza ombra di dubbio, la necessità che nasca una scuola di preparazione per tutti coloro che intendano apprendere una attività artigianale, alimentare, agricola, di allevamento animali, di nuova o esistente ristorazione, di chi possiede o voglia intraprendere attività di accoglienza alberghiera".

"Solamente così - conclude Fiorini -, e sempre a mio modesto pensiero, l’Appennino può essere veramente rilanciato".

 

 

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4 Commenti

  1. In queste righe colgo un lodevole attaccamento alla nostra montagna, ed è altresì apprezzabile lo sforzo di cercar soluzioni per rilarciarne l’economia, ma salvo sviste non vedo considerato un aspetto che a me sembra affatto secondario, ossia la tempestica, nel senso dei tempi di intervento, perché gli investimenti mirati e super controllati, di cui si parla, richiedono tempi di attuazione piuttosto lunghi, non fosse altro perché va prima deciso dove “mirarli”, cioè indirizzarli, e andrà poi individuato il modo con cui assegnare le risorse resesi disponibili, cui seguirà la selezione delle richieste, la quale dovrà prevedere a sua volta “griglie” molto precise e strette, onde esercitare il suggerito super controllo.

    Dopo di che dovremo vedere se ci saranno persone interessate a realizzare essicatoi e mulini tradizionali, o a produrre specialità dolciarie, ecc…, per citare alcune delle voci qui elencate, e nel frattempo, io temo, può succedere che non poche attività chiudano i battenti, con l’eventualità che non riaprano più, e sono semmai quelle che permettono o favoriscono la tenuta del tessuto sociale, altro importantissimo “tassello” per i destini di una comunità che voglia rimanere tale, e per questa ragione io punterei innanzitutto a salvaguardare le attività esistenti tramite la defiscalizzazione, ma non ricorrendo alla “Zona Depressa”, tutta da costruire, bensì alla cosiddetta “Strategia Aree Interne” (forse già operante).

    La defiscalizzazione, ampiamente intesa, è uno strumento applicabile in tempi brevi, e usufruibile da ogni operatore economico, senza graduatorie ed esclusioni, che apparentemente può ridurre le entrate per le casse pubbliche, ma ci sarà comunque una compensazione posto che se un’attività sopravvive può dare comunque “gettito” verso tali casse, specie se impiega personale, il che non avviene se l’attività si interrompe, e passando poi alla parte finale dell’articolo non sono dell’dea che per gli Amministratori siano imprescindibili “corsi universitari specifici con promozione o eliminazione dei non idonei”, e altrettanto dicasi per l’indispensabilità di “una scuola di preparazione” circa l’intraprendere mestieri che, io credo, richiedono soprattutto vocazione e apprendistato.

    P.B. 22.01.2022

    P.B.

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  2. I Sigg.i Friggeri e Fiorini hanno messo a fuoco la situazione reale di come sono stati ridotti i paesi montani e propongono interventi concreti che potrebbero bloccare e invertire lo spopolamento e il dissesto dei paesi montani, a partire dalla sospensione di ogni tipo di tassa sul patrimonio immobiliare di questi paesi.
    Friggeri sostiene che la politica deve intervenire con investimenti adeguati mentre Fiorini fa presente che la politica deve mettere in campo soluzioni concrete. Purtroppo dire queste cose per i paesi montani dell’Emilia Romagna è come fare i conti senza l’oste; mentre in Trentino Alto Adige della montagna si è fatta una grande ricchezza sfruttando l’acqua, il bosco, le cave di pietra, la pastorizia, il turismo, ecc. e non centra nulla essere Regione a Statuto Speciale, anche la Sicilia lo è, centra il non volere mettere in condizione i paesi montani di poter investire sulle ricchezze del territorio e sulle energie dei giovani montanari, ma le infrastrutture che servono le deve fare la POLITICA; Friggeri e Fiorini possono solo proporle.
    Ma a differenza del Trentino la “POLITICA” sull’Appennino Emiliano è volutamente mancata, anche per colpa degli Amministratori locali, nessun di loro ha mai proposto e preteso quelle opere che servono per il rilancio di cui parlano Fiorini e Friggeri. Pertanto la responsabilità di questa situazione ricade esclusivamente sulle spalle di tutti gli Amministratori, a tutti i livelli. Se si vuole che le navi arrivino in porto, il porto va costruito, ma qui è la politica che vuole impedire che le navi arrivino e non fa di sicuro il porto; pertanto le buone idee di Friggeri e Fiorini faranno la fine dei paesi montani, la fine voluta da qualcuno, terra di lupi e cinghiali; questo grazie anche a tanti cittadini montanari.

    Franzini Lino Presidente della Municipalità di Ramiseto

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  3. Di fronte alla situazione montana, e al suo evolversi, si può pensare che la politica sia rimasta “inerte” non sapendo fornire risposte concrete e credibili, ossia realistiche ed attuabili, per poter “risollevare” il nostro territorio, ma le parole del presidente Franzini possono farci vedere le cose in altra ottica, perché se casomai fosse invece la politica stessa a voler “impedire che le navi arrivino e non fa di sicuro il porto”, significherebbe che la predetta inerzia è per così dire consapevole, se non intenzionale, oppure frutto di una linea attendista volta a lasciare che le cose “facciano il loro corso”..

    Nel senso che, in buona sostanza, interesserebbe abbastanza poco lo spopolamento della montagna, perché in tal modo verrebbero ridotti e trasferiti i servizi, con contrazione della spesa pubblica, e nel contempo una minore antropizzazione favorisce di fatto la rinaturalizzazione del territorio, con aumento della fauna selvatica, per il piacere di chi vede con favore una “terra di lupi e cinghiali”, e altre specie ancora, e dove i boschi guadagnano terreno e longevità (poiché sono i voti ad orientare la politica, i montanari, da elettori, possono “spingere” la politica verso l’uno o altro verso).

    P.B. 23.01.2022

    P.B.

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  4. Credo che la sintesi del Sig. P.B. dovrebbe far meditare, è perfettamente condivisibile. La politica Regionale e Provinciale ha due strade, cercare di portare ricchezza e lavoro in montagna come fatto in altre Regioni realizzando le infrastrutture che servono o incentivarne lo spopolamento totale per ridurre i costi di lavori e servizi a loro carico. Ma almeno avessero il coraggio di dirlo chiaramente, almeno noi montanari ci comporteremmo di conseguenza, anche quando si andrà a votare.

    Davide

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