La lettera: Scuola, dobbiamo rivendicare il diritto a vivere bene, anche in emergenza

Siamo al secondo anno di emergenza sanitaria, del Paese e del pianeta. Tra i tanti settori in sofferenza di sicuro c’è la scuola. Da più parti giungono ringraziamenti al personale della scuola, finalmente si sente parlare di centralità della scuola. I ringraziamenti fanno piacere, ma si sa quello che sta accadendo a scuola, oggi?
La realtà supera la fantasia. Ogni giorno.
La scuola – chi la vive lo sa bene – è in continuo affanno, tra emergenze, protocolli e regole che cambiano costantemente, richieste, quarantene e positività, personale assente, sospeso. Gli insegnanti continuano a svolgere la propria professione – tra reperibilità continua, connessione h 24… mail, circolari, gruppi whatsapp che si moltiplicano - con alunni in presenza, alunni un po’ in presenza e un po’ a distanza, classi in dad; docenti, dirigenti, personale ata, educatori, contagiati; famiglie preoccupate, che hanno paura a mandare a scuola i figli, alunni esonerati dall’utilizzo della mascherina, ffp2 necessarie e migliaia di mascherine inutilizzate, parlare con la mascherina, finestre aperte, insegnanti con figli in dad che sono in forte difficoltà per accudire i minori. Si fatica a trovare i supplenti.
Impegno, stanchezza, “acrobazie” organizzative all’ordine del giorno, per far fronte alle emergenze quotidiane, situazioni che, alla lunga, possono determinare disaffezione, disagio, burnout.
Dobbiamo riprenderci il tempo necessario di attenzione e di cura, dei bambini e dei ragazzi, ma anche del personale. Dobbiamo – a partire da noi stessi - avere la consapevolezza dell’impegno sommerso, non conosciuto, riconosciuto o valorizzato, dobbiamo rispettare obblighi e doveri, ma anche rivendicare il nostro diritto di stare bene, di vivere dignitosamente – e non sopravvivere – di conservare un po’ di speranza e ottimismo e di riuscire a tramettere serenità e fiducia anche ai ragazzi.
Qualche soluzione? Ridurre la burocrazia, ad esempio, i tanti adempimenti che hanno ripercussioni, per gli insegnanti, nel lavoro d’aula, che, lo ricordiamo, non si riduce ad appello, lezione, interrogazione/verifica; rivendicare il diritto alla disconnessione, alleggerire gli impegni, che “affannano” dirigenti, segreterie che ormai si occupano di tutto, personale educativo, tecnico, ata.
Non siamo vittime né eroi, ma professionisti che hanno una grande responsabilità, che condiziona e caratterizza il futuro di un Paese. Nella scuola, oltre i dati, i fondi, gli stanziamenti, ci sono persone che meritano di essere ringraziate ma anche comprese, supportate, ascoltate.

Mariarita Bortolani, Cisl Scuola Emilia Centrale

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Un Commento

  1. Come non essere d’accordo con quanto esposto? C’è un solo ostacolo, che impedisce di migliorare la situazione della scuola in Italia: non ci sono investimenti. La spesa pubblica in istruzione viene sistematicamente tagliata da decenni, ormai. L’Italia è tra gli ultimi posti in Europa considerando la spesa per istruzione in rapporto al PIL. Anno dopo anno, la Legge di Bilancio viene scrutinata dalla Commissione Europea; se non approva, lo spread è assicurato. I governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno nessuna possibilità di incidere sui parametri europei (output gal, PIL potenziale, NAIRU, NAWRU eccetera). Siamo pilotati dal pilota automatico. Quindi, possiamo lamentarci fino allo sfinimento. Con questi vincoli, non cambierà nulla.

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